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Ana De Armas racconta la sua Marylin Monroe in Blonde: “mi ha cambiato la vita”

A Venezia 79 Ana De Armas racconta le sfide di interpretare l’icona bionda del cinema americano e la sua controparte umana, fragile e fraintesa: “questo film mi ha cambiato la vita”.

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Fragile, incompresa ma alla ostinata ricerca di una sua felicità, la Marylin Monroe tormentatissima di Ana De Armas in Blonde è in realtà composta da due persone. Per la diva e l’icona sexy c’è poco spazio, mentre a occupare la scena è la persona dietro il personaggio, Norma Jeane. Basato sull’omonimo romanzo dell’autrice Joyce Carol Oates, il film di Andrew Dominik ricostruisce tra incubi, visioni e tradimenti la storia di una donna prigioniera dell’immagine costruita per lei a Hollywood, incapace di lasciarsi alle spalle l’abbandono paterno e un’infanzia travagliatissima, che si trasforma in una vita da adulta punteggiata dagli abusi e dalle violenze degli uomini potenti inoltro a lei.

Come sei arrivata a ottenere questo ruolo?

Ana De Armas - Andrew (Dominik, il regista NdR) mi ha vista in un film e ha pensato che somigliassi a Marylin. Lui dice che quando mi ha vista in TV sapeva che avrei dovuto fare io il ruolo. Da quel primo innamoramento al progetto sono passati anni di lavoro. Quando ho incontrato Andrew lui mi ha chiesto quanto mi ci sarebbe voluto per prepararmi al ruolo. Io gli ho chiesto una settimana: non ho preparato il tono di voce o il modo di parlare, volevo solo dare un senso alla performance, ricordare vagamente Marylin. Per questo motivo ho messo anche una parrucca bionda davvero terribile (ride): volevo che i presenti all’audizione avessero un punto di riferimento. A seguire ho fatto anche altre audizioni per aggiudicarmi il ruolo: abbiamo dovuto fare la prova dei costumi, del makeup, delle lenti a contatto. In seguito ho cominciato a lavorare un un maestro di dizione e da lì in poi, passo dopo passo, la mia interpretazione è somigliata sempre più a quella che vedete ora.

Chi interpreti davvero in Blonde? Norma Jeane o Marylin Monroe?

Per la maggior parte del film ci concentriamo sulla storia di Norma Jeane, Marylin ovviamente è presente, essendo la stessa persona, ma in molte meno scene. Trovare un equilibrio tra i due persone è stato necessario, perché i due personaggi avevano bisogno l’uno dell’altro.

È stato difficile passare da uno all’altro?

Sono così nervosa, non riesco a rispondere in modo preciso. Quel che è certo è che avevo una forte connessione psicologica con entrambi in personaggi. Possiamo dire che talvolta il passaggio avveniva in maniera istintiva.

Di Marylin sappiamo tutto, meno invece di Norma Jeane. Che lavoro di ricerca hai fatto per poter rappresentare il personaggio?

La preparazione di questo film è stata molto lunga e immersiva. Prima di mettermi al lavoro, non sapevo molto di Marylin come persona, avevo giusto visto alcuni sui film. Ho cominciato ovviamente dalla lettura del libro e della sceneggiatura, poi ne ho parlato per mesi con Andrew, per imparare a conoscere il personaggio. Questo film si focalizza su quei momenti a cineprese spente, che come pubblico non abbiamo visto. Ovviamente ho avuto molto spazio in questo senso, dato che come dici tu non c’è materiale vero e proprio. Da parte mia ho potuto connettermi con lei a livello umano. Io e Marilyn oggi abbiamo più o meno la stessa età, siamo entrambe donne, quindi sono partita da questi elementi. Sapevo che questo processo d’immedesimazione mi avrebbe richiesto di aprirmi, di arrivare anche in posto molto oscuri: solo lì avrei potuto trovare la vera Marylin. Insomma, ho cercato di trovare la sua verità emotiva.

Qual è stata la cosa più difficile da affrontare per questo film?

Per un anno ho lavorato sul set di Blonde, quindi è stata un’esperienza lavorativa lunga. Andrew mi aveva avvertito, mi aveva detto che dovevo essere pronta ad avere il cuore spezzato, cosa che poi è successa un paio di volte. Certo, se poi penso che Andrew a lavorare a questo progetto per ben undici anni…

Io, Andrew e tutto il cast sentivamo la grande responsabilità di portare rispetto a Marylin: non lavoravamo solo a un film su di lei, volevamo renderle un tributo. Per un anno l’ho sognata, parlavo solo di lei.

Cosa ti ha lasciato Blonde?

Mi ha dato una sensazione molto forte girare a casa sua, non vorrei esagerare e suonare un po’ mistica, ma credo che durante le riprese abbiamo tutti pensato che lei approvasse il progetto. A tratti mi è sembrato di vivere il peso della tristezza di Marylin, non è stato semplice a fine riprese liberarmi da questo fardello da cui non mi ero protetta proprio per lavorare al meglio. Posso già dire ora che questo film mi ha cambiato la vita: non so in che modo influirà su di me e sulla mia carriera, ma di certo oggi sono una persona diversa.