Speciale - Le sale LAN, fra sequestri e norme incerte

Che cos'è successo il 30 aprile? Cerchiamo di fare chiarezza

Speciale - Le sale LAN, fra sequestri e norme incerte
di Davide Tognon

Lo scorso 30 aprile, il settore dell'intrattenimento elettronico è stato scosso dalla chiusura di alcune sale Local Area Network (LAN), le cui apparecchiature sono state soggette a sequestro amministrativo da parte dell'Agenzia delle Accise, delle Dogane e dei Monopoli (ADM). In un primo momento non era chiaro il numero dei soggetti interessati al provvedimento: c'è addirittura chi ha paventato la chiusura di tutte le attività presenti sul territorio italiano e parimenti non era chiara nemmeno la motivazione dei sequestri.

A dire il vero, sulle ragioni che hanno spinto un ente pubblico a prendere tale decisione c'è ancora molto da discutere, come vedremo più avanti, ma il numero dei soggetti coinvolti è stato notevolmente ridimensionato. In un comunicato stampa del 2 maggio, l'ADM infatti specifica che quattro sale LAN sono state ispezionate nei giorni 29-30 aprile e una di queste ha fornito la documentazione necessaria per superare il controllo: quindi alla fine ne sono state chiuse solo tre, una delle quali faceva oltretutto girare software piratato sui propri dispositivi. Ma perché proprio il 30 aprile? Per capirlo, dobbiamo tornare indietro al 14 agosto 2020, data del decreto legge 104, poi convertito in legge 126 il 13 ottobre 2020. Questo decreto introduce delle modifiche nella normativa relativa agli apparecchi da divertimento senza vincita di denaro, ovvero l'art. 110 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (TULPS). Il decreto delega il direttore dell'ADM ad assumere un provvedimento che regoli la disciplina degli apparecchi in questione.

Questo provvedimento, la Determinazione Direttoriale n. 172999/RU, arriva il primo giugno 2021 e, fra le altre cose, stabilisce le certificazioni che gli apparecchi devono possedere. Viene stabilito un termine entro il quale i soggetti interessati devono mettersi in regola, il 28 febbraio; questo termine viene successivamente prorogato alla fatidica data del 30 aprile. Le tre sale LAN che hanno subito i sequestri avrebbero dunque violato la Determinazione Direttoriale, che è stata pubblicata all'inizio di giugno dello scorso anno. La domanda che sorge spontanea è: allora perché non si sono messe in regola? Qui il discorso si complica. L'articolo 110 del TULPS, che come abbiamo visto individua gli apparecchi da divertimento in esame, è stato scritto e modificato in un'epoca anteriore a quella del boom digitale che stiamo vivendo. Esso non fa mai esplicita menzione di dispositivi da gaming tipo PC e console, ma individua piuttosto apparecchi che funzionano a gettoni o similari.

Una ragionevole interpretazione dell'art. 110 escluderebbe quindi le macchine che si trovano nelle sale LAN dall'ambito di applicazione dell'art. 110 e da qui sarebbe derivata la convinzione dei gestori delle sale di essere in regola. Non tutti però sono d'accordo con questa interpretazione. Il 21 aprile viene presentato un esposto all'ADM da parte di Sergio Milesi, amministratore delegato di LED SRL, una delle società più in vista nel settore dei centri di divertimento italiani. Milesi ovviamente difende gli interessi della sua società, che ha nelle sale LAN delle dirette concorrenti, ma la sua posizione merita di venire approfondita. Stando all'esposto, le sale LAN opererebbero in elusione di legge, perché forniscono un servizio basato sull'uso di apparecchi che dovrebbero rientrare nell'art. 110 TULPS, ma senza che i titolari delle attività provvedano ai relativi oneri. La differenza fra un apparecchio di una sala LAN e uno di sala giochi può essere molto labile: viene fatto l'esempio di un simulatore di guida della sala LAN, che viene considerato molto simile ad una postazione analoga da sala giochi.

Si verificherebbe dunque una distorsione, laddove strumenti elettronici destinati all'home entertainment sono messi a disposizione in locali aperti al pubblico, dietro il pagamento di un corrispettivo. A dire il vero, anche gli apparecchi messi a disposizione a titolo gratuito, se ricadono nell'ambito dell'art. 110 TULPS, devono essere muniti delle certificazioni, come specifica una circolare dell'ADM pubblicata il 26 aprile. Ma in cosa consistono queste certificazioni? Il vero nodo della questione è tutto qui: le sale da gioco "tradizionali", che ospitano apparecchi come ad esempio le slot machine, sono sottoposte ad un rigido protocollo. La circolare appena citata indica i tre requisiti che deve necessariamente avere ogni postazione:

  • sottoposta ad omologa/certificazione,
  • munita di titoli autorizzatori,
  • soggetta al pagamento dell’Imposta sugli intrattenimenti (ISI)

Come si può facilmente intuire, un gestore che non è tenuto a rispettare questi obblighi opera in condizioni molto più favorevoli rispetto a chi invece deve farvi fronte per ogni singola postazione. La procedura per adempiere agli obblighi di legge degli apparecchi ex art. 110 TULPS è decisamente lunga e costosa, si può capire perché un imprenditore che opera nel settore dell'intrattenimento si aspetti che i suoi concorrenti siano destinatari degli stessi oneri. Questo ci riporta all'interrogativo: ma le sale LAN devono anch'esse rientrare nella disciplina del TULPS o no? Si può pretendere dal proprietario della sala LAN l'omologazione di tutti i sistemi di gioco? Tanto più che l'accertamento in sé potrebbe andare incontro a difficoltà tecniche difficilmente risolvibili: non conosciamo nel dettaglio le modalità di omologa/certificazione, ma i computer utilizzati nelle sale LAN sono oggetto di continue modifiche hardware e software, che rischierebbero di invalidare il processo.

Rispondere all'interrogativo è una questione in punta di diritto, si dovrebbe risalire all'intenzione autentica del legislatore del TULPS e capire come essa si collochi rispetto alle tecnologie del 2022. L'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, facendo scattare i controlli e i sequestri amministrativi, ha di fatto già espresso la sua opinione a riguardo. Di segno opposto il parere di IIDEA, associazione di categoria per l'industria dei videogiochi in Italia. Stando ad IIDEA, le apparecchiature delle sale LAN non rientrano nei casi dell'art. 110 TULPS e si auspica un futuro intervento normativo che chiarisca la situazione. Inoltre, sarebbe opportuno evitare la confusione che si è venuta a creare fra sale LAN e movimento eSports. Tuttavia, il comunicato stampa dell'ADM del 2 maggio cita una attività commerciale che ha superato i controlli.

Probabilmente si tratta della società WeArena Entertainment S.p.A. In un post su LinkedIn, essa racconta che i suoi locali di Ferrara hanno ricevuto la visita dei funzionari ADM, che sono stati persuasi della regolarità dell'autorizzazione solo "dopo una lunga e molto tesa discussione" e solo "perché rilasciata con un procedimento amministrativo studiato e realizzato dai nostri consulenti in un percorso durato oltre un anno e che ha visto coinvolti numerosi enti e funzionari pubblici". Purtroppo non sappiamo in cosa consista esattamente questa autorizzazione, ma il messaggio rende l'idea di un qualcosa ottenuto solo dopo un procedimento lungo, contorto e che oltretutto è stato messo in dubbio dall'ADM. Per i gestori delle sale LAN ci sarebbe dunque una via di salvezza, ma questa rischia di tradursi in una odissea burocratica, con tutti i disagi che ne conseguono.

Nel comunicato stampa l'ADM minimizza l'accaduto, affermando anche che il movimento eSports non sarebbe stato danneggiato, in quanto ancora praticabile presso quelle attività che rispettano la normativa vigente. Non si può però fare a meno di notare che, a fianco delle tre sale LAN chiuse, ce ne sono altre che restano aperte nonostante operino in condizioni formalmente illegali, o perfino che hanno chiuso preventivamente per evitare guai peggiori. Quali sono le prospettive future per le sale LAN? L'equiparazione degli apparecchi con quelli delle sale gioco, frutto di un vuoto normativo che ha portato ad una interpretazione estensiva di una disciplina molto rigida, metterà in seria difficoltà il settore. Per quanto? Ma soprattutto, il settore saprà resistere? Sarà costretto ad evolversi? Fare previsioni a riguardo è decisamente complicato, considerando l'incertezza che aleggia in questa fase.

La situazione si potrà risolvere solo dall'alto, con un intervento normativo e ci fa piacere rilevare che qualcosa si sia già mosso: alcuni deputati hanno sollevato il problema in una interrogazione parlamentare, denunciando la mancanza di una legislazione ad hoc in materia di eSports. Il sottosegretario al Ministero dell’Economia e delle Finanze, Federico Freni, nella sua risposta ha comunicato la volontà del Governo di dare una regolamentazione stabile ed efficace al settore, in tempi ragionevoli, nonché di considerare l'eventualità che venga istituita in seno al CONI una Federazione che sovrintenda al movimento sportivo videoludico. Noi auspichiamo che a queste parole venga dato seguito, soprattutto per ciò che concerne quel "in tempi ragionevoli", considerata l'urgenza delle circostanze.