Doctor Strange nel Multiverso della Follia: il cast racconta il film (senza spoiler)

I protagonisti Benedict Cumberbatch ed Elizabeth Olsen e il regista Sam Raimi ci raccontano come è stato per loro ritornare nel multiverso MCU e cosa è successo sul set del nuovo film dedicato a Doctor Strange.

Doctor Strange nel Multiverso della Follia raccontato dal cast
Tiscali GameSurf

Doctor Strange nel Multiverso della Follia è un ritorno per tre dei grandi nomi coinvolti nella lavorazione del film. Per l’attore Benedict Cumberbatch segna il secondo film Marvel da protagonista nel ruolo di Steven Strange, dopo le sue incursioni nei film degli Avengers e in What If...? in qualità di doppiatore.

Per Elizabeth Olsen il secondo Doctor Strange segna la possibilità di mostrare l’evoluzione di Wanda dopo gli eventi della serie Disney+ WandaVision (che vi consigliamo caldamente di recuperare su Disney+ prima di vedere questo film, se non l’avete ancora fatto).

Il ritorno più atteso ed emozionante però è quello di Sam Raimi, regista di horror che hanno fatto la storia recente del genere e della prima, storica trilogia dedicata a Spider-Man, prodotta con un giovane Kevin Feige.

Ecco cosa ci hanno raccontato i tre protagonisti di Doctor Strange nel Multiverso della Follia, ripercorrendo il loro rapporto con i personaggi, l’universo Marvel e l’intensa lavorazione del film.

Sam, tu sei considerato il padrino dei cinecomics: come è stato tornare dopo tanti anni tornare a dirigerne uno?

SAM RAIMI - Beh, c’erano già un po’ di film Marvel come gli X-Men quando io ho fatto Spider-Man, ma la mia impressione fu che Kevin stesse già pianificando una sorta di universo. Sono stato davvero fortunato a poter girare quel film di Spider-Man.

Cosa è cambiato da allora nella lavorazione di un cinecomics?

SM - Tantissime cose, soprattutto sul piano tecnologico. In generale oggi è diventato più semplice fare questi film, la tecnologia ha fatto passi da gigante. Non sto parlando solo degli effetti speciali: il cambiamento tecnologico più importante per me è stato Zoom (ride). Parlare con gli attori in contemporanea in qualsiasi momento, vedere uno schizzo con gli artisti che stanno lavorando dall’altra parte del mondo, riunirsi con 100 persone in simultanea…è fantastico! Per me questa è una delle rivoluzioni più grandi. Quello che non è cambiato sono gli gli interpreti, la loro umanità. I due Benedict, Elizabeth…fanno questi ruoli da tanti anni, li conoscono in profondità: lo si percepisce, stando sul set con loro.

Benedict, ormai interpreti Steven da parecchio: come hai approcciato stavolta il personaggio? È cambiato qualcosa?

BENEDICT CUMBERBATCH - Steven è un personaggio importante in questo momento nel MCU, ma rimane un ousider, non è un leader nato e non aspira ad esserlo nel circolo dei supereroi, eppure in questo momento è “costretto” ad esserlo. Da questo contrasto tra inclinazione personale e responsabilità scaturisce il conflitto di questo film. La pellicola racconterà il costo che paga per essere al contempo un essere umano e uno stregone. Come dice Sam, questo film è uno specchio che gli viene messo davanti e lui è costretto a guardarsi, a vedere sé stesso. Impara molte cose. Steven realizza che è più che tenere sempre il bisturi per il manico, la sua forza sta nella collaborazione con gli altri. Come in No Way Home gli tocca fare da genitore surrogato…ultimamente ha sempre a che fare con adolescenti (ride). Uno dei suoi punti di forza è che non è rigido, impara in fretta…anche a livello emotivo.

E tu Elizabeth? Come è cambiato il modo in cui interpreti Wanda in questo film?

ELIZABETH OLSEN - All’inizio Wanda era questo personaggio molto pragmatico, con pochi elementi molto chiari. In WandaVision esplode, diventa tutto e il contrario di tutto, fino a riscoprirsi figura mitologica. In questo film Wanda continua il suo viaggio alla scoperta della sua nuova identità. Ogni volta che fai una domanda sento dietro di me la presenza di Kevin che incombe (ride). In questo film Wanda ha una sicurezza in sé che deriva da tutte le esperienze che ha passato; una sicurezza che non le abbiamo mai visto. Interpreto l’avvocato difensore del mio personaggio, in un certo senso: difendo la sua prospettiva, anche per quanto riguarda le sue debolezze.

Come ritroveremo Wanda dopo gli eventi di WandaVision?

ELIZABETH OLSEN - Lei sta ancora elaborando quello che sta le è successo la profezia del suo destino…non posso dire niente, solo che è tutto connesso con WandaVision. 

Una domanda un po’ nerd: in caso di scontro, chi vincerebbe tra Wanda e Strange?

EO - Dai, sappiamo tutti come andrebbe a finire.

BC- Lei è ovviamente più forte…però alle volte ad essere più importante non è la quantità del potere, ma come lo si usa.

So che c’erano delle regole molto rigide sul set per quanto riguarda i copioni.

SR - Diciamo che la prassi era ricevere le scene da girare nella loro versione finale non prima di 48 ore (ma spesso anche con tempi più ristretti). Avevano le versioni finali delle battute poco prima di cominciare a girare. Gli attori poi sono così creativi…

OLSEN - Intende che abbiamo opinioni a riguardo (ride).

SAM RAIMI - Girare questo film è stato un processo in continua evoluzione, pieno di complessità. Spesso dovevamo andare dagli sceneggiatori e chiedere cosa sapesse o ricordasse un dato personaggio a un certo punto del film.

Benedict, in questo film sappiamo interpreterai molte versioni di Steven. Come ci si prepara a un ruolo del genere?

BC - Essendo un multiverso, tutti noi interpreti dobbiamo immaginarci in altre versioni del personaggi, figlie di altri contesti. Come interprete lo trovo un grande carburante motivazionale, è una sorta di psicoterapia del personaggio…e anche un po’ per me stesso.

SAI RAIMI - Sia per quanto riguarda Steven sia per Wanda, seguiamo la dualità del personaggio, e, senza fare spoiler, vediamo le sue vere emozioni che provano…e ci saranno anche delle emozioni tristi.

Kevin, come si gestisce un film così grande e atteso senza far trapelare spoiler?

KEVIN FEIGE - Facciamo un sacco di lavoro per evitare gli spoiler ma la realtà che non abbiamo davvero il controllo. Stiamo diventando più bravi, ma No Way Home ha provato che non ci riusciamo (si riferisce alla notizia trapelata dei camei di Maguire e Garfield NdR)…ma questo non pregiudica l’emozione del pubblico, per fortuna.

Cosa ci puoi dire su America Chavez e il suo lato queer, di cui si parla molto in queste ore?

KEVIN FEIGE - È importante che questi film rappresentino la nostra realtà  così com’è e come viene raccontata il mondo dei fumetti. America nei fumetti è lesbica, certo, ma non è solo questo. È una ragazza di 14 anni con tanti problemi e non sono dati dalla sua queerness, ma dal fatto che continui a viaggiare per il multiverso senza avere controllo sul suo potere. Nonostante tutto è una normale adolescente, per come parla e per come si comporta.

Benedict il personaggio di Doctor Strange pensi sia tra quelli che definiscono la tua carriera?

BC - Decisamente sì. Mi ha dato la possibilità di plasmare la carriera ma anche di finanziare piccole produzioni che altrimenti non avrei potuto fare. Inoltre è un personaggio è davvero complesso e al contempo divertente da fare. Io vedo la mia carriera come un viaggio e questo è un tipo di viaggio che puoi fare: la grandezza di questa produzione, il divertimento derivato dalla creatività delle trame e l’impegno richiesto per dare un senso di realismo a un contesto completamente inventato. Per non parlare del pezzetto di New York che abbiamo avuto a nostra completa disposizione per girare.

Quando incontri i fan riesci a capire se sono appassionati del mondo Marvel, di Sherlock o di altri tuoi lavori?

BC  - Sì e no. Alle volte però succede che un fan del MCU mi venga a dire “ti ho adorato ne Il potere del cane”. È fantastico quando succede, amo come i gli spettatori si possano muovere su tutto uno spettro. Spider-Man ha riportato le persone al cinema e alcune poi hanno visto Il potere del cane? Beh, è fantastico.

Sam, puoi dirci qualcosa del lato horror della pellicola? È vero che sarà il primo horror targato Marvel?

SAM RAIMI - Per me è stato emozionante sentire che Kevin voleva “sondare le acque del horror con il MCU”. Ho provato grande orgoglio quando sono stato chiamato per girare proprio questo film. Confermo: ci sono delle sequenze decisamente horror.