Perché nel 2021 è ancora meglio il supporto fisico ?

Le piattaforme streaming impazzano, eppure se siete in cerca della qualità assoluta dovreste staccarvi dalla Grande Rete. Ecco perchè

Perché nel 2021 è ancora meglio il supporto fisico?
di Giancarlo Valletta

Ha fatto parlare molto il debutto di un nuovo marchio francese, Reavon, il quale ha a catalogo solo due lettori universali 4K, in grado di leggere qualsiasi dischetto d’argento, dai 4K, appunto, in giù, passando anche per i SACD (Super Audio CD). Uno di loro, l’UBR-X200, si è anche aggiudicato il premio EISA come miglior UHD Player 2021/2022. Hanno colmato la lacuna lasciata dalla OPPO, più nota per gli smartphone, ma che originariamente produceva esclusivamente lettori universali di alta fascia, e che ha poi deciso di abbandonare quella nicchia di mercato per dedicarsi con maggior profitto ai dispositivi mobili. Tra l’altro i numeri di Reavon sono impressionanti, a pochi mesi dal debutto entrambe i modelli a catalogo sono fuori stock ed è necessario aspettare tempo per averne uno.

Il senso del Blu Ray per la qualità

Ma in un’epoca nella quale vanno per la maggiore i servizi di streaming, che promettono risoluzioni 4K HDR e propongono palinsesti particolarmente ricchi, che senso ha utilizzare ancora un supporto fisico ? Domanda lecita alla quale tentiamo di rispondere. Vediamo cosa offrono i servizi on-demand più popolari, dal punto di vista qualitativo. Netflix offre un bit rate massimo che si aggira tra i 5 e i 10 mb/s, meglio Amazon Prime con picchi di 20 mb/s, ancora superiore Apple TV seppure con un palinsesto piuttosto scarno. Il massimo è Disney Plus che garantisce -ed è la verità- un bit-rate paragonabile a quello di un blu-ray (e quindi non di un 4k, comunque).

Non parliamo dell’audio, che in tutti i casi è relegato a una compressione della compressione, e che quindi non è in grado proprio di esprimersi. Ma del resto siamo in un mondo nel quale mentre una discreta percentuale di display sono già 4k, la quasi totalità dei sistemi audio è la semplice dotazione del TV di turno, se non del tablet o smartphone, e anche se ci troviamo davanti ad un prodotto con speaker sofisticati, la qualità è sempre molto scadente. Perché le piattaforme dovrebbero puntare sull’audio se c’è carenza di banda? Viene prima il video !

Ma c’è un altro “ma”, molto importante. Tutti i sistemi on-demand sono a velocità variabile, e quindi a qualità variabile, e questo per due motivi. Il primo è la banda: devono funzionare anche con collegamenti di modesta qualità, magari da cellulare, e il secondo è il numero di clienti che guardano contemporaneamente quel contenuto. Può succedere che anche con un ottimo collegamento internet, un particolare film o serie si veda male semplicemente perché è l’ultima uscita e troppi utenti stanno accedendo nello stesso momento a quel video. Pertanto le limitazioni dei sistemi on-demand sono tre, la compressione che avviene comunque sul contenuto nativo, e quelle applicate successivamente a causa di problemi di banda e/o di un alto numero di utenti che accedono contemporaneamente a quel contenuto.

Il confronto è impietoso: passiamo dai 15 megabit di Lupin su Netflix agli 81 di Angeli e Demoni in Blu Ray 4K HDR

Del resto i servizi di streaming sono nati per far vedere sempre e ovunque qualsiasi contenuto. Le piattaforme, per questo motivo, si sono dotate di un sistema di compressione estremamente sofisticato, quasi “miracoloso” -soprattutto Netflix-, che riesce sempre a garantire una visione più che dignitosa, ma certo siamo molto lontani dalla qualità offerta da un contenuto fisico. Il rapporto è mediamente 3:1. Provate a mettere lo stesso film on-demand e in blu-ray (non esageriamo in 4K), vi accorgerete immediatamente e senza appello della assoluta differenza, sia del video che dell’audio, quest’ultimo che sembra non “rinascere” ma “nascere”.

Con il mondo della musica, per fortuna, non funziona così. A causa della minore richiesta di banda, anche se si tratta di risoluzioni elevatissime, non c’è alcuna limitazione nei servizi di streaming, e, anzi, c’è chi afferma che un buon file in alta risoluzione da una piattaforma on-demand suoni meglio dell’omologo contenuto in un HDD o su supporto. Non entriamo in questo ginepraio, ma senza dubbio il problema che c’è nel video non esiste con il solo audio. Tanto da chiedersi che senso possa mai avere l’MQA, che alla fine è una forma di compressione, se oramai in buona parte del mondo senziente e appassionato dispone di connessioni ad alta velocità.

Per concludere, un player universale ha “ancora” senso di esistere. Se volete vedere la vostra collezione di film su HDD, o un qualsiasi blu-ray o 4k godendo della massima qualità non c’è davvero altra scelta se non quella di vederselo con un player dedicato locale. E non è assolutamente detto che si debba ricorrere a un Reavon, dal costo impegnativo, le maggiori case, come Sony, Samsung, Panasonic, LG hanno a catalogo ottimi player 4K che ovviamente leggono anche Blu Ray e che costano cifre davvero contenute, attenzione solo alla loro compatibilità come player di contenuti su HDD, Reavon e alcuni altri sono in grado di leggere qualsiasi contenuto, cosa che i player più economici non garantiscono.