Mick Gordon Vs. Bethesda: ready? Fight!

Viaggio nella polemica che ha portato il musicista australiano ad allontanarsi dalla colonna sonora di uno dei giochi del momento: Doom

Mick Gordon Vs. Bethesda: ready? Fight!
di Giancarlo Valletta

Come forse già saprete, i due recenti capitoli aggiuntivi di Doom Eternal non vedono il grandissimo Mick Gordon a firmare le musiche dei DLC. Dopo l’uscita dell’ultimo shooter Id Software, il musicista australiano si è “sfilato” dalla sua collaborazione con Bethesda, non senza uno strascico polemico, palesato sulle sue pagine social e ripreso in gran parte dai suoi fans che hanno sostenuto le ragioni alla base del suo “rage quit”. La polemica innescata da Mick Gordon, compositore della colonna sonora di Doom Eternal ha solide basi. Senza dubbio nel mixing dell’opera -che a detta sua è stato fatto senza interpellarlo- sono state operate delle severe compressioni dinamiche che ne hanno fortemente penalizzato la qualità, e quindi l’espressività.

Facciamo un passo indietro. Quello che lamenta Gordon è un uso massivo del DRC, ovvero del Dynamic Range Compressor, che va davvero poco d’accordo in generale con la musica, ma in modo particolare sia con il genere Heavy Metal che con i cori utilizzati nella soundtrack. Comprimere la dinamica vuol dire evitare che il contenuto audio possa avere dei picchi che possano mettere in crisi i sistemi di riproduzione. Perché si fa ? La risposta è molto semplice, e purtroppo comune anche a buona parte delle incisioni musicali in commercio. Con cosa ascoltiamo infatti ? Buona parte della nostra giornata la passiamo con lo smartphone in mano o in macchina in mezzo al traffico. Quindi utilizziamo come principali mezzi di riproduzione il cellulare o lo stereo della macchina.

Mick Gordon

E un videogioco come lo giochiamo ? Quasi sempre con una coppia di piccole casse, che davvero poco riescono a riprodurre. E se cerchiamo, con uno qualsiasi di questi mezzi, di ascoltare un contenuto a gamma dinamica intera sentiremmo distorsione in caso di picchi dinamici forti, e quasi nulla nei pianissimo, proprio perché nessuno di questi sistemi ha una anche solo accettabile capacità di risoluzione dinamica. Pertanto la DRC, la compressione dinamica, è una pratica INDISPENSABILE per uniformare i contenuti e fare in modo che essi possano essere fruibili con qualsiasi sistema di riproduzione. I picchi dinamici vengono “ingoiati” letteralmente, abbassati di livello, mentre i pianissimo, i piccoli dettagli, sono enfatizzati, in un minestrone infernale, insomma. Quello della nonna, che metteva qualsiasi cosa fosse avanzata in frigo, tanto nessuno se ne sarebbe accorto. E pensare che Baremboim nel suo “La musica sveglia il tempo” ha affermato che il primo ingrediente della musica è il silenzio, che con i sistemi di DRC viene letteralmente stravolto, dovendo esso aumentare i pianissimo e diminuire i fortissimo, senza quasi tenere conto dei silenzi, che del resto molto raramente possono apprezzarsi in un sistema di scarsa qualità.

Ma per fortuna l’uomo è un “oggetto di qualità”, e alcuni appassionati, ascoltando la soundtrack di Gordon all’interno di Doom Eternal, si sono accorti che qualche cosa non tornava. Del resto gli ingredienti erano tutti ad alta dinamica, Heavy Metal e soprattutto un coro: lo ripetiamo, un mix infernale da digerire per un DRC. L’idea dell’artista era originale: far realizzare il brano Kar En Tuk da un eclettico gruppo di vocalist heavy metal, provenienti da diverse esperienze e background, con in comune la passione per DOOM. Frutto di un’audizione aperta, il coro ha incluso nomi del calibro di Tony Campos (Ministry; Static X), Sven De Caluwé (Aborted), Linzey Rae (The Anchor), e molti altri. La lirica è stata creata mettendo insieme frammenti di un’antica e misteriosa lingua che rievoca le origini dello Slayer. Insomma, i contenuti c’erano tutti, e non solo nel brano Kar En Tuk, ma anche in tutti gli altri, e certo mortificarlo in quel modo è stato davvero troppo.

Ma a questo punto c’è da fare una considerazione più ampia che riguarda la bassa qualità dei sistemi di riproduzione e la conseguente limitazione creativa alla quale sono costretti gli artisti. Una lancia, prima di tutto, spezziamola a favore del povero Mick Gordon, la compressione dei suoi brani è stata fatta in modo troppo massivo: c’è modo e modo di fare DRC, e nel suo caso dire che hanno usato l’accetta significa essere riduttivi. Dall’altra parte, però, lo abbiamo visto, è indispensabile diminuire la dinamica; anche le incisioni più elitarie, di un album Jazz o di classica per esempio. Tutto deve passare per un minimo di compressione dinamica, di “aggiustamento selettivo” che omogeneizza, tra l’altro, i diversi livelli tra di loro. Il problema è che ad oggi, con la scarsità dei mezzi di riproduzione che dispone la massa, il range dinamico al quale è necessario attenersi è quasi inesistente, e chi fa post-produzione deve faticare moltissimo per non mortificare la creatività, cercando di rendere l’arte il più possibile espressiva, utilizzando una tavolozza che permette troppi pochi colori. Ci dedicheremo con alcuni speciali ai formati audio e alla compressione, così da far capire meglio al nostro lettore cosa vuol dire compressione, che non si opera solo a livello di mixing, ma che viene poi effettuata “ancora” quando si scelgono formati Lossy (con perdita) come l’MP3 per sentire la musica !