Speciale Il Marocco in cinque film

Un viaggio cinematografico al centro del bellissimo stato africano
Livio RicciardelliDi Livio Ricciardelli (13 marzo 2019)

Forse non tutti sanno che...il Marocco è una grande terra di cinema!

Il Regno del Marocco sin dalla sua indipendenza nel 1956 (ma anche prima, quando era un sultanato sotto controllo della Repubblica francese) è stato set di pellicole di grande rilevanza e che in certi casi hanno comportato dei radicali cambiamenti nella storia del cinema.

Pur non avendo una grande tradizione cinematografica nazionale, molte produzioni di grandi potenze cinematografiche (come Usa, India e Regno Unito) hanno scelto i paesaggi e le città del Marocco come proprio set naturale.

Ecco una piccola guida (luogo per luogo, città per città) attraverso 5 film legati fortemente al Marocco.

Prima tappa, Marrakech: L'uomo che sapeva troppo, di Alfred Hitchcock (1956)

Partiamo dalla meta turistica per eccellenza del Marocco: Marrakech, nel bel mezzo del Marocco centrale.

Marrakech è una delle 4 città imperiali del paese ed è di gran lunga la città più visitata dai turisti di tutto il mondo. Notissima la sua immensa Medina, la città vecchia del paese: un dedalo di viuzze e stradine piene zeppe di attività commerciali di ogni tipo. Dalle calzature, all'abbigliamento, dalla ristorazione alla patisserie. Poco distante vi è invece la Kasbah, il primo nucleo cittadino in cui (pur essendo un luogo meno turistico) è ancora possibile assaporare lo stile di vita del paese. Più distante invece (verso la stazione ferroviaria) entriamo nel bel mezzo della Ville Nouvelle, la città costruita durante la dominazione francese e che ospita un gioiello come il Jardin Majorelle, per decenni proprietà dello stilista Yves Saint-Laurent (potete trovarci facili riferimenti a “Colazione da Tiffany” di Blake Edwards, per cui lo stilista curò i costumi).

Il vero capolavoro di Marrakech però è Jamaa el Fna, il centro della Medina di Marrakech e Patrimonio dell'Unesco.

Questa piazza è un'esperienza lunga un giorno: si esibiscono artisti di strada, vi sono bancarelle che vendono succhi di frutta e punti di ristorazione per un cuore pulsante cittadino che non dorme mai.

Nella sua seconda versione de “L'uomo che sapeva troppo” (giusto ricordare come esistesse anche una versione degli anni '30, ma ambientata in Svizzera) Alfred Hitchcock fa iniziare l'azione proprio nella città marocchina. Ed è proprio qui a Jamaa el Fna che James Stewart e Doris Day assistono al fattaccio che determinerà tutto il proseguo del film.

Tra incantatori di serpenti ed artisti di strada, Hitchcock ci regala il suo consueto cameo cinematografico in questo piazzale dall'innegabile fascino.

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Seconda tappa, Essaouira: Otello, di Orson Welles (1951)

Dopo Marrakech è giunta l'ora di spostarsi verso la Costa Atlantica. Siamo ora ad Essaouira, a due passi dall'Oceano.

Il piccolo centro ha al suo interno tutto ciò che si può desiderare a seconda dei gusti dei visitatori: un antico e rinomato porto (con tanto di degustazione di pesce appena pescato), delle torri panoramiche (da cui è possibile vedere tutta la città), un'antica e fascinosa Medina (anche questa patrimonio dell'Unesco), l'Oceano e due isolotti desertici come ciliegina sulla torta.

Il posto è così poetico e unico da essere quasi...familiare. E' infatti qui che la produzione de “Il trono di spade” ha deciso di girare alcune scene della sua saga.

Ma non soltanto: a Essaouira è possibile trovare anche una Piazza Orson Welles. Perché il regista americano scelse la cittadina sull'Oceano come set della sua trasposizione cinematografica dell'Otello di Shakespeare.

Un periodo poco fortunato (siamo agli inizi degli anni '50) per Welles che dopo il successo di “Quarto Potere” aveva visto ridimensionarsi le sue aspirazioni artistiche col clamoroso flop de “L'orgoglio degli Amberson”. Per girare i suoi film spesso doveva dunque affidarsi a capitali stranieri. E attraverso capitali marocchini (allora lo stato marocchino non era ancora indipendente) riuscì a girare la storia del Moro di Venezia, che partecipò come concorrente al Festival di Cannes.

Guardate nel film (in uno splendido bianco e nero) le torri e le mura militari. Non sono a Cipro, ma in Marocco. A due passi dall'Oceano Atlantico.

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Terza tappa,  Ouarzazate: Il gladiatore, Ridley Scott, 1999.

La vera capitale del cinema marocchino però è senz'altro Ourzazate, in quanto sorge una vera e propria industria nazionale: gli Atlas Film Studios.

L'industria degli studios a Ourzazate è però un'invenzione recente e che risale al 1983. Ma risponde ad un'esigenza quanto mai fondata: quella di dar vita ad una vera e propria base logistica per tutte le troupe cinematografiche internazionali che si trovavano in zona per la ripresa di film nel deserto. Già nel 1962 l'inglese David Lean aveva scelto la zona Ourzazate per dar vita al deserto della Siria in “Lawrence d'Arabia". Così come nel 1975 John Huston decise di girare in questa zona “L'uomo che volle farsi Re” con Sean Connery e Michael Caine. Dal 1983 gran parte delle produzioni cinematografiche a stelle strisce che hanno la necessità di realizzare delle riprese nel deserto, scelgono questa cittadina situata nella Valle del Dades, nel Marocco centrale. Anche “Il gladiatore” di Ridley Scott è passato da qui.

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Quarta tappa, Meknes: Il gioiello del Nilo, Lewis Teague, 1985.

Meknes si trova a pochi chilometri dalla ben più celebre Fes. Ma ha il rango di città imperiale così come Rabat, Marrakech e proprio Fes. Qui potete trovare dunque non soltanto un Palazzo Reale. Ma anche una splendida Medina e sopratutto la Bab Mansour, la porta più grande d'Africa.

Anche questa città dunque non poteva sfuggire al desiderio di Hollywood di rappresentare (attraverso i suoi paesaggi) luoghi cinematografici ad uso e consumo della settima arte.

E' il caso per esempio de “Il gioiello del Nilo” con Michael Douglas, sequel del ben più celebre e riuscito “Alla ricerca della Pietra Verda”. Pur essendo un film ambientato in Egitto, gran parte delle riprese sono marocchine al 100%. E con Meknes come set ideale.

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Quinta tappa, Casablanca: sfatare un tabù.

Infine una tappa d'obbligo (prima di tornare a casa, visto che ci troviamo nel principale hub aeroportuale del paese) a Casablanca. Ma attenzione: questa città pur avendo il nome di uno dei più celebri film della storia...non ha nulla a che vedere con la pellicola di Michael Curtiz e con Humphrey Bogart! Il film “Casablanca” fu girato nel 1943 (nel bel mezzo della Seconda Guerra Mondiale) a Los Angeles in poche stanze di qualche teatro di posa. E pur narrando una vicenda ambientata nella città marocchina, è impossibile scorgere al suo interno qualsiasi tipo di riferimento o di paesaggio veritiero legato a questa città. Non soltanto: gli sceneggiatori del film per la realizzazione del film si erano ispirati ad una piece teatrale che (pur avendo come ambientazione proprio Casablanca) si ispirava ad un locale (il Rick's Bar) in realtà ubicato a Tangeri, sulla costa mediterranea del paese.

Nonostante “Casablanca” non c'entri dunque nulla con la città marocchina (così come non c'entra nulla la parodia che ne realizzarono i Fratelli Marx qualche anno più tardi e chiamata “Una notte a Casablanca") è possibile in questa città assaporare un po' di quell'atmosfera. Attraverso un locale chiamato “Rick's Bar”, proprio tra la Medina e la Moschea Hassan II.

In questo locale si trovano mobili d'epoca, locandine di Ingrid Bergman, una tv che trasmette il film e un pianista che suona (ovviamente) “As time goes by” di Max Steiner.

Imperdibile.

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