L’audio “indossabile”, la nuova frontiera della riproduzione

L’audio “indossabile”, la nuova frontiera della riproduzione
di Giancarlo Valletta

Grazie alla tecnologia, sia degli altoparlanti che dei finali di potenza, è adesso possibile creare dei prodotti estremamente compatti da poter sistemare in oggetti dove fino a ieri era impensabile poter alloggiare un sistema di riproduzione.

Non sono una novità gli occhiali con gli speaker bluetooth, i caschi per bicicletta, le neckband, o i Woojer, ovvero quei dispositivi indossabili che fungono da subwoofer. Cerchiamo di analizzare la tendenza, più sfaccettata di quanto si immagini, facendo un quadro di insieme sulle tecnologie impiegate e sulle prospettive future.

All’inizio fu smartphone, anzi il mercato militare

In realtà ogni innovazione consistente, ogni prodotto dove c’è stato bisogno di tanta ricerca e sviluppo non viene certo sviluppato per il mercato consumer che non garantisce volumi certi di business. Certe tecnologie, software, metodologie di approccio, miniaturizzazione, sono sempre mutuate dal mercato delle ricerche militari, sempre molto più avanti rispetto a quanto non sia il livello di sofisticazione nel campo del commercio al minuto. Basta dare una occhiata al mercato dei device per lo spionaggio (www.spiare.com solo per fare un esempio) per rendersi conto del grado di sofisticazione di certe tecnologie, e quello che troviamo in commercio è sempre almeno un passo indietro rispetto allo stato dell’arte.

La più grossa rivoluzione nel consumer è senza dubbio stata quella del telefono cellulare per come lo conosciamo adesso, e anche molto più grande di quanto non fu quella del TV a schermo piatto di inizio anni ’90. Smartphone, che soprattutto per le parti radio si sono avvalsi delle ricerche -lo dicevamo- nel campo bellico, ma non di meno molti degli sforzi propulsivi si sono concentrati anche nel campo dell’audio. Altoparlanti piccolissimi ma con una discreta risposta in frequenza, e che dovevano/devono riprodurre il suono non solo e non più della sola voce, ma anche musica, collegati con amplificatori minuscoli, ma sufficientemente potenti.

Parallelamente anche il mercato delle batterie ha fatto passi da gigante, riuscendo ad ottenere sempre maggiore energia per cm2. Tutti questi ingredienti permettono di realizzare, oramai, qualsiasi device audio di qualsiasi grandezza, del resto non è una novità -solo per fare un esempio- poter effettuare una conversazione dal proprio smartwatch.

Tante faccie della stessa medaglia

Su questa falsa riga sono nati moltissimi device audio con specializzazioni diverse, tutti particolarmente compatti. Dalle cuffie BT intraurali, oramai dotate di doppio driver e sistemi di noise cancelling molto sofisticati, ad arrivare agli occhiali con speaker e microfono, poi i neckband, ovvero prodotti “da collo” utili sia per l’ascolto della musica che di colonne sonore e/gaming, oppure surrogati molto efficienti di subwoofer, i Woojer, sia in versione compatta per utilizzo quotidiano, che per uso gaming o ascolto casalingo. Insomma prodotti per ogni gusto e per qualsiasi palato.

Tralasciando il mercato delle cuffie, più “tradizionale”, addentriamoci nel dettaglio dei molti nuovi device che offre il mercato e nelle loro prestazioni.

Primi tra tutti, gli occhiali dotati di speaker e funzioni avanzate. Capostipite e griffati i Ray Ban Stories, i quali oltre ad avere speaker e microfono hanno anche una telecamera integrata

e i BoseFrames Rondo o Frames Audio

oltre ad alcuni atri prodotti, che piuttosto di essere basati sull’utilizzo di altoparlanti, si basano sulla conduzione ossea, ideata dalla compianta Jawbone, azienda che aveva fatto la sua fortuna proprio con auricolari BT per telefono, ma che è poi fallita per altri motivi.

La conduzione ossea fa si che le vibrazioni del suono siano trasmesse tramite le ossa della mascella, e può essere affiancato da un piccolo altoparlante, con risultati davvero sorprendenti. La stessa tecnica viene utilizzata anche da alcuni auricolari BT. Ottimo prodotto è il VOCALSKULL

Tra le neckband due spiccano in particolare, entrambe prodotte dalla Sony. La SRS-NB10 è stata la prima introdotta in commercio, ed è più un sistema per la conversazione telefonica, seppure offre discrete prestazioni nell’ascolto della musica.

tutt’altra cosa la nuovissima SRS-NS7, davvero un piccolo capolavoro. Si adatta senza necessità di altri device ai TV Sony Bravia XR, o tramite l’adattatore WLA-NS7 ad altri TV o sorgenti audio. La parte del leone la fa la app dedicata (ios o Android) che analizza la forma dell’ orecchio con la app 360 Spatial Sound Personalizer in modo da ricreare gli effetti di circondamento cuciti su misura per il nostro padiglione auricolare. E’ compatibile Dolby Atmos, oltre che DD, ovviamente, e può essere tranquillamente utilizzata anche dai gamers. Utilizza una serie di piccoli altoparlanti a membrana piana tecnologicamente avanzatissimi, e in grado di ricostruire un palcoscenico estremamente ricco.

Molto belli, poi, i Woojer, dei veri e propri subwoofer dei quali abbiamo già parlato (inserire link all’articolo). Si chiamano Vest, ed è una vera e propria sorta di zaino e poi Strap che è invece un singolo device. Tramite delle “teste vibranti” fanno in modo da trasmettere al corpo le sole vibrazioni delle basse frequenze, simulando la presenza del subwoofer. Sono BT, e hanno poi la loro uscita per le cuffie.