Quanta confusione e quanto marketing nelle decodifiche audio dei film ? - Parte 1

Quanta confusione e quanto marketing nelle decodifiche audio dei film ?
di Giancarlo Valletta

Il titolo può sembrare quasi criptico, ma nasce dall’esigenza di fare un po' di chiarezza rispetto alle decodifiche dei film, dai “vecchi” Dolby Digital e DTS, fino ai più recenti Atmos e DTS:X. Sarà un viaggio semplice da leggere, ma crediamo non solo avvincente, ma anche estremamente chiarificatore ed esaustivo di quello che è davvero meglio dal punto di vista tecnico, ma anche di ciò che è preferibile sia per una questione di budget che di spazio e banda passante. Le puntate saranno in tutto 4, nelle quali potrete approfondire ogni aspetto della questione.

Perché?

Il motivo per il quale esiste il surround, è quello di cercare di ricreare spazialmente gli effetti della vita reale all’interno di un cinema prima e delle pareti domestiche poi. L’idea “sembra” sia venuta a Ray Dolby, così in realtà non è, ma non perdiamoci in dettagli storici poco importanti. A Ray Dolby dobbiamo l’aver cavalcato per primo l’esigenza del mercato. Lui che veniva dai sistemi di riduzione del rumore per nastri convinto ha Henry Kloss (quello delle radio Tivoli), e aveva assoluto bisogno di espandere il proprio bacino.

E così ideò il Dolby Surround e a seguire tutte le altre decodifiche; nello stesso anno dell’uscita del DD, nel 1993, Terry Beard creò la decodifica DTS e l’omonimo marchio, Digital Theater System, alternativa “ricca” -di banda- e che gli si è sempre opposta, purtroppo con meno successo, nonostante il debutto molto “eccellente”, visto che venne utilizzato da Spielberg per il primo Jurassic Park. Dolby riuscì meglio di DTS nel suo intento, entrando prepotentemente nel mercato cinematografico a tutti i livelli. Prova ne erano i cioccolatini che arrivavano tutti gli anni a Natale allo scrivente (che conosceva personalmente il buon Ray, morto nel 2013) a forma di doppia D, e che da qualche anno -forse a seguito del calo delle vendite dei supporti- non arrivano più; devo dire che seppure la cosa mi gratificasse, spesso arrivavano rovinati o leggermente deformati, li mandavano direttamente dalla sede centrale negli Stati Uniti.

All’inizio fu Dolby Surround e poi Dolby Digital e DTS.

Così potrebbe chiamarsi l’incipit della nostra storia, quella che vede tratteggiato il racconto dell’avvento della prima decodifica analogica, il Dolby Surround, appunto, che venne utilizzato anche nella videocassetta di Blade Runner, per esempio, con la quale gli appassionati della prima ora come lo scrivente, cercavano di sentire -con non poca fatica- gli effetti di circondamento tanto pubblicizzati da Ray Dolby. Per accorgersi, poi, che nella versione americana della stessa VHS gli effetti si sentivano sul serio. Ma di questo parleremo più avanti.

Dolby Surround era un sistema “matriciale” che ancora oggi viene utilizzato (anche se in versione digitale) e che inseriva all’interno dei canali stereo di cui le videocassette disponevano, le informazioni per pilotare i canali effetti posteriori. La separazione era tutt’altro che buona in generale, con una resa tutto sommato discreta ma non sconvolgente. La chiave di volta fu il DVD, che inserì un canale digitale dedicato all’audio, e che conteneva e contiene 5.1 canali separati. I canali sinistro, destro, centrale, posteriore sinistro e destro, e infine il “.1” ovvero il subwoofer.

DTS non tardò a farsi “sentire”

Il DD garantisce 5.1 canali con una banda di massimo 640kb/s, pochino, ma per gli anni ’90 andavano benissimo, si veniva, del resto, dal Surround. A rompere le uova nel paniere al nostro amico Ray (Dolby), lo abbiamo detto, nacque DTS, Digital Theater System, che offriva e offre sempre 5.1 canali ma in versione lossy (ovvero senza compressione) da 1,5mb/s. Un'altra storia, non credete ?

Ma il problema vero, già noto da Blade Runner in VHS citato sopra, erano -e sono- la major cinematografiche, che non per tutti i paesi inserivano/inseriscono tutte le decodifiche sul doppiato. Quindi solo le versioni americane -tipicamente- erano e sono quelle che garantiscono tutte le decodifiche possibili. E tanti sono stati gli interventi, anche molto autorevoli, nei confronti dei produttori locali, per fargli inserire tutte le decodifiche all’interno dei supporti. In fin dei conti la soundtrack viene consegnata dal produttore al distributore in tutti i formati di decodifica, e si tratta solo di trasporci il doppiaggio. Risultato: solo pochi titoli contenenti il DTS erano (e sono) disponibili anche in lingua italiana. E se avessimo preso la DeLorean di “Ritorno al Futuro” nel 1993 per fare un balzo ai giorni nostri, ci saremmo accorti che la situazione è rimasta la stessa: i migliaia di titoli in Dolby Atmos (di cui parleremo a breve) e DTS:X disponibili in lingua inglese, diventano poche decine doppiati in italiano.