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Speciale Luck: Quando la fortuna ti sorride per poi prenderti a schiaffi

Con colpevole ritardo alla programmazione USA arriva anche in Italia Luck, la serie TV interpretata dal grandissimo Dustin Hoffman

di Claudio Pofi

Il mondo delle scommesse e la selva di folli che l'ha eletto a propria dimora. Luck significa fortuna, come quella che bacia i quattro consumati scommettitori Jerry (Jason Gedrick), Marcus (Kevin Dunn), Renzo (Ritchie Coster) e Lonnie (Ian Hart), che dopo aver trascorso una vita agli ippodromi uniscono le forze e in una sola memorabile giornata mettono a segno un colpo clamoroso,  scoprendosi in seguito più spaesati e deboli che mai. Luck come la fortuna che non ha arriso ad Ace Bernstein (Dustin Hoffman), che esce dal carcere dopo aver scontato tre anni per un'operazione illecita conclusasi con lui a fare da capro espiatorio, e ora trama vendetta. Luck come la fortuna del trainer Walter Smith (Nick Nolte), che ha vissuto da sempre tra i cavalli e sente di avere per  le mani un fantastico purosangue ma preferisce mantenere un profilo basso. Luck come la fortuna che gira alla grande per il losco allenatore Turo Escalante (John Ortiz), il quale non esita a mettere in atto qualsiasi strategia per far primeggiare la propria scuderia.

Racconto corale tra esistenze intrecciate e azzardate, dove la scommessa può spingere a mettere in gioco molto più che una manciata di soldi. I nove episodi prodotti per il canale statunitense HBO hanno avuto origine tra il 2011 e il 2012 e sfortunatamente non sono mai approdati sul circuito italiano. Ora Sky Atlantic fa un bel regalo agli appassionati di serie drammatiche offrendo questo Luck, lussuosissima prima e purtroppo unica stagione prodotta da Dustin Hoffman che vede il coinvolgimento in qualità di co-produttore esecutivo e regista il maestro Michael Mann (Collateral, Insider, Heat – La sfida tra i tanti). La sceneggiatura è stata interamente curata da David Milch, consumato creatore di storie per alcune delle più significative e coinvolgenti serie tv nel corso dei decenni, ricordando Hill Street giorno e notte, New York Police Department e Deadwood.

Nel cast l'outsider è senza dubbio Dustin Hoffman, bravo ma con un livello di glacialità un po' col pilota automatico e incapace di far dimenticare performance attoriali di altro livello, tra le tante quella del gangster Dutch Schultz in Billy Bathgate del 1991. Un ruolo apparentemente defilato il suo, di un personaggio che può permettersi di restare fuori dalla mischia, sorta di re detronizzato che ha trascorso tre anni della propria vita a pianificare una dolce vendetta. Il resto del cast offre un parterre de roi come sempre accade quando a metterci lo zampino è Michael Mann.

Per coloro che lo seguono a partire dall'esordio con il fulminante Thief – Strade violente del 1981 non mancheranno corsi e ricorsi non solo quanto a volti: in Luck ritroviamo quelli di Barry Shabaka Henley e John Ortiz, incrociati qualche anno prima nella strepitosa versione cinematografica di Miami Vice (di cui Mann è stato regista nonché curatore dell'iconica serie tv anni '80), ma qualche raffinato cultore avrà anche intercettato in almeno un paio di occasioni elementi della colonna sonora che accompagna il prologo di Heat – La sfida, altro capolavoro di Mann. Non ultima la solida presenza di Nick Nolte (48 ore, Addio al re, Ricercati: ufficialmente morti tra i tanti), Joan Allen (Tempesta di ghiaccio, In cerca di Bobby Fisher) e Ted Levine (Heat – La sfida, Il silenzio degli innocenti).

Per Luck il grande Michael Mann ha firmato lo strepitoso episodio pilota. Bastò il riscontro di pubblico su quello per convincere a mettere subito in cantiere una seconda stagione. Sin dal prologo ci si rende conto della coralità del racconto, di quanto Milch abbia studiato ogni singolo personaggio con un meccanismo a orologeria che resta tale solo nel corso delle prime puntate, poi sfilacciandosi e perdendo mordente. Ben presto ci si rende conto che il massimo della tensione e dell'epicità sono raggiunti solo nel corso delle gare ippiche, girate con una maestria tale da far impallidire alcune delle migliori pellicole di genere come Phar Lap (1983) e Seabiscuit (2003). Il volume di riprese, angolazioni durante le corse, la capacità di caricare l'adrenalina tra montaggio visivo e sonoro sono spesso memorabili, ma il divertimento resta tale per la breve durata di una corsa.

Non dimentichiamo poi che dietro la macchina da presa della serie si sono succeduti altri talentuosi registi: Allen Coulter (serie X-Files e Millennium), Mimi Leder (Deep Impact, The Peacemaker), Brian Kirk (City Of Crime), Phillip Noyce (Giochi di potere, Ore 10: calma piatta). In tal senso è indubbio che questo Luck per quanto breve ha molto da dire, per la classe di chi vi ha partecipato e una mise-en-scène molto più cinematografica che televisiva. Eppure qualcosa non ha funzionato.

Nonostante l'iniziale successo di audience l'attenzione è andata sempre più in calando, a dimostrazione che pur in presenza di mostri sacri tra cast e troupe (tra i direttori della fotografia anche il gigante Stuart Dryburgh, curatore della luce di opere come Æon Flux, The Beach e Men in Black: International, tra i tanti) a volte il feeling non scatta veramente. Lo share delle ultime puntate del 2012 calato anche del 55%, ciononostante la produzione meritava di scommettere su una seconda stagione ma quella che è mancata è stata proprio la fortuna.