Speciale Buon compleanno, Francis

Si scrive Hollywood, si legge Coppola
Livio RicciardelliDi Livio Ricciardelli (7 aprile 2019)

Provate ad andare nelle scuole. Provate a girare per le strade, chiedendo (nemmeno foste youtuber poco divertenti) ai passanti il seguente quesito: "hai mai sentito parlare di William Friedkin?". E poi aggiungete "hai mai sentito parlare di Francis Ford Coppola?". Un numero risicatissimo saprà rispondere alla vostra prima domanda (anche negli istituti di cinema). E un numero non troppo dissimile sarà in grado di rispondere alla seconda. Eppure William Friedkin e Francis Ford Coppola, negli anni '70, erano considerati i più grandi registi del mondo. Coppola oggi compie 80 anni, e con questo suo compleanno chiude un cerchio che esattamente 40 anni fa aveva registrato la sua ellissi, il suo punto massimo. Che non poteva che produrre un nuovo e quanto mai controverso quarantennio.

Ma perché una star degli anni '70 vive così tanto nell'oblio, lontano dal cinema che conta, incapace di porsi sulla falsariga di venerati maestri della sua generazione come Scorsese o Spielberg? La risposta a risale appunto a 40 anni fa, alla metà della sua vita. Ma ha ragioni e radici che vengono da lontano .Francis Ford Coppola è stato l'enfant prodige del cinema statunitense. Probabilmente il più omaggiato e il più premiato tra i giovani cineasti (Spielberg, Scorsese, Pollack, Pakula, Cimino, De Palma, Nichols, Schlesinger) che contribuirono a portare sul grande schermo la visione della Nuova Hollywood: film innovativi, tecnicamente sbarazzini, che mettevano al centro temi tabù e con il regista vero autore della pellicola. Negli anni '60 Coppola già firmava sceneggiature di film (di film colossali, con Orson Welles, Trintignat e mezzo mondo dentro) assieme a Gore Vidal.

Buon compleanno, Francis - Immagine 2

A 29 già aveva vinto un Oscar per la miglior sceneggiatura per Patton - Generale d'Acciaio, dopo aver realizzato già dei film come regista in cui univa la vena autoriale e di genere tipica di Roger Corman ad impostazioni classicheggianti e musical con Fred Astaire. Nel 1972, a 33 anni, Coppola gira Il Padrino. E cambia la storia del cinema Usa. Scene perfette, interpretazioni uniche e ultraviolenza dentro una terribile saga familiare. Il tutto con Marlon Brando nel ruolo di trascinatore di una vecchia (ma innovativa) generazione attoriale alle nuove leve dell'Actor's Studio rappresentate da Al Pacino, John Cazale, Robert Duvall, Diane Keaton, James Caan e (nel secondo episodio) Roberto De Niro. Il film trionfa agli Oscar 1973, ma c'è Bob Fosse che soffia all'italoamericano di Detroit il premio per la miglior regia.

Si rifà due anni dopo: Il Padrino - Parte II è un trionfo. Coppola vince tutto, aumenta l'aurea di magic boy e di una saga leggendaria. Non contento, lo stesso anno gira un altro manifesto della Nuova Hollywood, uno dei film più amati dalla critica degli anni '70: La Conversazione, con Gene Hackman che prova stati emotivi (sul fronte sonoro) non troppo dissimili dalle visualizzazioni fotografiche del David Hemmings di Blow Up di Antonioni. E' Palma d'Oro al Festival di Cannes. Subito dopo inizia il suo progetto più grande e shockante: una versione di Cuore di tenebra di Conrad ambientata nella guerra dei Vietnam. Inizia la lavorazione di Apocalypse Now, un film che da solo rappresenta un mondo e una discesa agli inferi allo stesso tempo. Gira nelle Filippine in circostanze drammatiche, si indebita fino al collo, si fa prestare dal Presidente Marcos gli elicotteri per le scene di bombardamento e litiga ferocemente con Marlon Brando.

Il film non guadagna al box office, non trionfa agli Oscar ma fa la storia e segna un'epoca. E anche questa volta Cannes premia il coraggio del cineasta americano con una seconda Palma d'Oro. A 40 anni Coppola, ha dunque già vinto tutto quello che c'era da vincere. Come impostare i suoi successivi 40 anni? All'insegna della sperimentazione. La Nuova Hollywood e il cinema in cui è cresciuto Coppola sta, del resto, venendo meno. E grandi flop commerciali come I cancelli del cielo già palesano un cambio passo dell'industria cinematografica americana.

Buon compleanno, Francis - Immagine 3

In questo, Coppola prova a realizzare una nuova declinazione del musical moderno: Un sogno lungo un giorno. Un uomo e una donna che si lasciano e si riprendono nell'arco di una notte, nell'Indipendence Day di una Las Vegas allestita a festa. Le musiche di Tom Waits accompagnano (sussurrando) le sorti dei protagonisti, tra una città ricostruita interamente in studio con tanto di aeroporto annesso. Risultato: 26 milioni di spesa, 1 milione di euro di guadagno. Fallimento totale, debiti fino al collo e l'undicenne Sofia che urla ai finanzieri (venuti per il pignoramento della casa) sull'uscio della magione del regista "non entrate! Questa è Tara!".

Da quel momento in poi, e passati i primi 40 anni della sua vita, il regista non si riprenderà mai veramente. Realizzerà un misto tra opere di stampo autoriale (Rusty il Selvaggio, I ragazzi della 56° strada) a opere più retoriche dal vecchio impianto produttivo come Tucker. Nel 1992 prova a mettere sul grande schermo Dracula. Nel 1997 il romanzo di Grisham L'uomo della Pioggia. Poi un lungo silenzio intervallato da piccoli sfoghi personali ed intimisti, come la Romania di Eliade in Un'altra giovinezza o rinnovate saghe familiari come Segreti di famiglia.

Fino alla fine dei suoi secondi 40 anni. Francis Ford Coppola è tuttora un artista dalle doppie sfaccettature. Adorato, ma anche misconosciuto. Con un'identità precisa, ma anche alla ricerca di altri. Contraddizioni, epopee e vicende di un'epoca che non esiste più: quella del cinema civile, di impegno (sociale, ma sopratutto cinematografico) degli anni '70. Si scrive Nuova Hollywood. Si pronuncia Francis Ford Coppola.

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