Intervista a Simone Pittau

Intervista a Simone Pittau
di Giancarlo Valletta

Simone Pittau è un musicista sardo classe ’70 di grande talento. Ha calcato i migliori palcoscenici ed è stato violinista nell’orchestra di Ennio Morricone, ma solo per fare un nome. La sua carriera si è intrecciata fra tour mondiali, direzioni di orchestra, festival, composizioni e incisione di dischi a vario titolo. Una delle sue chicche, la direzione della London Simphony Orchestra agli Abbey Road Studios, secondo italiano in assoluto nella storia dei celebri studi di Londra. Parlare con Simone è sempre occasione di arricchimento, a tutto tondo. Abbiamo colto l’occasione della cattiva trasposizione della colonna sonora di Doom Ethernal, per fargli qualche domanda sullo stato dell’arte della musica, a 360°, dall’esecuzione fino alla registrazione. Davvero interessante leggerlo.

GV: Simone, la colonna sonora di Doom Eternal ha subito una compressione dinamica talmente severa da far lamentare una discreta fetta di appassionati. Per rendere fruibili i contenuti a un ampia pletora di riproduttori, se ne fa oramai un uso smodato. Tu cosa ne pensi del suo utilizzo, e quanto la post-produzione modifica il contenuto artistico della musica ?
SP: Musicalmente parlando sono un tradizionalista: sinceramente non mi trovo a mio agio con chi snatura un prodotto musicale come nel caso della colonna sonora di Doom Eternal che presenta una compressione del suono davvero estrema. Si dovrebbe sempre partire dalla MUSICA, l’elettronica dovrebbe essere uno strumento di supporto, non di modifica.

In post produzione succede di tutto, ma ciò dipende specialmente dall’artista con cui si lavora. Come violinista nella mia lunga collaborazione (17 anni) con il grandissimo Maestro Ennio Morricone, mi è capitato di incidere numerose sue colonne sonore e non c’è mai stata in post produzione alcuna modifica, anzi c’è sempre stato il rispetto totale per la musica e per la purezza del suono nella sua natura. In altre occasioni, invece, mi è capitato di incidere dei brani che in fase di post produzione hanno subìto una letterale trasformazione rendendoli quasi irriconoscibili.

GV: Quanto per te è importante che la “catena della qualità” sia rispettata ? Una accurata registrazione, la post produzione e l’utilizzo di strumenti di riproduzione in grado di garantire una certa qualità ? Non è svilente per un musicista sapere che una certa parte della sua creatività verrà persa in uno o più degli anelli ?
SP: Frequento gli Abbey Road Studios da quando ancora si usavano i registratori a bobina Studer e quando oggi si ascoltano dei dischi registrati con quei sistemi, in voga fino agli anni 90, la musica possiede un calore e colore che nessuna elettronica dei sistemi odierni può garantire. Parlando di estremi opposti, la compressione dinamica è distante anni luce dal concetto di qualità, potrebbe portare ad un prodotto insignificante per l’orecchio, ad un suono privo di vita e ciò avviene principalmente con la musica elettronica. Purtroppo oggi, per motivi economici, tante colonne sonore vengono realizzate con dei suoni campionati, l’elettronica è talmente avanti che si riesce a riprodurre il suono di un’orchestra fittizia, ottenendo anche dei discreti risultati con un modesto lavoro di compressione dinamica. 
Ma se si ricerca la qualità del suono, questa la si ottiene con le Orchestre formate da fior di professionisti, la London Symphony Orchestra ne è un esempio: ha inaugurato gli Abbey Road Studios nel 1931 con Edward Elgar sul podio e da allora ha inciso negli anni delle colonne sonore di film storici come Star Wars, Titanic, Braveheart, la saga di Harry Potter, per citarne solo alcuni, ottenendo sempre un eccelso risultato musicale. Mi permetto di dire che tutto ciò che è innaturale va a scapito della qualità, anche in musica.

GV: Nell’arco della tua lunga esperienza avrai partecipato a tante sessioni di post-produzione. Quando è importante che il musicista ne prenda parte attivamente?
SP: Il lavoro di post-produzione è l’ultima fase di un progetto discografico e la considero la più importante in assoluto: riguarda l’ottimizzazione dei volumi e il bilanciamento delle varie sezioni dell’Orchestra o dell’Ensemble musicale che prende parte all’incisione discografica. Nel mio caso, che sia un prodotto da me diretto o suonato, il lavoro di post-produzione è identico: far risaltare tutti gli aspetti musicali, per me fondamentali, studiati nelle partiture in fase di pre registrazione.  Questo lavoro tecnico ovviamente non mi compete, non può essere svolto da me. Fondamentale è avere a fianco un grande ingegnere del suono, al quale trasmettere gli aspetti musicali sopra citati, e il cui compito sia ottimizzare le tracce affinché siano fruibili su qualunque sistema/supporto in grado di riprodurre la musica.

 
GV: Le colonne sonore sono in grado di coinvolgere e portare l’appassionato di videogiochi come il cinefilo dentro l’esperienza. Tu, che sei stato anche al fianco di un gigante come Ennio Morricone, come ti ispiri quando devi comporre una colonna sonora ?
SP: Che siano cartoni animati, videogiochi o film, la potenza della musica conferisce significato alle immagini, le arricchisce ulteriormente come i colori su un dipinto. Le musiche di Morricone sono un grande esempio. Da bambino suonavo gli arrangiamenti musicali dei brani di Morricone nella Banda Musicale del paese, mai avrei immaginato che un giorno avrei suonato per il mio mito. L’esperienza come violinista con il premio Oscar, lunga 17 anni, è stata formativa sia a livello umano che professionale e di profonda ispirazione. Con lui ho girato il mondo suonando in luoghi prestigiosi e incidendo numerose colonne sonore. Il Maestro ha sempre apprezzato i miei progetti e tra i tanti regali che mi ha riservato c’è una preziosa dichiarazione che scrisse, inerente al mio CD con la London Symphony registrato agli Abbey Road Studios.
Sono tanti i musicisti che mi ispirano oltre Morricone: Mahler, Mozart, Beethoven, Strauss, Ravel, Debussy, Pat Metheny, Chick Corea, Al Jarreau, solo per citarne alcuni. L’ispirazione è apparentemente casuale e può emergere in qualsiasi momento. Sono molto legato alla mia Sardegna, la sento interiormente con tutta la forza della sua storia e della sua natura, con i suoi angoli di paradiso più incontaminati contribuisce a forgiare i miei istinti musicali.
Imprescindibile per me è che la musica che scrivo abbia un significato, che sia per una colonna sonora o altro.

GV: Sei tra i primi Direttori D’Orchestra italiani ad aver registrato ai mitici Abbey Road Studios: che effetto fa calcare un palco dove è passata tutta la storia della musica moderna e contemporanea ?
SP: Sono il primo Direttore d’Orchestra italiano dopo il Maestro Claudio Abbado ad aver inciso negli Abbey Road Studios. Ciò è avvenuto con l’orchestra dei miei sogni. Provenendo da una famiglia di musicisti, sono cresciuto ascoltando tantissime incisioni discografiche con quell’orchestra, affascinato dalla loro filosofia del suono, ben distinto e coeso tra le sue sezioni: la London Symphony Orchestra. 
L’emozione è stata immensa! Varcavo gli Abbey Road Studios durante i miei studi all Guildhall School of Music di Londra, sempre a seguito della LSO, e mai avrei immaginato di incidere un disco con loro, in quel tempio della musica. Non riesco a trovare le parole per descrivere le sensazioni che ho provato in quei giorni. Penso di aver maturato la consapevolezza di averlo fatto veramente solo dopo un mese circa.
Sono grato a tutti gli artisti dell’Orchestra e allo staff tecnico degli Studios, per la professionalità e la disponibilità. Ma sono grato soprattutto all’Inghilterra che permette ai giovani di esprimere il loro talento, supportandoli in ogni modo. Purtroppo in Italia avviene l’esatto contrario e i giovani sono costretti a scappare per sempre.


GV: Siamo in un momento di forte crisi creativa, i giovani si accontentano di musica che ha spesso modesti contenuti, come si può invertire questa tendenza ed educare le nuove generazioni ad ascolto attento e critico ?
SP: Per prima cosa vorrei dire che oggi la musica viene ascoltata male, i centri commerciali hanno contribuito alla scomparsa dei negozi di alta fedeltà e la musica la si ascolta su supporti audio scadenti, che tolgono alla musica il 90% del suo significato, della sua profondità. Ma il vero problema, che ritengo sia il principale, sta nel fatto che i giovani italiani non conoscono la musica. Abbiamo una storia musicale che ci invidia il mondo intero, grazie ai vari Rossini, Verdi, Puccini, Bellini, Donizetti, la lista è veramente lunga. Purtroppo in Italia siamo fermi nella programmazione didattica, a differenza delle altre Nazioni dove la musica è una materia obbligatoria come la matematica, in tutte le scuole. I giovani all’estero studiano musica come disciplina educativa fondamentale già dalla scuola dell’infanzia, fino all’università, in un coerente percorso didattico. Inoltre, chi contribuisce al disorientamento musicale dei giovani in Italia, sono i media che propongono i “reality show” come unico modello appetibile da raggiungere. 

Nel mio piccolo sto cercando di dare il mio contributo per avvicinare i giovani alla musica: 
nel 2004 ho fondato l’Orchestra da Camera della Sardegna con la quale svolgiamo annualmente una stagione concertistica di Musica Classica portando la grande musica nei piccoli centri dell'isola; 
nel 2008 ho fondato il “culturefestival” una rassegna annuale itinerante che partendo dal Jazz abbraccia diversi generi musicali e in tanti anni di attività, numerosi sono stati gli artisti di fama internazionale che hanno partecipato ai due progetti, dei quali abbiamo avuto la presidenza onoraria del Premio Oscar Ennio Morricone.

Oltre ai Concerti, in entrambi i progetti è attivo il settore dedicato alla didattica rivolta ai giovani. Realizziamo lezioni Concerto nelle scuole durante l'anno e in Agosto, nel centro della Sardegna, in un piccolo Comune Medievale chiamato Santu Lussurgiu, si svolge l’International Summer Music Festival che oltre ai concerti comprende delle master class frequentate da giovani che arrivano da tutto il mondo. Gli studenti possono perfezionarsi con le Prime parti della London Symphony Orchestra, Wiener Symphoniker, Orchestre des Bayerischen Rundfunks di Monaco, Orchestre des Champs Elisées di Parigi e con diversi docenti provenienti dalle migliori scuole Europee di Musica, come la Guildhall School of Music e la Royal Academy of Music di Londra, la Hochschule fur Musik H. Eisler di Berlino, l’Instituto Internacional de Música de Cámara de Madrid, il Vienna Konservatorium Privat Universitat e la Haute Ecole de Musique di Losanna.

In Italia c’è tanto da fare per i ragazzi e si dovrebbe partire dalle scuole. Sostengo sempre che se i giovani praticassero obbligatoriamente due discipline educative come la musica e lo sport, si risolverebbero molti problemi a livello sociale. Devo ringraziare l’Inghilterra, che considero 100 anni avanti musicalmente e non solo, rispetto al mondo intero. Quanto sto portando avanti da anni, le numerose collaborazioni internazionali, i progetti discografici, i progetti educational per i giovani con il contributo di grandi musicisti, sono la conseguenza dei miei studi di Violino e Direzione d’Orchestra, compiuti a Londra negli anni 90 presso la Guildhall School of Music. l’Italia dovrebbe prendere come esempio il Regno Unito per scongiurare i nefasti esiti sociali che subiamo tutti ogni giorno. Dovremmo ripartire dall’educazione, dall’istruzione musicale, dalla formazione sportiva dei giovani, altrimenti si continuerà a vivere di storia, di un mediocre presente e di un futuro negato, disperdendo innumerevoli talenti.

Ringraziamo Simone per la sua disponibilità, augurandoci con lui di poterlo ricominciare a sentire presto, seduti tra le poltrone della prossima sala da concerto nella quale si esibirà.