Squid Game e l'assurda questione della censura

La nota serie di Netflix è agli onori della ribalta quasi più per la polemica che ha innescato che per i suoi contenuti. In lungo e in largo, è divenuto un fenomeno globale che ha acceso

Squid Game e l'assurda questione della censura
di Giancarlo Valletta

Squid Game è proprio un vero “gioco del calamaro”: più cerchi di stringere il pugno su questa serie così popolare, più questa tende a sgusciare via. Ma la serie attualmente in programmazione su Netflix, e più in generale sulla bocca di tutti, ha riacceso i riflettori sul tema della censura.  Genitori preoccupati, denunce di insegnanti e nascita di gruppi spontanei di sensibilizzazione. L’ipotesi è quella che la famosa serie abbia, tra le altre cose, ulteriormente incentivato i giochi violenti nelle scuole oltre al bullismo e cyberbullismo. Questo polverone mediatico ha generato (oltre a tanta pubblicità gratuita per Netflix) petizioni per bloccare la serie, o quanto meno per vietarla ai più fragili. Ma Squid Game è già vietato ai minori di 14 anni, anche se molti spezzoni sono presenti tanto su TikTok quanto su Youtube, ma -ricordiamo solo per dovere di cronaca- che i minori di 14 anni non si dovrebbero proprio trovare di fronte a un social, visto che la soglia minima di età imposta dal Garante è proprio di 14 anni. Anche se la cosa, certo, è comunque molto facilmente aggirabile in mille modi diversi, e che i ragazzi conosco perfettamente.

Nel mondo del Gaming la censura è stata spesso protagonista. Ci viene in mente, uno per tutti,

Carmageddon, un videogioco di guida originariamente per PC del 1997, che ebbe un grande successo, spinto anche dall’eco mediatica che riguardava i contenuti. Prendeva spunto dal film “Anno 2000 la corsa della morte”, un cult movie del 1995 che ebbe come protagonista, tra gli altri, un giovane Sylvester Stallone, e che in qualche modo ricorda Squid Game. Narrava di una cruenta corsa automobilistica transcontinentale nella quale i concorrenti dovevano travolgere e uccidere i passanti -meglio se anziani o bambini- per guadagnare punti. La storia proseguiva intrecciandosi con un gruppo di ribelli che volevano impedire lo svolgersi della corsa, e un gran finale condito d’amore e di sangue, sempre per mano di una macchina e di un pilota senza scrupoli.

Lo scopo principale di Carmageddon era (ed è) quello di investire il maggior numero di persone possibile mentre si guidava in una improbabile ambientazione sia urbana che extra urbana, con percorsi montani e marittimi. C’erano dei checkpoint da superare, oltre che da distruggere i mezzi avversari per vincere la partita, ma il vero “divertimento” era quello di travolgere i pedoni.

Il gioco ebbe un ottimo successo anche dal punto di vista strettamente tecnico, aggiudicandosi molti giudizi positivi della stampa dell’epoca.

Ciò che sconvolse l’opinione pubblica -ovviamente- fu la dinamica del gioco, condita dalla presenza di persone “investibili”, con il colore veritiero del sangue e last but non least la dinamica di assegnazione del punteggio, strettamente legata all’abilità con la quale il giocatore investiva i pedoni, con bonus crescenti legati, per esempio, alla quantità di pedoni travolti in un colpo solo.

Nell’arco di breve tempo fu vietato in alcuni stati USA, mentre in altre nazioni venne distribuita una versione del gioco con Zombie e sangue verde; in Germania, addirittura, alle persone furono sostituiti dei Robot senza sangue. Nel nostro paese arrivò ai più alti livelli dello Stato, sbarcando addirittura in Parlamento, che ne vietò, a pochi mesi dalla distribuzione iniziale, la vendita nella versione originale e imponendo quella con Zombie/Sangue verde.

Ma una patch immediatamente successiva permise di ripristinare la versione originale del gioco, poi uscito nel 1998 nella release Carmageddon II: Carpocalypse Now dove veniva ripristinato il sangue e gli investimenti inziali. Dal 2017 è distribuito gratuitamente su Play Store, con oltre 1.000.000 di download e una media di giudizi di 4,7 con oltre 100.000 votanti, insomma: un grande successo. La cosa davvero paradossale è che è un PEGI 18, ed è, quindi, vietato ai minori. Cosa che appare assolutamente parossistica se messa a confronto con i contenuti di Squid Game, per esempio, ma anche con molti videogiochi odierni -anche per smartphone- che hanno un grado di realismo completamente diverso da quello di Carmageddon.

Andrebbe completamente ripensata tutta la “filiera” dell’assegnazione della censura, e questa è una considerazione sicuramente valida. Ma poi c’è da chiedersi: la censura è davvero la soluzione?

Forse no. Molto meglio formare e informare genitori e figli sull’utilizzo consapevole del web, della TV in streaming, dei social e, in modo più ampio, della tecnologia. Non parcheggiamo i nostri figli davanti a uno schermo per poi lamentarci di quello che vedono, attribuendo la colpa a chi mette quei contenuti, e non ai genitori che non vigilano su ciò che i figli vedono -magari con l’account dell’adulto -. Bisogna guardare lo schermo con loro, spiegare, educare insomma. Squid Game, come Carmageddon del resto, non sono programmi/giochi per bambini, ma neanche TikTok allora, o Istagram o FB.

Il web, come i videogiochi o la TV, è un mondo parallelo a quello reale, e come in quello reale esistono posti meravigliosi e lati oscuri, altrettanto ce ne sono nel web o nel Gaming. Scandalizzarci, come stiamo facendo in questi giorni, e come fecero nel lontano 1997 i legislatori dell’epoca per Carmageddon, suona come una “excusatio non petita” e non fa altro -tra l’altro- che ammantare questi contenuti di un aurea di fascino aggiuntivo che le rende ancora più allettanti, contribuendo solo alla loro maggiore diffusione. E’ cosa nota a tutti: non c’è nulla di più affascinante del proibito. Cerchiamo quindi, di stare di più con i ragazzi, e questo sia a livello di insegnanti che di genitori, auspicandoci, poi, una maggiore attenzione nell’assegnazione della censura, nel web e nel Gaming, quanto nei contenuti TV, l’esempio di Squid Game proibito ai 14 e Carmageddon ai 18 è davvero scandaloso!