Recensione Tolo Tolo

Checco Zalone tuttofare in questo nuovo, sicuro, campione d'incassi

Recensione Tolo Tolo
di Livio Ricciardelli

Per "Tolo Tolo" Checco Zalone (che per la prima volta cura la regia di un suo film, firmandolo come Luca Medici) realizza una pellicola che è in primo luogo uno grande sforzo produttivo di messa in scena: set in Kenya, in Marocco, a Malta e in Italia. Con numerose comparse locali e allestimenti onerosi.

Del resto con Zalone si va sul sicuro: l'uomo che ha realizzato il più grande incasso della storia del cinema italiano può assicurare al suo produttore un grande ritorno di tipo economico. Se va male il film, sarà comunque tra i primi dieci incassi della storia del cinema tricolore (complici anche le 1200 copie che verranno distribuite, a partire dal 1 gennaio).

Per questo suo nuovo film Zalone innova (del resto è la sua prima regia) ma al tempo stesso si mostra conservatore (nella natura episodica della pellicola) con un canovaccio narrativo che negli ultimi anni ha portato consensi e incassi.

Innova perché cura per la prima volta la regia e perché collabora alla sceneggiatura del film l'esperto Paolo Virzì, ma soprattutto perché il Checco di "Tolo Tolo" è un personaggio con i problemi opposti a quelli del Checco di "Quo Vado?".

In "Quo Vado?" l'alter ego pugliese di Luca Medici sognava il posto fisso, dando vita ad una metafora dell'italiano poco incline "all'avventura" ma statico ed abitudinario nelle sue scelte di vita (tranne quando andava in Norvegia per amore).

Questo Checco invece è vittima del primo: non aspira al posto fisso, tenta la strada dell'innovazione (con astrusi sushi bar nel comune pugliese di Spinazzola) ed è ossessionato da una burocrazia folle e dalla eccessiva tassazione del paese.

E' un po' come se fosse il suo più grande avversario, che pur di non pagare lo stipendio dei dipendenti della Provincia scappa in Africa, si mette a fare il cameriere per un villaggio turistico e (addirittura) distrugge il suo passaporto sognando casomai un giorno di abbandonare l'Africa non per qualche località del sud Italia a "stato forte": ma per il solido e microscopico principato del Liechtenstein. 

Perché ci sta il segreto bancario.

Se dunque il personaggio appare diverso rispetto al passato, è l'idea di film ad essere uguale a se stessa: seguendo un filone di narrazione si da' vita ad una serie di sketch concatenati tra loro, in cui Zalone è al centro della scena ed in cui (come sempre) gioca coi tic dell'italiano medio, capace di vedere il suo vicino di banco (e non se stesso) come bersaglio di questa satira. 

Il film è simile "Quo Vado?" anche nella sua promozione: il videoclip del brano "Immigrato" non ha nessun tipo di rapporto con la storia del film (un po' come i finti trailer della pellicola del 2016) e lo stesso attore presente nei pochi minuti di video, risulta essere un personaggio secondario della trama della pellicola.

"Tolo Tolo" è dunque il caso di un sicuro successo. Per una formula collaudata anche se forse più caotica e ancora più frammentata per la presenza dietro la macchina da presa dell'artigiano Nunziante.

Ma anche perché riesce in maniera velata e forse nemmeno troppo voluta, a parlarci di un'Italia che forse più che di slogan facili, avrebbe bisogno di nuovi italiani. Nella mentalità, nell'indole (al netto delle insolazioni), anche se non hanno cultura o titoli di studio. Perché (come ha dichiarato il regista-attore nel corso della conferenza stampa di presentazione) "è in grado di capire la strada da percorrere sia il saggio sia chi non sa nemmeno parlare".

3/5
Al netto delle polemiche sul trailer, che nulla ha a che vedere con il film e che ha avuto un effetto volàno non indifferente, l'esordio di Zalone dietro la macchina da presa è tutto sommato positivo, tra i soliti clichè tricolori con cui l'attore ama scherzare e la fotografia di un'Italia che forse avrebbe proprio bisogno di nuovi italiani.