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TRUST GXT YBAR

TRUST GXT YBAR
di Simone Marcocchi
La linea pensata da Trust, ed orientata al mondo dei gamer, allarga i componenti della propria famiglia con il modello GXT 922 e GXT 863. Per quanto la casa madre tenda a strizzare l’occhio ad un contenimento dei prezzi, per avere un’attenzione al portafoglio dei propri acquirenti il brand GXT è invece tutto riservato ai videogiocatori, i quali hanno sia “esigenze” estetiche, quindi una certa ricercatezza sul fronte delle linee e “luccicosità” di varia natura, ma anche quella di offrire prestazioni elevate per chi debba pestare duro per parecchie ore, tutti i giorni, tutto l’anno.
 
In questa disamina vi parlerò dei risultati della mia analisi, svolta nel corso di una settimana intensa di lavoro per parecchie ore su entrambi i dispositivi, in cui ho cercato di portare al limite entrambe le periferiche, ma che per ovvi motivi non potrà tenere in considerazione un’usura sul lungo periodo.
 
YBAR GXT 922 – RGB MOUSE
Dotato di un sensore ottico in grado di offrire dai 200 ai 7200DPI, offre 6 pulsanti, due dei quali sono sul lato del pollice. Una caratteristica interessante è il software, scaricabile dal sito ufficiale, che rivela una schermata tanto semplice quanto funzionale dell’intera personalizzazione del mouse che passa dalle possibili varianti cromatiche dei led che illuminano il dispositivo - sia del logo, sia sulla fascia bassa posta sul retro -, eventuali macro, aumento o diminuzione dei DPI e gestione dei pulsanti.
Passando alle caratteristiche che ho trovato piacevoli, di sicuro c’è il suono del clic, che è pieno, ma non troppo forte da risultare fastidioso. È anche dotato di un’ottima reattività nei movimenti e grandissima precisione, offrendo anche un buon controllo, senza quindi che il cursore “scappi” o abbia input lag dovuti a brevissime interruzioni.
 
 
Purtroppo è altresì vero che ci sono un po’ troppe dimenticanze o elementi presi sottogamba, tra questi segnalo: la rotella centrale sembra molto cheap nella rotazione e non offre uno scatto netto, oltre ad essere troppo sottile, non offre un grande feeling la pressione, che diventa fondamentale quando volete chiudere una scheda del browser senza premere lo specifico pulsante x e questa cosa funziona molto male; passi l’assenza della personalizzazione del peso per la fascia di prezzo in cui è collocato, ma risulta essere troppo leggero, con il risultato che con alcuni movimenti involontari si rischia di sollevarlo e anche spesso (soprattutto nei giochi più impegnativi); l’ergonomia è parziale (non si adatta del tutto alla forma della mano, una parte del palmo resta sollevata o si ha meno controllo), ma è comunque piacevole il grip offerto alle dita dalla rugosità dei due fianchi; pulsanti lato sinistro poco controllabili, se è vero che si usa quasi sempre il tasto più vicino al pollice per tornare indietro in una pagina, il tasto appena davanti non è facilmente raggiungibile.
 
MAZZ GXT 863 - MECHANICAL KEYBOARD
Come intuirete dal nome è sicuramente interessante il fatto che questa periferica sia interamente meccanica, e non a membrana o un ibridazione delle due realtà. Questo naturalmente non è un orpello secondario, perché la sensazione si traduce in una reattività maggiore – di cui parleremo dopo -, ma anche in una piacevolezza aggiuntiva nella pressione dei tasti da non sottovalutare. L’offerta si completa con un sistema che preveda il “game mode”, ovvero di evitare di premere pulsante “Start” inavvertitamente, l’anti ghosting cioè evitare la pressione di più comandi che portino risultati involuti e che siano sempre precisi e una retroilluminazione RGB.
 
 
Quello che sicuramente mi è piaciuto è la sensazione generale di robustezza nel momento in cui si inizia a pestare forte sui tasti, offrendo pochissima resistenza, ci si mette poco per affondare le dita sulla tastiera, la sua reattività aumenta insieme alla velocità dell’utilizzatore ed è anche molto precisa, infatti il vostro input avrà raggiunto l’obiettivo ben prima che il tasto abbia toccato la fine corsa.
Un aspetto molto personale, che non mi ha fatto impazzire, è la sonorità dei tasti – caratteristica che assume grande importanza in una tastiera meccanica – che curiosamente ha un suono che è una via di mezzo tra quello di una meccanica di fascia alta e una a membrana anni ’90.
 
Ciò che non mi ha soddisfatto è invece la corsa dei tasti piuttosto lunga, che fa lavorare molto di più le dita e i nervi, a questo aggiungiamo l’assenza di poggiapolso (che sarebbe andato benissimo anche di plastica, purché pensato per essere comodo) che, insieme al difetto di cui sopra, impongono di lavorare con le mani in sospensione; nella parte inferiore dei tasti è più bassa la luminosità delle luci led con il risultato che i simboli sono meno visibili (oltre a non fare una bellissima figura). Questo difetto lo notate in particolare nella parte destra della tastiera tra le le lettere accentate; i colori dei led sono poco marcati, anche mettendo al massimo l’intensità delle luci, e i preset sono praticamente inutili, agendo ad onda di luci-colori o con mix di animazioni sceniche poco usabili nella pratica e gravemente manca un software che i piloti i preset (cambio colori? impostazioni FPS o altre modalità scelte dal giocatore?).