Babylon Berlin 3: la recensione della terza stagione

L'anno della svolta per la città di Berlino

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Gli anni ’20 non sono mai stati tanto cupi quanto nella Germania di Babylon Berlin. Serie tv prodotta da X-Filme Creative Pool in coproduzione con Sky Deutschland e Beta Film, è giunta alla sua terza stagione. In onda da mercoledì 1° aprile su Sky Attlantic. 

Le vicende spaziano tra il 1929 e il 1934, e sono tratte dai libri di Volker Kutsher. La serie, ancora una volta, riconferma la monumentale operazione che vi è alle spalle; affermando il posto sul podio delle produzioni americane più costose di sempre, ma magistralmente curate e realizzate. 

Durante la prima stagione il pubblico ha avuto modo di conoscere il commissario Gereon Rath (Volker Bruch), il protagonista, in modo abbastanza approfondito; la scrittura delle varie puntate ha avuto il notevole plauso di aver saputo approfondire quasi tutti i personaggi che ricorrentemente compaiono in scena, ma ha dato particolare attenzione al commissario e a Charlotte Ritter (Liv Lisa Fries). Proprio sull’evoluzione di Charlotte sembrano soffermarsi le prime puntate della terza stagione. 

Gereon Rath, commissario passato dalla buon costume alla omicidi, deve continuare ad indagare sui misteriosi casi di estorsioni e ricatti che coinvolge l’alta politica, il crimine organizzato e il mondo della pornografia. Il commissario, come viene subito ricordato allo spettatore, non può ancora fare a meno della sua dose di eroina. La droga, legale ai tempi, gli permette di tenere a bada i sintomi post-traumatici con cui è costretto ancora a vivere.

Charlotte, ormai divenuta sua collaboratrice, continua a coltivare il sogno di diventare detective studiando il doppio dei suoi colleghi uomini, non ottenendo i loro stessi riconoscimenti, pur avendo migliori risultati sul campo. Lei è una donna poverissima, ma dotata di grande intuito e intelligenza. La donna è, così, sintomo dell’epoca in cui vive; i suoi sogni emancipatori e la sua determinazione somigliano all’età nella quale lei è incastonata.

I ruggenti anni ’20, simbolo di espansione industriale e del progressivo individualismo, vengono comunque celati nel mistero investigativo e nell’aria decadente di cui i personaggi sono avvolti. Vi è una sorta di aurea “morente” che è in grado di sottolineare non solo ciò che la Germania ha vissuto nel primo dopo guerra, ma anche la consapevolezza delle atrocità che la coinvolgeranno nell’epilogo temporale in cui gli eventi della serie tv sono incastrati.

Il trucco, insieme alla fotografia e ai costumi d’epoca, fungono da guida visiva ed emotiva per il pubblico della serie che dovrà destreggiarsi tra omicidi, indagini, e il nascente nazionalismo. Il tutto viene incalzato da un ritmo narrativo che è in grado di coinvolgere il pubblico passo dopo passo, incuriosendolo e inglobandolo nel mistero che coinvolgerà i due protagonisti. 

Tirando le corde di una narrazione che si muove su più filoni, possiamo riconfermare le premesse che erano state già eseguite nelle prime due stagioni. Al contrario di quanto avvenuto in passato, preparatevi a una narrazione più lunga, infatti, saranno 12 le puntate che vi incolleranno alla poltrona. C’è ancora molto da scoprire dei personaggi che finora abbiamo conosciuto, sembra quasi che ce ne sia stato dato solo un piccolo assaggio fin ora. Babylon Berlin, così, punta ancora una volta in alto muovendosi tra dramma e noir, affascinando con costumi, musiche e colori.