Lupin: l'evoluzione della specie secondo Netflix

Tiscali GameSurf

Anno nuovo, Lupin nuovo. Già perché con l’arrivo del 2021, su Netflix sbarca la nuova serie TV ispirata ad uno dei ladri più conosciuti dell’universo ma che nella realtà dei fatti non ha nulla a che vedere ne con i romanzi originali del primo novecento di Maurice Leblanc (da cui trae comunque ispirazione il protagonista) ne tanto meno con la serie animata creata da Monkey Punch. Stiamo ovviamente parlando di Lupin, lo show in salsa francese creato da George Kay e François Uzan, intepretato dal protagonista del film Quasi AmiciOmar Sy.

Vendetta in salsa letteraria

Come anticipato in sede di apertura, il Lupin di Omar Sy è in realtà molto distante dall’idea del ladro gentiluomo conosciuto nei libri. A dirla tutta il protagonista non è nemmeno il “vero” Arsene Lupin ma Assane Diop, un uomo apparentemente “tranquillo” con una vita tutt’altro che perfetta dietro al quale si cela in realtà un ladro dotato di un’intelligenza sopraffina in grado di mettere a segno furti incredibili, sfruttando proprio quanto imparato in adolescenza anche attraverso i romanzi di Maurice Leblanc (non a caso tutti i nomi utilizzati nei colpi saranno l’anagramma proprio di Arsene Lupin).

Le azioni non saranno tuttavia fine a se stesse ma faranno parte di un piano ancora più grande atto a riabilitare l’onore del padre Babakar, un umile autista della facoltosa famiglia Pellegrini finito suicida dopo l’ingiusta accusa di furto di una preziosissima collana, orchestrata in realtà proprio dal capofamiglia e datore di lavoro dell’ignaro Babakar, Hubert Pellegrini.

Peccato che ad investigare sulla serie di furti sarà proprio un appassionato dei romanzi dei Lupin, abile nel comprendere fin da subito le similitudini fra gli schemi di Diop e quelli descritti nei libri e con il quale intraprenderà una lunga caccia al gatto col topo densa di azione e frequenti colpi di scena.

Buona la prima

Sulla falsariga di quanto già visto anche in serie quotate come La casa di Carta, anche in quest’occasione Netflix ha ben veduto di suddividere la prima stagione di Lupin in due mini blocchi di cinque puntate, sufficienti sia per farsi un’idea dell’evoluzione della trama che per preparare lo spettatore al vero e proprio atto conclusivo di questa prima stagione della serie.

Le cinque puntate disponibili dall’otto gennaio introducono alla perfezione sia i diversi protagonisti che le relative storie, con un’evoluzione tutto sommato apprezzabile ed in cui non mancano colpi di scena utili per tenere lo spettatore nella “giusta tensione”.

In questo senso il prodotto targato Netflix conferma nel migliore dei modi le premesse, affidandosi ad uno script sicuramente solido ed ad attori tutto sommato di spessore in cui emergono (e non potrebbe essere altrimenti) in maniera preponderante le doti di Omar Sy.

Come detto stiamo comunque parlando di una trasposizione decisamente contemporanea del classico Lupin, fatto questo che potrebbe far storcere un po’ il naso ai più integralisti ma che nella realtà dei fatti si dimostra decisamente funzionale anche in considerazione del cast scelto e della volontà di seguire a proprio modo la strada già battuta con successo da produzioni tutto sommato simili, come lo Sherlock moderno di Benedict Cumberbatch.

Una serie, insomma, che almeno stando alle prime cinque puntate sembrerebbe avere una propria ragion d’essere e che continuando così potrebbe tranquillamente aspirare a diventare una presenza fissa (o quantomeno più lunga) del ricco bouquet firmato Netlifx.