The Stand - L'ombra dello Scorpione arriva su StarZPlay

Tiscali GameSurf

Il destino non difetta nel senso dell’umorismo. E’ l’amara conclusione a cui si arriva se si riflette che il remake di The Stand (serie TV basata sull’omonimo romanzo di King uscì nel lontano 1994), è in cantiere ormai da una decina di anni, e dopo essere andati vicini ad, addirittura, una sua versione cinematografica con Ben Affleck in cabina di regia, eccola arrivare sugli schermi televisivi proprio nel 2020. Proprio quando il mondo sta affrontando una terribile pandemia. Certo, il COVID non è Captain Trips (fate gli scongiuri che ritenete più opportuni), ma la coincidenza è di quelle davvero impressionanti. Per chi non conoscesse l’opera originale da cui è tratta la serie, l’Ombra delle Scorpione è forse il libro più agghiacciante del genio dell’horror: Stephen King. Nella sua imponente opera (oltre 1400 pagine nella versione completa), il genio del Maine immaginava un mondo alle prese con un virus creato in un laboratorio militare e che, sfuggito al controllo dell’uomo, si diffondesse su tutto il pianeta con esiti catastrofici.

Con un indice di mortalità del 99% il “Progetto Azzurro”, lascia ben poche speranze all’intera popolazione terrestre, tranne che per alcuni eletti, misteriosamente sopravvissuti alla strage. Un piccolo manipolo di uomini e donne a cui King consegna l’ingrato compito di ricostruire il genere umano. Ma com’è consuetudine nel lavoro di uno degli scrittori più prolifici della sua epoca, bene e male sono indissolubilmente le facce della stessa medaglia. E così, se una parte dei sopravvissuti si muove verso il Colorado per incontrare quella “Mamma Abigail” che nei loro sogni li guida a sé per rifondare la società, un’altra è in viaggio verso Las Vegas, dove li attende l’incarnazione del male: Randall Flagg. Bene e male in contrapposizione, per il definitivo dominio del mondo.

La progressione lineare del libro, con il suo perfetto incedere degli eventi e nell’evoluzione dei suoi personaggi è probabilmente uno degli aspetti che i lettori hanno maggiormente apprezzato, tanto che spesso King racconta che nelle sue presentazioni in giro per l’America i lettori chiedono informazioni sui protagonisti del suo libro, “Come se intrattenessi con loro un rapporto epistolare”. Esattamente con accaduto in IT, ma anche con tanti altri suo romanzi, i protagonisti de “L’ombra dello Scorpione”, riescono a “bucare” le pagine del libro, assumendo un incredibile spessore e risultando tangibili e reali nelle loro reazioni e nella loro fragile umanità. L’incredibile successo di pubblico del romanzo ha avuto una trasposizione televisiva nel 1994 a cura della ABC, con lo stesso King alla sceneggiatura. Il risultato era di discreta fattura, ma era chiaro che il linguaggio e la visione di King erano davvero di ben altro calibro per essere confinato all’interno di un’opera che, per sua natura, mirava ad un pubblico “di massa”.  

A oltre vent’anni dalla messa in onda della prima miniserie (quattro puntate per oltre sei ore di programmazione), ecco arrivare The Stand, di cui abbiamo potuto vedere i primi due episodi, disponibili a partire da stasera sulla piattaforma streaming StarzPlay. Ovviamente in questi ventisei anni trascorsi dalla miniserie originale il linguaggio televisivo è profondamente cambiato, avvicinandosi molto all’originale del romanzo, e quindi situazioni quasi “al limite”, supportate anche da effetti speciali sicuramente più evoluti ci porteranno a parallelismi sicuramente più marcati con il romanzo di King, e questo è sicuramente un bene, specialmente i suoi più affezionati lettori.

Il problema che abbiamo potuto notare è che, contrariamente al libro e alla prima miniserie, la narrazione è assolutamente non lineare e non ripercorre l’originale progressione. Lo spettatore, quindi, si ritroverà fin dalla prima sequenza, con la pandemia già all’opera in tutto il mondo e con il difficile compito di dover, successivamente, “collegare” il percorso di tutti i personaggi che saranno presentati di volta in volta e di cui solo in un secondo momento verrà raccontata la sua back story. Il primo incontro con Nick Andros, per esempio, avviene sul finale della seconda puntata e lo troviamo già discepolo di Mamma Abigail e con un occhio fuori uso. Cosa è successo prima di quegli eventi non viene assolutamente accennato, ma siamo certi che ad un certo punto, in una delle prossime puntate sarà raccontata la sua storia, dandoci quindi il giusto “incastro” ad un puzzle che viene presentato quasi per intero fin dal primo momento.

Un sistema che, almeno per quello che abbiamo potuto vedere fino ad ora, non esalta in particolar modo lo stile di narrazione adottato da King e che ha funzionato alla perfezione nella sua versione letteraria. Ovviamente non possiamo dare per scontato che le cose non miglioreranno in corso d’opera, ma sicuramente queste due prime puntate non ci hanno particolarmente entusiasmato. Il cast riprende in un certo senso le stesse scelte fatte con la miniserie originale e alterna volti già noti al pubblico televisivo e cinematografico ad altri sicuramente più anonimi ma sicuramente in grado di regalare ottime interpretazioni per i relativi personaggi. Su tutti, ovviamente, la grandissima Whoopi Goldberg nei panni di Mamma Abigail, ma è sembrato assolutamente a suo agio anche la controparte “malefica”, di Randall Flagg, affidata all’inquietante Alexander Skarsgard (fratello di quel Bill già visto in IT e in Castle Rock, per rimanere all’interno dei confini “kinghiani”). Di livello anche la presenza di James Marsden nei fondamentali panni di Stu Redman e di Amber Heard in quelli della “viscida” Nadine Cross. In generale tutto il cast sembra funzionare bene, anche se forse qualche personaggio (Larry Underwood, per esempio) non sembra essere perfettamente centrato rispetto a quanto tratteggiato da King ma, come detto, siamo curiosi di vedere la progressione del buon Larry nelle prossime puntate.

Insomma, ci aspettavamo davvero tanto da queste serie tanto attesa, ma al momento sono più i dubbi rispetto alle certezze per un’opera che avrebbe sicuramente goduto maggiormente rimanendo all’interno del sentiero narrativo delineato da King. Del resto, chi lascia la vecchia via per la nuova…