Recensione X-men: Dark Phoenix

Il canto della Fenice

Recensione X-men: Dark Phoenix
di Aida Picone

I cambiamenti che casa Fox ha apportato alle storie editoriali dei nostri amati supereroi Marvel, sono sempre stati lampanti. La trasposizione cinematografica, soprattutto per l’universo degli X-Men non è mai stata in grado di tenere il confronto con la complessità e la pienezza del mondo fumettistico di questa saga, rendendo la storia cinematografica e quella editoriale due rette praticamente parallele. Se le storie passate intrattenevano e incuriosivano; "Dark Phoenix", che arriva in sala il 6 giugno, ci riesce solo in parte.

La storia riparte un decennio dopo gli eventi che hanno sconvolto il mondo in “Apocalipse” e gli X-Men sono ormai eroi nazionali, pronti ad intervenire su comando di Xavier per poter salvare l’umanità da ogni singolo pericolo. A causa del disastro in cui una missione spaziale sta riversando, gli studenti dell’accademia più adulti scendono in campo per poter cercare di salvare gli astronauti in pericolo, ma li verranno a contatto con una forza primordiale che metterà in pericolo le vite degli stessi mutanti. Sarà Jean Grey a tenere a bada questa forza grazie alla potenza dei propri poteri psichici. Tutti la credono spacciata, ma in realtà come una Fenice, la propria energia la preserva da fine certa.

Ancora una volta, come era avvenuto nella trilogia degli X-Men uscita nel 2000 e conclusa nel 2006 con “Il conflitto finale”, è la saga della fenice nera a costituire un epilogo per i nostri mutanti. Al contrario della precedente versione, nonostante esse dovrebbero fare parte della stessa storia con differenti tempistiche, qui le origini sono più fedeli alla versione cartacea.

La regia è di Simon Kinberg ha costruito un film che tecnicamente è differente dai più recenti comics movie incentrandosi sull’umanità presente in questi eroi, ruotando sulla bellezza del mondo femminile. Tanti buoni propositi, forse troppi, se messi a confronto poi con la completezza del film. Le X-Women, infatti, sono le vere protagoniste di questa pellicola, l’intero conflitto si svolge all’interno del loro universo, come è possibile evincere dai trailer o dalle clip già online. Principalmente l’attenzione ruota intorno a Jean Grey, interpretata da Sophie Turner, in quanto non è solo la protagonista o l’antagonista della scena, ma riesce a giocare con conscio e subconscio tanto da concretizzare entrambi gli aspetti del suo animo: luce e ombra, entità unite, ma separate.

Dall’altro lato troviamo, invece, l’aliena, i cui i panni sono vestiti da Jessica Chastain. Ma se nel primo caso abbiamo una caratterizzazione concreta e ben delineata, in questo abbiamo non poche pecche; potrebbe essere chiunque, in qualunque momento con qualunque scopo e forse avrebbe avuto molto più senso. Senza voler scendere troppo nei dettagli per evitare gli spoiler, siamo davanti a un personaggio di cui non viene spiegato quasi nulla, uno di quei classici nemici messo lì solo per cercare di far filare l’azione in scena, costituendo però un grande buco a livello di trama. Partendo da questo presupposto si può facilmente puntare l’attenzione sul fatto che fondamentalmente la trama sia la vera pecca del film.

Lo spettatore viene a conoscenza dell’intera storia di Jean, ma di contro si trova il vuoto di quella che potenzialmente sarebbe potuta essere un’ottima controparte per un “Eva contro Eva” degno di nota. La presenza maschile, nonostante i ruoli siano ricoperti, come in passato da attori di tutto rispetto, viene decisamente impoverita. I vari archetipi incarnati in ognuno di loro nelle precedenti pellicole perdono praticamente di significato, svilendo anche quello che era la bellezza dei rapporti che ognuno di loro aveva con Jean.

Questa pellicola rende ancora meno semplice la comprensione della cronologia che era stata creata dai viaggi nel tempo nei precedenti episodi, infatti, viene spontaneo chiedersi se effettivamente gli eventi narrati in Dark Phoenix si possano incastrare con quelli già noti dagli 11 film. In sostanza per le sue due ore non annoia, per merito della bellezza degli scontri visivi, ma difficilmente può essere considerato un degno competitore per i suoi concorrenti. Le pretese del pubblico stanno aumentando e la riuscita di un buona nemesi diventa essenziale nella struttura della narrazione. L’attenzione non deve essere riservata al singolo eroe di turno, ma deve esserci dell’equilibrio nelle forze in campo perché sono gli aspetti che oggi giorno premiano un film del genere.

2/5
Nel passaggio alla regia [b]Simon Kinberg [/b]il franchise dei mutanti perde parte del potere della sceneggiatura, portando così in sala un film che risulta insoddisfacente nella composizione della sua trama. La bellezza dell’universo di [b]Jean Grey[/b] è fin troppo centrale tanto da schiacciare gli altri personaggi presenti in scena, mostrando così la debolezza della pellicola.