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Prey, intervista al cast: abbiamo combattuto Predator a mani nude

Abbiamo avuto l'occasione di rivolgere qualche domanda al cast di Prey, il film che segna il grande ritorno sullo schermo del Predatore

Tiscali GameSurf

Negli anni abbiamo visto tanti umani confrontarsi con la minaccia quasi imbattibile di Predator. In Prey vedremo qualcosa a cui non ci era mai capitato di assistere: un gruppo di nativi Comache che si ritrova ad affrontare questa minaccia praticamente a mani nude: senza armi da fuoco, senza tecnologia avanzata, solo con la forza del proprio fisico e una spiccata capacità di sopravvivenza.

Prey è il nuovo titolo che arricchisce il franchise di Predator di un capitolo ambientato nella Nazione Comanche, 300 anni fa. Protagonista del film è una donna di nome Naru, guerriera feroce ed estremamente abile che vive nelle Grandi Pianure statunitensi. Naru sta inseguendo una preda che si rivela essere un predatore alieno altamente evoluto che usa tecnologie a lei sconosciute: ne nasce una feroce e terrificante resa dei conti tra i due.

Una trama davvero innovativa e un modo di concepire lo scontro impari tra umani e alieni che ancora non avevamo visto. Ne abbiamo discusso con il cast del film:

  • Dan Trachtenberg - regista
  • Amber Midthunder - Naru
  • Dakota Bevers - Taabe
  • Jhane Myers - produttrice

Dan, il tuo esordio filmico è stato il film 10 Cloverfield Lane, poi hai lavorato alla serie Fear. Perché sei tornato dietro la cinepresa per un film come Prey, perché ora?

DT- Perché questo film ha richiesto un lungo, lungo processo di lavorazione. Ho cominciato a sviluppare Prey circa un anno dopo che 10 Cloverfield Lane era arrivato nelle sale. Avevo davvero voglia di fare un film che fosse molto incentrato sull’azione e raccontato soprattutto dall’aspetto visivo, senza questo volesse dire che fosse una pellicola intrattenimento leggera, una commedia. Quando ero a buon punto, è avvenuta la fusione tra FOX e Disney e questo ha richiesto altro tempo per capire come proseguire.

Quali sono state le tue principali ispirazioni per la trama di Prey?

DT - Ho pensato che sarebbe stato bello se il film avesse avuto per protagonisti quei personaggi che di solito sono sempre di contorno. Un altro elemento d’influenza sono stati i ricordi di quando uscì il primo Predator. All’epoca i miei non mi facevano vedere i film vietati ai minori, quindi l’unico modo per saperne qualcosa era sentire i racconti degli altri ragazzini che l’avevano visto. Quei racconti scatenarono la mia immaginazione, tanto e se non più del film che poi ho visto. Anche perché uno dei miei compagni mi aveva raccontato in modo molto vivido una scena che poi nel film non c’era: una in cui Billy, il personaggio nativo americano, combatte su un ponte sospeso con Predator.

Da dove viene l’idea di intitolare il film Prey?

DT - Mi è venuta l’idea del film mentre stavano ancora girando l’ultimo Predator. Ho pensato che il titolo funzionasse perché, proprio come Predator, non è solo un ribaltamento, ma ha un duplice significato che si applica alla trama del film.

Dakota, questo è il tuo primo film da attore. Come ci sei arrivato sul set, da musicista?

DB - Ho sempre voluto fare l’attore ma onestamente? Non sapevo se l’industria cinematografica mi avrebbe mai preso sul serio come tale. Pensa, ero riuscito a superare il provino per un film che poi è stato cancellato per colpa del COVID. Alla fine sono finito in questo cast e mi hanno offerto un’esperienza talmente bella, mi sono sentito così accolto, che ora voglio continuare a recitare.

Cosa sapevi di Predator?

Prima di fare il provino, avevo visto un solo film e mi era piaciuto, ma non avevo idea della vastità di questo universo narrativo.

AM - Amber, tu come ti sei avvicinata al progetto?

Io e Dan ci siamo incontrati alle audizioni nel 2020, prima della pandemia. Poi ci siamo rivisti e solo a sentire descrivere da lui il film, a leggere le sue 40 pagine di azione pura, mi sono messa a piangere: era un misto di emozione, aspettativa e anche un po’ paura.

Sul set poi quando abbiamo cominciato a girare è successo qualcosa a livello chimico e l’aria era irrespirabile…non lo scorderò mai questa sensazione.

Jhane, come avete lavorato alla produzione di un film che richiede anche una certa ricostruzione storica di un periodo di cui sappiamo poco?

JM - Prey è tanto storicamente accurato quanto è stato possibile farlo, considerando che non abbiamo molte testimonianze del momento in cui è ambientato. Ovviamente ci siamo basati sulle opere artistiche, ciò che è stato dipinto, abbiamo tentato di essere il più possibile fedeli a quanto sappiamo di quell’epoca. Per me non ci sarà un altro progetto tanto presto in cui sarà possibile fare qualcosa di questo tipo.

Amber, Dakota, da attori protagonisti come vi siete preparati a questo set così “fisico”?

AM - Tutto il film ha una forte componente fisica. Abbiamo fatto un periodo intenso di allenamenti per 4 settimane, prima di cominciare a girare. Avevamo personal trainer dedicati, abbiamo imparato a combattere e a usare armi. La cosa che mi faceva più paura erano le scene nel fiume. Contate che abbiamo girato per cinque giorni in acqua ed era davvero gelata.

DB - Non dimenticate che dove abbiamo girato c’è un certa altitudine, l’ossigeno è più rarefatto che in pianura, il che vuol dire che ogni singolo movimento costa più fatica.

È incredibile vedere queste persone combattere questa minaccia senza nemmeno avere a disposizione delle armi da fuoco.

AM - Le armi che abbiamo usato sono quelle che avevano a disposizione all’epoca. Queste persone non avevano le armi da fuoco, ma erano strateghi e inventivi, trovavano modi incredibili per sopravvivere. Ovviamente avevamo a disposizione consulenti che ci hanno spiegato quanto sappiamo in merito e trovo sia bello che le persone al cinema possano scoprire un po’ questa pagina di storia.

DB - Amo come questo film faccia vedere come con precisione, forza e carattere queste persone affrontino fisicamente e a distanza ravvicinata una creatura aliena come Predator.

Cosa potete dirmi del cane che vediamo nel film?

AM - Ho adorato lavorare con Coco. Lei correva sempre eccitatissima, felice. Solo che il suo carattere era un po’ diverso da quello che ci serviva e quindi dovevamo inventarci di tutto. Chi ha visto i dailies continuava a dirci: “il cane è fantastico, mettetelo in più scene” ma davvero, abbiamo messo ogni singolo frame che fosse utilizzabile. Comunque Coco è stata fantastica, considerando anche che non è un cane addestrato per recitare.