Le Trolls alla conquista del mondo: ecco come le famose bambole sono diventate una vera icona della cultura pop

In attesa di Trolls World Tour

Le Trolls alla conquista del mondo: ecco come le famose bambole sono diventate una vera icona della cultura pop
Tiscali GameSurf

Dopo il successo del 2016, la Dreamworks tenta di bissare lo spettacolare trionfo con l’uscita di Trolls World Tour, disponibile a noleggio da domani su tutte le piattaforme di streaming. Anna Kendrick e Justin Timberlake, le voci originali, tornano così fianco a fianco per il secondo capitolo che vede come protagoniste le iconiche bamboline dalle lunghe chiome. Nella versione italiana i due personaggi principali sono invece doppiati da due giovani star della musica: Francesca Michielin e Stash.

Per chi se lo fosse perso, il primo volume è disponibile su Netflix.

Le Trolls Dolls sono ormai entrate nell’immaginario collettivo, al tal punto che, molto spesso nei film vengono usate come veri e propri simboli per aiutare lo spettatore ad inquadrare un preciso periodo storico. Quando nacquero, nel 1959 erano decisamente lontane dall’aspetto che le ha rese tanto iconiche. Thomas Dam, il padre di queste colorate creaturine, le intagliò per la prima volta nel legno per poter riuscire a fare un regalo di natale alla figlia. La creazione delle trolls avvenne in un periodo non economicamente felice per Dam, ma ben presto il passaparola si diffuse e gli altri bambini della città natale dell’uomo iniziarono a volerne una, cosa che permise a Thomas Dam di acquistare una piccola fabbrica di bambole in plastica. In men che non si dica la compagnia di Dam divenne popolare in diversi paesi europei e le bambole vennero ribattezzate Good Luck Trolls. Nel periodo che va dal 1963 al 1965, le bamboline ebbero tanto successo da sbarcare anche negli Stati Uniti e un piccolo errore nel deposito del Copyright ne fece nascere tante altre più economiche e di qualità inferiore. Le originali, soprattutto europee, mantenevano standard qualitativi molto più alti anche per l’accurata attenzione che veniva data ai materiali, gli occhi erano creati in vetro e i capelli in lana di pecora.

Diventate un vero e proprio oggetto di culto, negli anni ’80 venne provato un nuovo tentativo di approccio nel mercato americano. La E.F.S. Marketing Associates, Inc. fu una delle poche compagnie che garantì il permesso di importazione delle bambole di Thomas Dam. E per cercare di limitare i problemi con i diritti di vendita venne apposto loro il talloncino “Adopt A Norfin Troll”, vennero infatti inserite nel mercato con il nome di Norfin Trolls.

Considerata la popolarità a metà degli anni ’90 dovuta anche alla loro presenza in serie animate o in giochi televisivi, continuarono a venir commercializzate bambole per ragazzi che avessero delle caratteristiche affini nel nome o nella struttura. La Hasbro, ad esempio, creò la linea “The Original Battle Trolls”. Solo nel 1994, grazie alla legge degli accordi dell’Uruguay Roung, ci fu un ripristino del brevetto di Thomas Dam.

Nel 2003, la Toy Industry Association ha inserito le bambole Trolls nella sua lista dei 100 più memorabili giocattoli del XX secolo. Nel 2005 il marchio trolls è stato concesso in licenza a DIC Entertainment e i mutamenti furono notevoli. Le bambole assunsero l’aspetto di adolescenti dalla lunga e pazza chioma e il loro stile era più fashion di quanto non fosse la bambola originale. Una serie animata prese vita e cinque ragazze troll, sotto il nome di Trollz, affrontavano tra gnomi, draghi e orchi le loro problematiche adolescenziali quotidiane. La nuova campagna non ebbe molto successo e nel 2007 la società danese decise di intentare causa contro la DIC Entertainment proprio per i cambiamenti di immagine che erano stati operati. La società danese sostenne che la DIC Entertainment aveva allontanato la bambola dalla buona volontà con cui era stata creata. 

Il marchio Troll è divenuto una vera e propria icona per la cultura pop. Chiunque negli anni ‘80 o ‘90 conosceva o possedeva una di queste bamboline. Come detto in precedenza, esse appaiono in numerosi film, basti pensare a Toy Story, dove uno dei giocattoli che fanno compagnia al protagonista è proprio uno dei Trolls. Ma vengono, utilizzate, più recentemente come vere e proprie bussole temporali, dei riferimenti a una cultura di base che ai millennials non appartiene del tutto. La Marvel, ad esempio, sia in Guardiani della Galassia Vol. 1, nel 2014 e in Captain Marvel, nel 2018, inserisce queste due bamboline per poterle incastonare come delle vere e proprie reliquie che fungono da collegamento temporale. Peter Quill se ne serve per ingannare Yondu al termine del film; Carol, invece, trova quelle bamboline insieme a un porta pranzo di Happy Days. E oggi vengono rese note al pubblico di più giovani attraverso questi due film di animazione, donando loro la purezza e la gioia con la quale Thomas Dam le aveva create.