Speciale Speravo de morì prima: la serie su Francesco Totti

Ennesima vittoria per il "Francesco Nazionale", anche lontano dal manto erboso

Tiscali GameSurf

“Se adesso non vieni allo stadio con me, giuro che ti lascio”

Era il 22 Febbraio del 2016, quando la Roma si sbarazzava del Palermo con una sonora “cinquina”, ma il vero evento della serata non si svolgeva sul manto erboso dell’Olimpico, ma sugli spalti. La presenza di Francesco Totti, escluso solo qualche giorno prima dalla rosa da un furibondo Spalletti, a seguito di una piccata intervista dello stesso Capitano dove non le mandava a dire alla società giallorossa, catalizzò l’attenzione del pubblico sugli spalti e della stampa, che il giorno dopo dedicarono titoli a nove colonne più alla sua presenza che non al risultato della Roma.

Eppure, lui allo stadio non ci voleva andare, preferendo rimanere a casa a leccarsi le ferite. Fu sua moglie Ilary ad avere la giusta intuizione e a trascinarlo di peso allo stadio, per stare vicino al “suo” popolo. E la reazione non si fece attendere. Dopo una settimana, dove il pubblico giallorosso sembrava essersi schierato solo in parte a favore del suo Capitano, ecco che la sua presenza sugli spalti sembrò mettere tutti d’accordo: “C’è solo un capitano”. Un vero trionfo.

Quello appena descritto è solo uno di tutta una serie di aneddoti raccontati in “Speravo de morì prima”, la serie dedicata a Francesco Totti, tratta dal suo libro “Un capitano”, dove lo stesso Totti parla della sua infanzia nel quartiere di San Giovanni, dove l’unico interesse era quello di correre dietro ad un pallone e della sua sfolgorante carriera, fino all’emozionante addio del 28 Maggio 2017. La serie, almeno nelle prime tre puntate che abbiamo avuto modo di vedere, sembra concentrarsi proprio sulle ultime stagioni di Totti alla Roma, e del suo rapporto conflittuale con Luciano Spalletti, l’allenatore che al suo secondo mandato alla guida della società capitolina, sembrava quasi voler “rottamare” quel mito vivente.

Quella scritta dal trio Bisos, Astori e Careddu e diretta da Luca Ribuoli scava nei ricordi del “pupone” nazionale, ripercorrendo alcune delle fasi più importanti della sua carriera, dagli esordi in giallorosso fino dall’infortunio pre-mondiale, dando il giusto tributo alle persone che hanno aiutato Totti nella sua entusiasmante cavalcata. Dal ruolo fondamentale dei suoi genitori, ai suoi amici fraterni, fino alla positiva influenza di sua moglie Ilary Blasi, capace di dare il consiglio giusto al momento giusto e a regalare al marito una prospettiva lucida e “chirurgica” su quanto gli accadeva intorno.

Il tono della serie riesce a essere sempre leggero e scorrevole, tra le liti all’interno dello spogliatoio con Spalletti (interpretato magistralmente Gianmarco Tognazzi), il rapporto d’amicizia con Daniele de Rossi e la sua sfrenata passione per le carte, messe al bando proprio dall’allenatore di Certaldo. Ottima e surreale la trovata degli sceneggiatori che hanno assegnato a Cassano la figura di “Grillo Parlante”, che appare di tanto in tanto al Capitano per dispensare saggi consigli che, detti proprio da lui, assumono una travolgente connotazione comica.

Il cast funziona alla perfezione, ed è evidente lo sforzo fatto dalla produzione nel cercare un buon equilibrio tra le somiglianze somatiche e la recitazione. Pietro Castellitto e Greta Scarano interpretano Francesco Totti e Ilary Blasi, e il duo funziona davvero molto bene, con un Castellitto perfettamente a suo agio nei panni del Capitano, anche nell’imitare la sua classica parlata, a volte un po' complicata da seguire e con quel suo sguardo all’apparenza perso nel vuoto, ma sempre pronto alla battuta brillante e al guizzo geniale.

L’appuntamento con la prima delle sei puntate che compongono l’intera serie è previsto per il prossimo 19 Marzo su Sky e NOW TV e non possiamo fare altro che consigliarvene la visione, anche se non siete di “sponda giallorossa”. Totti è uno di quei personaggi capaci di mettere tutti d’accordo, a prescindere dai colori e dalla fede calcistica e “Speravo de morì prima” riuscirà davvero a farsi apprezzare anche dagli agnostici del pallone di cuoio.