La crisi dei chip nel mondo del gaming e non solo

Gli effetti della pandemia e di particolari situazioni geo-politiche si riflettono anche sul nostro modo di giocare. Ecco come

La crisi dei chip nel mondo del gaming e non solo
di Giancarlo Valletta

Gli eventi pandemici ci stanno insegnando ad apprezzare di più e meglio l’intrattenimento casalingo, e un posto in prima fila in questa riscoperta lo ha senza alcun dubbio il Gaming…, ma… s’è sempre un ma…..

Inutile dire perché siamo stati costretti a casa, questo lo sappiamo tutti, fin troppo bene. E sappiamo altrettanto bene quanto questo ci abbia fatto apprezzare meglio alcune cose, come il mondo del Gaming, che in questo brutto periodo ha subito uno spaventoso incremento. E se nel male bisogna vedere sempre anche il bene, questo è stato senza dubbio uno dei vantaggi di questa pandemia. Il mercato se ne è giovato, facendosi trovare preparato, pronto per dare una risposta immediata alle esigenze dei clienti. Lo ha fatto -soprattutto nella prima ondata - tramite prodotti già presenti a magazzino, riuscendo -a parte alcuni casi come quello della PS5- a soddisfare le esigenze.

Poi, man mano che i cordoni si sono slacciati, e le fabbriche hanno ricominciato ad aprire i battenti, sono cominciati a venire fuori i primi problemi, acuiti dalla distruzione per un incendio della AKM, Asaki Kasei, azienda che fabbricava non solo DAC ma anche DSP e molti altri chip indispensabili per le “nostre” elettroniche. Ma non è certo solo questo l’elemento di disturbo di un mercato sempre più "just in time": le attese per lo scarico di una nave dall’oriente sono adesso di due settimane (contro le 24/48 ore normali), e il costo di un container è decuplicato, letteralmente. E dobbiamo anche pensare che sia a livello produttivo che del trasporto, il virus sta facendo ancora segnare fortemente la sua presenza, tra chi è in quarantena e chi lo ha contratto, anche se vaccinato.

Sembra, poi, e la notizia è stata ribattuta da molte agenzie a livello mondiale, che la Texas Instruments, leader nella produzione di chip per realizzare alimentatori e sistemi di regolazione non sia stata e ancora non è in grado di aumentare la produzione, trascinandosi appresso la produzione dei chip che necessitano di questi componenti. Stiamo assistendo quindi a un paradosso, che vede il mondo produttivo assolutamente non in grado di fare fronte all’offerta, e questo non solo nel mondo Gaming e della tecnologia in generale, ma anche nell’Automotive, solo per fare un esempio, tanto da far lievitare in modo assolutamente inedito il mercato dell’usato a tutto tondo.

Finirà nel 2022? C’è chi parla di 2023 altri di 2024. Comunque lo si veda questo enorme problema non sembra potersi risolvere in tempo rapidi. L’esplosione della domanda provocata dalla ripresa post-covid (ma ci stiamo ancora dentro) ha generato una crisi senza precedenti dell’offerta produttiva, la cui unica soluzione è quella di costruire nuovi impianti produttivi, cosa assolutamente non attuabile in tempi brevi. Fatto sta -e lo si è visto al CES appena concluso- le novità dei principali produttori -quelli che c’erano- sono tutto sommato poche, e quelle che ci sono alla fine si fermano al prodotto esposto in fiera, guai a chiedere delle previsioni di consegna, soprattutto in mercati come il nostro, che ha un peso specifico inferiore rispetto a quello di molti altri. Ma c’è un altro dato da considerare: la domanda potrebbe crescere ancora, creando un ulteriore squilibrio e spostando ancora in avanti il punto di bilanciamento.

La Boston Consultin Group (Bcg) ha pubblicato un grafico molto interessante che mostra l’incremento dei microchip dal 1990 ad oggi, moltiplicata per 15, mentre del 15% ad oggi la domanda supera l’offerta, un gap davvero enorme da colmare. Quello che succederà nel futuro prossimo e remoto, nessuno lo sa esattamente, dobbiamo quindi affidarci ad alcuni importanti attori del mercato per fare qualche considerazione. La AMD afferma che già dalla seconda metà del 2022 i tempi di attesa per la fornitura di chip diminuirà drasticamente, mentre meno ottimisti sono sia StMicroelectronics che Intel, i quali parlano entrambi di metà 2023 per un “parziale” equilibrio, non ostante le loro linee produttive lavorino 7/7, 360 giorni all’anno.

Il maggior produttore mondiale di chip poi, la Taiwan Semiconductor, ha annunciato verso la fine del 2021, che investirà 100 miliardi di dollari per aumentare la produzione, simile tenore per Samsung, che aumenterà di 1/3 gli investimenti esclusivamente nella fabbricazione di chip nei prossimi tre anni mettendo sul piatto oltre 205 miliardi di dollari. Ad Agrate, poi, la StMicroelectronics sta ampliando lo stabilimento di Wafers (il supporto dei chip) e Bosch ha inaugurato a Dresda una nuova fabbrica di semiconduttori. Insomma, ne verremo fuori, senza dubbio. Probabilmente nel 2023, volendo fare una media tra i vari annunci e più forti e strutturati di prima.