"Neri" afroamericani contro "neri" sardi: l'incredibile e strana guerra di Fargo 4

Su Sky Atlantic e NowTv la quarta stagione di una delle serie tv più amate. Che stavolta lascia sorpresi e spiazzati. Funziona tutto? L'analisi in dettaglio

Donatello Fadda contro Loy Cannon: i capi dei clan rivali di 'Fargo 4'
Donatello Fadda contro Loy Cannon: i capi dei clan rivali di "Fargo 4"
di Cristiano Sanna

Fatto per spiazzare. Rischiando di deludere gli "adoratori" delle serie precedenti, salvo poi conquistarli nella coda della storia, e di ampliare ancora di più il proprio pubblico. E' in onda su dal 16 novembre su Sky Atlantic e Now Tv la quarta stagione di Fargo. Attesissima, come sempre accade quando si parla del ritorno di una delle serie più amate e premiate degli ultimi anni. Ma chi ha adorato la coppia perfetta Lorne Malvo-Lester Nygard della prima stagione, chi si è appassionato all'incredibile storia criminale con contorno di nativi americani fuori controllo e dischi volanti della seconda stagione, chi ancora aveva trovato affascinante la terza (sofisticatissima, pure troppo) con i malavitosi dell'alta finanza dell'Est arrivati a sconvolgere la lotta per il primato fra due fratelli gemelli, è molto probabile che stavolta resterà a bocca aperta. Nel senso del non saper bene che dire di fronte agli episodi appena arrivati in tv. A cominciare dai protagonisti: "negri" americani in guerra con "negri" sardi.

Violenza e ironia dentro l'orrore degli Stati Uniti

Bibbia e pistola. I detrattori del mito americano evocano questi due capisaldi della cultura su cui si è formato l'impero più giovane del mondo. E in nella quarta stagione di Fargo, tutto questo torna. Ma in modo spiazzante e grottesco. E' una storia di "negri" per come il mondo bianco, protestante, anglosassone, già segnato dalla disparità razziale, considera sia il clan guidato da Donatello Fadda (Tommaso Ragno, già industriale tangentaro e suicida in 1992) e quello afroamericano capitanato da Loy Cannon (Chris Rock). Siamo nell'America in cui se parti dalla strada devi spicciarti a prenderti spazio, potere e ricchezze. L'escalation parte dagli anni Venti e arriva fino agli anni Cinquanta. Riproponendo tutti i temi e stilemi tipici del gangster-mafia movie. E come ricorda Cannon a Fadda: "Siamo entrambi neri". Gli Usa non fanno sconti: se sei parte delle pochissime famiglie bianche di nobili natali e con entrature finanziarie importanti, comandi per diritto quasi divino. Altrimenti hai la violenza, l'assenza di scrupoli e il fiuto per gli affari per farti largo. Noah Hawley, creatore dello show, torna su questa mitologia e la rilucida con dosi massicce di humor nero, perfettamente in stile con la cinematografia dei fratelli Coen a cui lo show si ispira, e i fan avranno di certo colto i molti rimandi al loro film Crocevia della morte.

Salvatore Esposito e Jason Schwartzman, i fratelli Fadda

O la va o la spacca

Qual è il modo per due clan con le stesse ambizioni e la stessa fame di potere, di evitare di annientarsi a vicenda? Il più antico degli usi: io cresco tuo figlio, tu cresci il mio, i valori e l'appartenenza si mescolano e questo dovrebbe garantire una tregua armata costellata di affari comuni. Giusto? Sbagliato. Quando Donatello Fadda, boss sardo degli italoamericani, viene ucciso, si scatena la spirale di intrighi, vendette, rese dei conti. L'America degli esclusi (neri, italiani, irlandesi) si avventa contro se stessa. I colpi di scena non mancano, la qualità di scrittura e recitazione è notevole (nel clan Fadda ci sono i "nostri" Salvatore Esposito, il Genny Savastano di Gomorra qui un po' troppo macchiettistico Gaetano Fadda, l'ottimo Francesco Aquaroli nei panni di Ebal Violante e Gaetano Bruno in quelli di Constant Calamita). Ed è una sorpresa piacevole vedere il comico Chris Rock nei panni del duro e spietato leader della "famiglia" afroamericana.

Oraetta (Jessie Buckley) infermiera infernale

Ma negli Usa, e pure da queste parti, Fargo 4 suscita reazioni miste. Motivo? La cifra del grottesco, su cui gli autori calcano moltissimo la mano, rischia di disinnescare tensione e dramma. Ancora di più, lascia perplessi per la mancanza di taglio morale della storia. I Coen al cinema, e poi come produttori di questa saga tv, hanno ipnotizzato gli spettatori con magistrali racconti di persone comuni affascinate, trasformate e poi disintegrate dal Male. Qui torniamo alla narrazione di puro genere gangster, vista forse troppe volte. Ma almeno un personaggio resta impresso: l'infermiera angelica e letale Oraetta Mayflower interpetata da Jessie Buckley. Indimenticabile, perché politicamente scorretta.