Speciale The New Pope

I primi intrecci che coinvolgeranno il papato della nuova serie di Sorrentino

Speciale The New Pope
di Aida Picone

Dopo aver creato una delle serie più controverse nel panorama italiano nel 2017; Paolo Sorrentino prova di nuovo la strada del pontificato con The New Pope, una nuova serie che riprende le fila lasciate da The Young Pope. Il debutto è fissato per il 10 gennaio, su Sky Atlantic e NOW TV, alle ore 21.15; ma avendo visto in anteprima le prime tre puntate si possono iniziare a delineare i primi intrecci che il regista ha in serbo per il suo pubblico.

Il protagonista indiscusso rimane il gioco di potere che permea la Chiesa: i suoi sotterfugi, i suoi dubbi, soprattutto la sua delicatissima politica. Un gioco che si muove tra i due più classici nodi antitetici quello del bene e del male, rispolverando alcuni dei dubbi che da sempre hanno governato la morale cristiana. Sessualità, cinismo, femminismo e progressismo si giostrano in un sottotrama che è in grado di intrigare e scuotere chi osserva, nell’accettazione di quei concetti che forse un buon cristiano è da sempre portato ad escludere. Riprendendo esattamente da dove ci si era fermati con la precedente stagione, politica e santità si mettono in modo per poter cercare di sopperire alla sopravvenuta mancanza del Papa Pio XII (Jude Law).

Lenny Belardo, infatti, al termine dell’ultima puntata era caduto in uno stato di coma apparentemente irreversibile, fatto che spinge la curia alla ricerca forsennata di un nuovo “sovrano”. La scelta ricadrà su Sir John Brannox (John Malkovich), un ecclesiastico britannico che grazie alla sua cultura e alla sua virtù si è reso noto per la capacità di conversione di un cospicuo numero di protestanti in cristiani. I sentimenti che muovono Brannox, adesso Papa Giovanni Paolo III, sono contrastanti; egli è infatti tormentato dai demoni che coinvolgono la sua famiglia, ma allo stesso tempo si mostra ai suoi cardinali così pacato e posato da spingerli a pensarlo emotivamente fragile come porcellana. Il volto di John Malkovich contribuisce sicuramente nel rendere ancor più dubbie le reali inclinazioni di questo Papa, ma vi è una cosa facilmente intuibile già dal trailer della serie: quello che si sta delineando è uno scontro finemente architettato dalla mente di Sorrentino, che darà da riflettere non solo ai fedeli rappresentati nella serie, ma anche a quelli che staranno comodamente seduti sul proprio divano di casa.

Quella che Sorrentino di propone con questa stagione, ancora una volta, non è una critica nei confronti della chiesa o una dissacrante descrizione di essa fatta con irriverenza. Siamo davanti a dei fatti che, per quanto irreali, riescono in un certo qual modo a restituire un’immagine specchio di quella che è la situazione attuale; non solo della Chiesa, ma dell’intero Credo. Non si attribuisce nessuna colpa o nessun merito, qui evidenziati come una medesima realtà, ma si cerca di approfondire quello che è il bisogno del singolo di credere in Dio. Questo bisogno, nella serie, viene declinato nelle più diverse sfaccettature, che si tratti della mancanza di fede o del più totale asservimento il rapporto che si ha con il proprio Credo muove le azioni del singolo individuo. E quello che la serie fa non è altro che centrare l’attenzione su delle ideologie che possono più o meno essere sposate, ma che al contempo contengono dei profondi spunti di riflessione e di emozione.

Un ruolo fondamentale, all’interno di questa riflessione, è sicuramente ricoperto dalla figura femminile. Più che nella precedente stagione, qui la donna è un vero e proprio richiamo, lo si intuisce già dalla sigla. Ma il modo con cui essa viene declinata ne fa fonte di potere oltre che di sensualità e di vita. Avevamo visto come Pio XIII rifletteva, nelle prime puntate, davanti la Pietà di Michelangelo su come alla fine non si faccia altro che tornare alla Madre e come questo archetipo sia quasi fondamentale per l’equilibrio psichico del Papa.

Qui, invece, sia davanti alla sensualità della donna e alla ricerca del suo stesso piacere – mostrato in modo sapiente dalla macchina da presa – riuscendo ad attribuire potenza alla quasi verginea figura finora mostrata. Proprio per cercare di fornire similitudini all’occhio dello spettatore, il montaggio gioca un ruolo fondamentale; come già visto l’occhio della camera si muove di pari passo ai punti che si vogliono sottolineare restituendo suggestive immagini quasi pittoriche. Le luci, in questa stagione, risultano più soffuse e taglienti. La luminosità non coinvolge quasi mai il basso, ma si accentra sulle figure tagliando di netto le figure. Diviene suggestivo notare come la luminosità sia quasi assente in concomitanza del coma di Lenny, ma cambi nel corso dello svolgimento degli eventi.

La musica continua ad essere estremamente pop e contemporanea, segnando un netto distacco con i suoni associabili alle liturgie cristiane.

Tirando le somme, fin dalla prima puntata lo spettatore è incuriosito dallo svolgimento degli eventi e viene mosso da questa profonda riflessione sul bisogno di Dio. Sorrentino è in grado di creare un vero e proprio film in ogni singola puntata, lasciando comunque con la voglia di vedere l’episodio successivo per sapere come il tutto verrà inquadrato.

 

 

Il consiglio è quello di andare oltre i preconcetti morali e di godersi la serie quasi come se non parlasse di Credo religioso, perché a causa di essi si rischia di perdere un valore intrinseco. In tre puntate Sorrentino riesce a prendere in mano gli esiti di quanto lasciato in sospeso, spostando l’attenzione su temi emarginati nella precedente stagione, ma lasciandone in sospeso altri che invece erano quasi centrali. Ma del resto bisogna conoscere attentamente la linea moderata di questo nuovo Papa prima di poter dire definitivamente la nostra su una serie che è decisamente più complessa di quel che sembra.