SelfCommunity: Arriva dall'Italia il Social Network per community e aziende

SelfCommunity: tutta un'altra casa

Tiscali GameSurf

Il recente movimento “Stop Hate for profit”, che ha visto aziende come Coca Cola, Unilever e altre a disinvestire i propri capitali sui social network per allontanare la propria immagine dal clima di odio che spesso permea queste “casse di risonanza”, è la punta dell’iceberg di una voglia di cambiamento che ha radici molto più profonde. 

Più in generale appare evidente come le aziende iniziano a rendersi conto di come i social network non siano gli ambienti ideali per lo sviluppo di una propria community.

L'esigenza di creare e sviluppare una propria community e valorizzare l’engagement degli utenti in modo efficace e personalizzato trova forti limiti nei servizi e negli strumenti resi disponibili dai principali social network e che, di fatto, portano i brands a limitare le attività di comunicazione a quelle di un semplice "megafono" con cui rivolgersi solo ad una piccola parte del proprio pubblico.

In questo contesto mancano altri importanti servizi, come la personalizzazione dei propri spazi e, soprattutto, l'accesso ai dati relativi agli utenti. Questo impedisce loro di poter agire con le leve del Social media Marketing e di costruire una vera community a cui potersi rivolgere con una reach del 100%.

Ed è proprio nell’ottica di permettere alle aziende di fare Community Building e di poter utilizzare strumenti di marketing sofisticati ed efficienti che nasce SelfCommunity, un social network cesellato proprio attorno a queste particolari esigenze. Ne abbiamo parlato con Mariano Pireddu, CEO dell’azienda sarda che ha ideato e realizzato SelfCommunity e Basilio Bentivegna, responsabile della strategia Digital.

A chi si rivolge SelfCommunity?

Sostanzialmente proprio a quelle aziende che vogliono fare evolvere la propria strategia di Community rispetto ad una mera presenza su Facebook e su altri social network, con un maggiore controllo sulle proprie strategie e, soprattutto, avere a disposizione tutta la propria utenza su cui costruire una customer experience di alto profilo.

Il tutto senza impattare sulle abitudini del cliente, perché SelfCommunity si usa nello stesso modo con cui si utilizzano tutti gli altri social network. Quindi da una parte abbiamo un’esperienza molto semplice e intuitiva, dall’altra c’è la possibilità di potersi rivolgere in modo immediato e specifico a tutta la base utenti, non solo ad una porzione di essa, e di farlo in modo chirurgico, recapitando il messaggio giusto all’utente che sicuramente è interessato a quel determinato argomento. 

SelfCommunity non fa altro che costruire una vera rete sociale, implementando tutta una serie di strumenti di marketing automation che permettono alle aziende di avere il pieno controllo del messaggio, che avrà una reach del 100%. Oltre a questo potrà avere a disposizione i dati degli utenti della propria community, contrariamente a quanto accade ora, dove i dati sensibili degli utenti sono invece di diritto esclusivo dei vari social network.

Ma non è prodotto per le sole aziende, giusto?

No, ci rivolgiamo anche alle associazioni di categoria, enti no profit e community di appassionati. Tutte entità che hanno esigenze di comunicazione e organizzazione che possono essere soddisfatte dalla nostra piattaforma. Un esempio potrebbe essere quello delle associazioni di categoria, dove l’ingresso è maggiormente chiuso e certificato, come potrebbe fare per esempio l’associazione dei commercialisti italiana, o quella degli avvocati. Il vantaggio di SelfCommunity è quello di poter sviluppare una vera rete sociale senza quel “rumore di fondo” che spesso disturba l’esperienza degli utenti.

Ho trovato molto interessante la natura mista tra forum e social forum network

Si, perché sfrutta maggiormente la tecnologia che punta alle reti sociali. I forum hanno una struttura ormai vecchia e fanno parte delle tecnologie “pull”, dove è l’utente che si deve ricordare di andare a controllare il thread per vedere se c’è qualcosa che lo interessa. Noi abbiamo unito il concetto della verticalità degli interessi, come poteva essere appunto il forum, unendo la tecnologia “push”, che richiama l’utente alla discussione, lo avvisa se ci sono delle novità e rende più partecipativo e comunitario il coinvolgimento. Diciamo che abbiamo rispettato l’aspetto emozionale del forum, espandendo la sua rete sociale. In più ci sono anche tanti altri strumenti come la gamification, la loyalty e tante altre cose che aumentano il coinvolgimento e il senso di appartenenza.

A vostro giudizio, com’è il panorama dei social network a livello mondiale?

Il mercato ha raggiunto una sua maturità. Facebook si è assestato come tipologia e numero di utenti. Instagram ha dimostrato di essere sicuramente molto più flessibile e dinamico, pur nella sua esclusività nel media delle immagini. Tik Tok è leader nel target giovani, e soprattutto in quello relativo al video, che sta iniziando a mostrare interessanti aperture a integrazione con importanti network pubblicitari. Twitter ha probabilmente la leadership in quella che possiamo considerare la comunicazione “one to many”. Ci sono Influencers da milioni di follower che non seguono nessuno, e questo è ovviamente un concetto che sfugge alle logiche della normale community. Linkedin ha il suo pubblico di nicchia e ha da tempo trovato una sua strada maestra.

In questo scenario c’è ampio spazio per chi è alla ricerca di un territorio di comunicazione diverso incentrato sull’engaging all’interno di uno spazio protetto da quello che abbiamo nominato prima come “rumore di fondo”, concentrandosi invece sui temi d’interesse per tutti i partecipanti alla propria community. Con uno strumento come SelfCommunity un brand ha sicuramente molte più possibilità di riuscire a far emergere un gruppo di persone interessate e appassionate all’argomento centrale e al brand stesso, spesso anche con fenomeno molto interessanti di “micro influencer”, che diventano una sorta di punto di riferimento per il resto della community.

E’ ovviamente importante quando si parla di social network il fattore privacy

Certo, e anche da questo punto di vista abbiamo fatto i compiti a casa. Siamo ovviamente “GDPR compliance”. Tutti i dati degli utenti sono trasparenti per noi, nel senso che non li vediamo e sono di legittima proprietà del cliente. Il nostro intervento in questo senso è previsto solo in casi eccezionali, come data breach o assistenza di questo tipo. Altrimenti i dati sono del nostro cliente, ed è questa la sua vera convenienza, perché in questo momento le aziende stanno mettendo nelle mani di Facebook e altri i dati delle persone che sono interessate ai loro prodotti.

E’ anche interessante il fatto che i contenuti siano in qualche modo visti da Google.

Si, questo dipende da chi gestisce il sistema. Si può scegliere se essere indicizzati o meno da Google. E’ ovvio che le community di interesse avranno tutti i vantaggi di una esposizione dei loro contenuti verso l’esterno, mentre invece quelli che utilizzano lo strumento con scopi informativi/organizzativi possono preferire di non essere raggiungibili. In più bisogna considerare che i contenuti su SelfCommunity sono condivisibili anche su altri social network, andando quindi ad abbattere, almeno potenzialmente, i costi di acquisizione utenti.

E poi c’è anche la possibilità di sfruttare le proprie pagine in termini commerciali..

Certo, abbiamo la possibilità di implementare sistemi di advertising come Google o altri sistemi gestiti totalmente dall’azienda. Ci sono poi i sistemi di gamification e di loyalty che permettono di premiare gli utenti più attivi o meritevoli e incentiva nella vita partecipativa della community stessa. Questo genera un incredibile valore sia per l’azienda che per gli utenti stessi. Senza dimenticare poi i sistemi di social analytics e marketing automation che sono molto evoluti che permettono di fare delle cose davvero molto interessanti per i nostri clienti.

Ecco, il flusso dei commenti degli utenti spesso sono i testimoni della storia di una azienda. A chi rimangono?

Siamo assolutamente consci del valore immenso che questi possono avere, perché possono davvero scandire l’evoluzione di un’azienda o di un prodotto. Se un’azienda, o una community, dovessero decidere poi di trasferirsi su un’altra piattaforma daremo loro tutti gli strumenti necessari per esportare parte di questa storia, proprio perché ne riconosciamo l’importanza.

 

Insomma, SelfCommunity sembra voler percorrere una strada non ancora battuta dai grandi colossi, recuperando una parte importante della storia dell’evoluzione delle community online allontanandosi dalla logica della comunicazione “broadcasting” per tornare un po’ a una versione più raccolta ma più efficace di una conversazione tra appassionati, con una veste rinnovata e più vicina al mondo di oggi. E se alla fine avessero ragione loro? Se volete testare le potenzialità di SelfCommunity, potete testare una versione gratuita completamente funzionante e configurabile per 30 giorni. Seguendo questo indirizzo potete avere tutte le informazioni per attivare già da oggi la vostra versione di test.