Raised By the Wolf: l'esordio di Ridely Scott su piccolo schermo

Tiscali GameSurf

Da lunedì 8 febbraio, alle 21.15, arriva nel palinsesto di  Sky Atlantic, e on demand su Now Tv - un nuovo titolo che sembra essere assolutamente imperdibile: Raised by Wolves - Una nuova umanità. Questa visionaria serie tv apre, dunque, ufficialmente la programmazione primaverile di Sky, appassionando i suoi spettatori per 5 diversi appuntamenti per la visione totale di 10 episodi.

“Raised by Wolves” è stata creata da Aaron Guzikowski e prodotta e co-diretta (per due puntate) da Ridley Scott per HBO Max. Nonostante la non presenza continua di Scott alla regia, il look visivo dell’intera serie risente molto dell’impronta data dalla direzione del regista di Alien e di Blade Runner. Il look di molti personaggi in scena, gli androidi in particolare, infatti, dallo allo spettatore un retrogusto che riporta alla mente immediatamente le altre creazioni di Ridley Scott, tanto che in molti definiscono questa serie come di sua proprietà.

Siamo in un mondo mondo post-apocalittico ed è il Ventiduesimo secolo. La Terra è completamente devastata da una lotta intestina che vede due fazioni coinvolte in uno scontro all’ultimo sangue: da una parte gli atei militanti; dall’altra i seguaci di un ordine religioso basato sul culto di Sol, una moderna versione del culto di Mitra.

In questa distopia, due androidi fuggono dalla terra e si rifugiano su un pianeta deserto per poter cercare di rifondare l’umanità. Madre e Padre, questi sono i loro nomi, su Kepler-22b, portano alla luce sei embrioni; la loro missione è dunque quella di creare e proteggere questa nuova colonia umana nella speranza che la vita umana possa nascere lontano dai preconcetti stessi della religione. In 12 anni, però, di sei embrioni in vita ne resta solo uno: Campion. Kepler-22b è un pianeta inospitale e davanti ai suoi pericoli, al suo clima, e alla fame sembra che nessuno possa sopravvivere, gli stessi Madre e Padre iniziano a deteriorarsi tanto da perdere il controllo sulla natura stessa della loro missione.

Quando sul pianeta arrivano degli sconosciuti, adepti di Mitra, Madre prende il sopravvento per porter cercare di tenere al sicuro l’unico figlio che ormai le è rimasto. Ma le cose, ovviamente, prenderanno una piena inaspettata e lo svolgimento della missione non andrà per come era stata programmata.

Lasciando lo svolgimento della trama a quella che sarà la vostra visione, parliamo un po’ di quelle che sono le metafore e simbolismi che si possono cogliere fin dal principio. Aaron Guzikowski ha portato in scena una rilettura moderna e distopica della genesi biblica. Madre e Padre, nonostante siano due androidi, sono inseriti nella narrazione quasi come se fossero la versione 2.0 di Adamo ed Eva. Curioso e sicuramente interessante è il cogliere la loro gamma emotiva e, più in generale, quello che potremmo definire lo spettro emozionale. Se, infatti, visivamente tutto ricorda quello che potrebbe essere l’estensione della mente di Ridley Scott, qui è come se ci si fosse posta una domanda nel pensare alla caratterizzazione di questi due personaggi “e se gli Androidi sviluppassero una loro coscienza con conseguente incremento emozionale?”.

Se, infatti, da una parte sappiamo che questi due individui in tutto e per tutto sono macchine, l’ossessione e il dolore che mostrano durante lo svolgimento degli eventi della prima puntata li rende del tutto umani. Il terrore di perdere questi embrioni, l’elaborazione del lutto, il controllo esercitato e anche la maniaca ossessione che Madre sembra mostrare, sono elementi che non la fanno sembrare poi molto diversa da qualsiasi altra madre che ha perso e spera di non perdere dei figli.

Ma come, appunto, è stato sottolineato, la nuova umanità dovrebbe crescere senza alcun tipo di fede. Appare, infatti, paradossale come si riesca ad immaginare facilmente una crociata o una guerra di religione fatta anche nel Ventiduesimo secolo. Campion, però, come reazione istintiva, davanti ad ogni perdita, davanti ad ogni difficoltà, dimostra di attaccarsi e di riuscire a sopravvivere proprio per il suo innato credo. Non si dovrebbe credere a nulla di immaginario, solo alla scienza, eppure la coscienza del ragazzino lo spinge a credere in qualcosa di più. Appare facile immagine come dietro la scelta del nome del ragazzo si possa nascondere qualcosa di ben più profondo e anche legato alla mitologia cristina, dunque che Campion possa essere un’evoluzione del Messia.

“Raised By Wolves” ha suddiviso la critica di oltre-oceano a metà; sia per via delle tematiche scelte, sia per il modo con cui sono state affrontate. Si sa che comunque è stata rinnovata per una seconda stagione, quindi quello che potrebbe essere poco chiaro in queste 10 puntate, potrebbe essere ampliato e gestito diversamente con l’arrivo della seconda stagione.

Non resta far altro che godersi puntata dopo puntata lo svolgimento dei fatti in questa realtà catastrofica, in attesa di poterne capire di più e di poter cogliere anche tutti i riferimenti biblici che sono stati inseriti al suo interno. E se ancora la sua trama non vi ha convinto del tutto, il resto lo fa la scelta del casting che è stata adoperata: Amanda Collin è l'androide Madre, e le sue espressioni glaciali sono in grado di rassicurare e inquietare allo stesso tempo; Abubakar Salim interpreta padre;  Winta McGrath è Campion, anche lui molto interessante come scelta; Travis Fimmel, che hai più è noto per il suo ruolo in Vikings, è Marcus, un capitano mitraico che nasconde un segreto condiviso con sua moglie; Niamh Algar è Sue e la moglie di Marcus; ma ovviamente questi sono solo i principali nomi che si susseguono nella serie.

Rinnoviamo l’appunto per questo e per i prossimi lunedì alle 21.15 su Sky Atlantic e Now Tv.