Le presentazioni ai tempi del coronavirus: l'esempio (da seguire) di Sky

Tiscali GameSurf

A mali estremi... In questo periodo così particolare tutto il mondo ha imparato, e in tempi record, ad adeguarsi. Tutto smart, tutti intelligenti. Si studia da casa, si lavora da casa e tutti abbiamo scoperto strumenti che sono sempre esistiti ma che ora guardiamo con una luce diversa. Anche il mondo dello spettacolo è cambiato e adesso le trasmissioni si fanno in collegamento su Skype o su Zoom, vero cavaliere (mica tanto splendente) di questo periodo.

E il giornalismo? Si è adeguato mettendoci anche qualcosa in più, come ha fatto Sky che ieri ha presentato alla stampa la nuova serie TV Diavoli, di cui vi abbiamo parlato in questo articolo. E la presentazione è stata in linea con la produzione della serie, di grana sopraffina con lo studio 6 del Media Hub di Milano Santa Giulia ad ospitare virtualmente tutto il cast della serie, da Patrick Dempsey ad Alessandro Borghi, da Kasia Smutniak a Guido Maria Brega, solo per dirne alcuni. Dall’altra oltre 150 giornalisti da tutta Europa, che hanno avuto modo di poter assistere in prima persona e inviare le domande al cast.

Un modo innovativo per re-inventare la classica conferenza stampa. Certo, Sky gioca in casa potendo disporre di attrezzature di prima categoria, come la “Robicam”, la telecamera con movimento a 360 gradi utilizzata normalmente in produzioni come X-Factor, ma che ieri si è messa perfettamente a servizio di uno studio gestito da Omar Schillaci (vice direttore di Sky TG 24) che ha saputo “tenere la scena” per un’ora intera di presentazione. Uno sforzo davvero notevole che ha intrecciato diverse tecnologie cloud messe a disposizione da Microsoft per connettere, letteralmente, i quattro angoli del pianeta, da Los Angeles, a Roma, a Londra, per portare “a distanza di click” i protagonisti della serie che potremo vedere a partire da Venerdi 17 alle 21 su Sky Atlantic e NOW TV.

Sarà uno standard applicabile anche quando tutto questo sarà solo un lontano ricordo? Perché no? Si potrebbe sacrificare la presenza in carne e ossa dei “VIP” sull’altare di una maggiore fruibilità da parte di tutti (il sottoscritto non avrebbe mai potuto partecipare, altrimenti) e con meno spostamenti/risorse da mettere in campo? Il risultato è stato comunque raggiunto: i giornalisti hanno inviato le domande via chat, al moderatore che le ha ricevute sul suo smartphone e ha selezionato quelle più interessanti da sottoporre agli ospiti. Una rivoluzione? Forse no, o comunque è ancora presto per dirlo. Certo è che Sky ha indicato una strada che in tanti dovrebbero iniziare a percorrere.