Recensione Resident Evil 4 Remastered

Il virus RE si trasmette anche su Nintendo Switch

Recensione Resident Evil 4 Remastered
di Simone Rampazzi

Il continuo esodo di titoli sulla piattaforma di casa Nintendo continua a procedere senza sosta, dando la possibilità agli utilizzatori della Switch di prendere parte agli eventi che hanno dato il via al franchise di Resident Evil. Il capitolo zero e il capitolo uno hanno mantenuto viva la base di partenza del survival horror in terza persona, ma la vera prima rivoluzione del genere l’abbiamo vissuta grazie alla quarta installazione del brand, che metteva da parte la struttura ludica più classica per passare a un’altra di stampo fortemente action, con scenari più aperti e nemici molto diversi dagli zombi con cui avevamo fatto amicizia nei precedenti capitoli.

BENVENUTO A EL PUEBLO

Dopo essere sopravvissuto all’incidente di Raccoon City, Leon Scott Kennedy è costretto a scendere nuovamente sul campo per conto dei servizi segreti statunitensi, in modo da ritrovare e portare in salvo Ashley, la figlia del presidente degli Stati Uniti. Tutte le strade in merito al rapimento conducono il nostro alter ego a El Pueblo, un villaggio rurale spagnolo che sembra celare un mistero molto simile agli esperimenti genetici condotti nella città di Raccoon City.

Gli abitanti del posto sembrano infettati da un parassita chiamato Las Plagas, capace di trasformarli in pericolosi abomini piuttosto coriacei che conservano parte delle loro facoltà cognitive, acquistando al contempo una forza sovrumana accompagnata da una fede cieca nel loro leader Osmund Saddler, leader indiscusso degli Illuminados.

Senza scendere nel dettaglio della vicenda, scopriremo che nella storia saranno coinvolti personaggi più o meno noti nella saga di Resident Evil, che getteranno le basi per un nuovo contesto ampliato nel quinto capitolo, avente come protagonista Chris Redfield, nonché nel film d’animazione Damnation uscito nel 2012.

RIVOLUZIONARE IL PUNTO DI VISTA

In sede di prefazione vi abbiamo indicato quanto Resident Evil 4 abbia cambiato, drasticamente potremmo aggiungere, il concept del gameplay alle spalle del franchise. Se la maggior parte dei fan si era infatti abituata al concetto di survival horror in terza persona mosso da telecamere ferme, e da un gunplay schematico e rigido, al contrario il capitolo preso in esame rivoluzionava tutti questi dogmi per dar vita a un nuovo percorso completamente votato all’azione, dato che favoriva sparatorie al cardiopalma coadiuvate da una regia più dinamica, dato che la telecamera veniva posta direttamente alle spalle del nostro alter ego.

A cambiare furono anche tutti gli stilemi caratteristici dei precedenti capitoli: la penuria di munizioni, l’attenzione nell’esplorare le ambientazioni alla ricerca di oggetti e la lentezza, caratteristica dei nemici, vennero soppiantati dai loro opposti. In Resident Evil 4 cambia la prospettiva, cambiano gli scenari e cambiano i nemici, che adesso mostrano gli artigli muovendosi con più velocità, risultando addirittura imprevedibili nelle prime fasi. Tradotto in soldoni, nella saga creata da Shinji Mikami cominciarono a comparire schivate, salti dalle finestre, QTE e fasi di caricamento praticamente ridotte all’osso.

Dalla sua uscita fino a oggi la quarta installazione di Resident Evil ha viaggiato per le piattaforme delle diverse generazioni, approdando in questo ultimo periodo sulla portatile di casa Nintendo. La versione di base con cui si è proceduto per effettuare il porting è quella più moderna, visto e considerato che si attiene agli standard raggiunti sulle controparti di settore, che prevedono una buona stabilità sui 60 fotogrammi al secondo, perdendo però qualità nei momenti più concitati delle fasi action sia in modalità docked, che in quella handheld. Certo, se nella prima il rendering della risoluzione è più incerto, nell’altra invece otteniamo una migliore stabilità, aiutata da una visione del prodotto più accattivante vista la grandezza dello schermo, che maschera parte delle imperfezioni su texture e modelli poligonali.

La struttura ludica è rimasta la stessa, quindi non aspettatevi particolari rivoluzioni del prodotto anche se il porting è stato effettuato su una console che prevede qualche caratteristica hardware in più, diversa dalle controparti di settore. Si poteva fare qualcosa di più in merito? Probabilmente si.

7
Questa tipologia di prodotto può tranquillamente identificarsi come un passaggio di consegne, un modo come un altro per permettere ai giocatori unicamente in possesso di Switch di poter recuperare questo piccolo tassello della storia di Resident Evil. Insieme agli altri due capitoli, la storia di Leon in quel di El Pueblo potrà regalarvi qualche ora in compagnia di creature moleste, scene d’azione al cardiopalma e molto altro, soprattutto se giocati in modalità portatile.