Recensione The Grudge

Certi incubi sarebbe meglio tenerli sepolti

Tiscali GameSurf

I re-make sono cosa assai comune nella cinematografia degli ultimi anni, il tutto diventa ancor più divertente se si pensa ai tentativi di creare dei re-make dei re-make. Il caso di cui si parla oggi sarà in sala il 27 di febbraio, e riporta in scena il “rancore” orientale che già nel 2004 era stato occidentalizzato dal volto di Sarah Michelle Gellar (Buffy la cacciatrice di vampiri per molti) con la direzione di Takashi Shimizu. Già nel 2002, sempre per opera dello stesso Takashi Shimizu, venne immesso nel mercato cinematografico la prima trasposizione di Ju-On, conosciuta con il titolo di The Grudge. In realtà quella non era la prima opera che vedeva come protagonisti la storia di Yurei Kayako, fantasma della tradizione giapponese, dal momento che nel 1998 venne prodotto un corto e nel 2000 vi seguirono due film in DVD.  

The Grudge, diretto da Nicolas Pesce e prodotto da Sam Raimi, segue le vicende di Mandy (Andrea Riseborough), una poliziotta che, a causa di un nuovo e misterioso caso, si ritrova a visitare un’inquietante casa. Il luogo ha fatto da sfondo a morti particolarmente cruente e sembra essere posseduto da un’entità maligna che punisce chiunque metta piede al suo interno.

La trama si complica, soprattutto per lo spettatore, quando le linee temporali iniziano a intrecciarsi man mano si aggiungono indizi alle indagini della poliziotta. La ricerca si suddivide su tre diversi rami temporali, attraverso i flashback le parole che compongono il caso che la poliziotta sta leggendo prendono vita. Lo spettatore ha la possibilità di seguire in parallelo gli efferati omicidi che hanno coinvolto le altre vittime del risentimento dello spirito. E se, da un lato abbiamo la possibilità di sapere che cosa è successo; dall’altra, non si ha il tempo necessario per poter entrare in empatia con i personaggi che si susseguono. Ciò che viene mostrato risulta insufficiente per poter conoscere i personaggi, nonostante l’effettiva bravura del cast. Basti pensare alla protagonista e al dolore che ha caratterizzato il suo passato o la follia che sta entrando nel suo presente, non vengono comunque forniti abbastanza elementi per capirla e conoscerla; paradossale se si pensa che si tratti della protagonista.

Nicolas Pesce si mostra in grado di mantenere alta la tensione, ma non rischia abbastanza mostrandosi prolisso nei tempi di alcune scene finendo con il rendere palese la risoluzione degli eventi. The Grudge cade in alcuni dei cliché appartenenti a alle pellicole di questo genere; ci si basa per la gran parte sui jumpscares finendo con il divenire, ad un certo punto, banale e ilare. Ma al di là di quelli che possono essere i tecnicismi su tempi e resa, sicuramente la più grande delle mancanze è l’assenza della reale presenza demoniaca che è simbolo non solo della pellicola, ma soprattutto della leggenda Ju-On. La pellicola si sviluppa meglio dei suoi predecessori, ma si dimostra un’occasione realmente mancata nel complesso.

2/5
Una possibilità mancata quella di questo rilancio. The Grudge nel 2020 mostra quanto complicato possa essere trasportare in occidente la reale crudeltà che contraddistingue la cinematografia orientale. Il rancore Giapponese è più pressante e pregnante, più intenso e più violento di quanto non sia quello oltre oceano. E se a questo mix si unisce anche una trama confusa la pellicola mostra i suoi difetti. La bravura degli attori può compensare solo fino a un certo punto.