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4K Motivi per vedere un film a casa – Perché (il disco) fisico è una cosa seria

Lo streaming è bello, ma un disco 4K molto di più, come è stato ampiamente dimostrato all'incontro organizzato da Univideo presso il cinema Anteo di Milano

di Claudio Pofi

Con il patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e del Turismo – Direzione generale per le biblioteche, gli istituti culturali e il Diritto d’Autore – si è svolto ieri a Milano un evento organizzato da Univideo, associazione italiana che si occupa della diffusione dell'Home Video e rappresenta le aziende operanti nel settore (non solo produttori/distributori di edizioni fisiche ma anche player di mercato coinvolti nello streaming).

Presso il multiplex Anteo l'incontro, in presenza di stampa, media e qualche gradito ospite, aveva l'obiettivo di sensibilizzare sul tema qualità tecnica, su quanta differenza ancora oggi sia in grado di fare un disco Blu-ray 4K rispetto allo streaming. L'Home Video, si sa, non gode di buona salute già da diversi anni, vendite in calo e il “vecchio” DVD ancora a dominare il mercato (non solo in Italia). Se è vero che 'chi si accontenta gode così, così' come ci ricorda il testo della canzone di Ligabue, è altrettanto vero che materiale di qualità inferiore al 4K non è capace di generare la medesima onda di divertimento, in primis proprio rispetto alla massima qualità tecnica al momento raggiungibile della cosiddetta “offerta liquida”, ovvero quella delle piattaforme di VOD (Video on Demand) come per esempio Netflix, Amazon Prime, Infinity, Chili e Rakuten. Intendiamoci: lo sforzo da parte di questi importanti player di mercato è enorme, ma le infrastrutture con cui combattono ogni giorno sono ancora lì a fare da collo di bottiglia.

Moderatore Davide DellaCasa - Amministratore Delegato Bradek Productions – hanno parlato Pierluigi Bernasconi, presidente Univideo fresco di nomina, il giornalista Paolo Centofanti del portale tech Dday.it e Gian Maria Donà Dalle Rose, presidente IVF (International Video Federation), Federazione che rappresenta a livello internazionale gli interessi dei propri membri in tutte le aree dell’industria audiovisiva, sia a livello politico che legislativo.

L'iniziativa Univideo, volta a comunicare la qualità del (disco) fisico, è partita anche da questa interessante iniziativa di dimostrare la qualità tecnica di un Blu-ray 4K/UHD (Ultra High Definition): contenitore che può arrivare fino a 100 Gigabyte di dati e che può ospitare materiale di altissima qualità, fruibile a patto di possedere un lettore Blu-ray UHD/4K, un televisore (o videoproiettore) e un cavo HDMI di pari livello. Se a questo poi si aggiungesse anche un impianto audio capace di andare oltre la resa dei diffusori del tv stesso, il risultato sarebbe ancor più entusiasmante.

Tre clip provenienti da tre diversi dischi Blu-ray UHD/4K con altrettanti film (Fast & Furious 9, Tenet e Dunkirk) sono state messe a confronto con la visione in streaming (in differita, quindi con materiale scaricato su hard disk di un computer per evitare rischi di “strozzature” del flusso dati in tempo reale). La differenza tra il materiale da piattaforma e quello da disco è stata tecnicamente abissale, in particolare per Tenet di Nolan, dove le panoramiche di una sequenza in mare hanno palesato l'impossibilità del segnale proveniente dalla rete di restituire un quadro visivo che si potesse definire anche solo decente. Identica sorte per l'audio, anche peggiore.

Come sottolineato anche dal dr. Donà Dalle Rose la banda larga in Italia ha ancora troppi limiti, come sperimentato nei numerosi giorni roventi delle partite di calcio quando sono milioni a pretendere di visionare una diretta agonistica in streaming e dove il risultato tecnico è a dir poco penoso. A meno che l'avvento del 5G non sia così rivoluzionario,  inaugurando ben altre “autostrade digitali”, il 4K su disco fisico resterà ancora il punto di riferimento qualitativo del mercato, per godersi in casa propria uno spettacolo unico.

La speranza è che questo incontro possa essere uno dei tanti promossi da Univideo, auspicandone di nuovi possibilmente aperti anche al pubblico, in cui approfondire ulteriormente l'argomento Home Video. Perché in Italia c'è effettivamente bisogno di promuovere la cultura della qualità e occorre aprire occhi e orecchie a chi il cinema lo ama e desidera viverlo al meglio. Perché si può vivere il cinema in casa propria anche senza spendere cifre esorbitanti, purché l'ambito tecnico giustifichi l'investimento, grande o piccolo che sia, dell'appassionato.

Anche con le vendite del fisico in decrescita, di collezionisti in Italia ce ne sono ancora tanti, pronti ad acquistare l'ennesima copia dello stesso film per contenuti extra diversi, packaging e diversa produzione editoriale, per nuove o diverse versioni dell'opera, per ascoltare il commento dei creativi che l'hanno realizzata, possedere l'edizione limitata/numerata. Per avere sempre a disposizione il film, senza vivere nel dubbio che la piattaforma streaming di turno lo elimini dalla propria offerta. L'importante è non abbassare la guardia (tecnica) in questo settore, rilanciarlo e dimostrarne le potenzialità per il video ma anche per le nostre tracce audio, quelle italiane ancora oggi troppo spesso mal considerate anche quando si tratta di blockbuster multimiliardari.