Recensione Resident Evil 3

Tiscali GameSurf

Forte di un incredibile successo commerciale e di tanti attestati di stima da parte di pubblico e critica, Capcom ha deciso di continuare il suo percorso di rivisitazione dei grandi classici della sua saga horror: Resident Evil. Dopo aver dato alle stampe il secondo capitolo della serie, vero masterpiece assoluto, il passo successivo della software house nipponica si è concentrato su Resident Evil 3, episodio molto controverso e discusso da parte dei fans. E anche in questo caso, siamo certi che “voleranno gli stracci”.

Anche se la strada intrapresa da Capcom si poggia sulle solide fondamenta di una tecnologia a prova di bomba, perfettamente integrata nel classico gameplay da survival horror, è indubbio che l’avventura di Jill e Carlos (anche se quest’ultimo a ricoprire un ruolo secondario) sia risultata più povera e meno convincente rispetto all’episodio precedente. Esaurito il “wow effect” di Resident Evil 2 e fatto l’occhio al boost dei modelli presenti nei video d’intermezzo, il giocatore si trova per le mani un’avventura di stampo classico nell’ottica del reboot, ma con davvero pochi spunti di novità nel paniere.

Certo, ora la schivata assume un ruolo fondamentale per cercare di sottrarsi alle attenzioni degli zombi e, più in generale, dagli assalti del Nemesis, ma ci è sembrato davvero troppo poco. Anche perché contrariamente a quanto accaduto nell’uscita originale, la presenza sistematica di un mostro indistruttibile che si presenta a più riprese nel corso del gioco era proprio una novità introdotta da Nemesis (anticipata nel capitolo 2, ma in maniera decisamente più sift). In questo caso, invece, ci troviamo di fronte ad un deja vu di quanto visto anche in Resident Evil 2 dove Leon e Claire hanno dovuto affrontare, l’enigmatico e ineluttabile Mr. X.

Privato del suo vero fattore di novità Resident Evil 3 è sì un buon survival horror moderno, molto dinamico e con un buon Combat System, ma è indubbio che il timing infelice dell’uscita (a un solo anno da RE2), lo pone più come un’avventura “aggiunta” che non come un capitolo con una sua precisa fisionomia. Anche perché, la run con la rinnovata Jill Valentine è l’unica che farete, dal momento che è lei l’eroina solitaria che percorrerà le strade di Raccoon City la stessa notte in cui Leon e Claire combattono per salvare la città e debellare la pericolosa Umbrella. Non c’è la curiosità di vivere la stessa avventura con gli occhi di un altro protagonista, anche se poi gli ambienti e gli enigmi sono quasi gli stessi.

A onor del vero in alcuni frangenti del gioco potrete utilizzare un personaggio secondario, Carlos, armato in molto più pesante rispetto a Jill ma che faticherà non poco a liberarsi delle orde di avversari che gli si pareranno davanti. In questo senso, quello presente in Resident Evil 3 è un “bestiario” molto classico nella letteratura Capcomiana. Dai soliti zombi (qui hanno una minore tendenza rispetto al RE2 a resuscitare dopo essere stati abbattuti), ai cani non-morti, agli ostici Hunters fino ad arrivare al Nemesis.

Quest’ultimo, manco a dirlo, è la presenza costante di tutta l’avventura. Vi seguirà fin dalle fasi iniziali (più o meno) e si presenterà con una certa regolarità nel corso di tutto il gioco, fino al gran finale. Saranno con voi le solite armi della tradizione “eviliana”, da pistole, doppiette e lanciagranate, lasciando qualche piacevole disgressione al buon Carlos, munito di un micidiale fucile mitragliatore. In tono assolutamente minore sono invece i puzzle di qualsivoglia natura, relegati a qualche comparsata qua e là ma senza quell’impronta che invece era maggiormente presente nei primi due capitoli della saga.

Tecnicamente il gioco Capcom ha conosciuto una cosmesi confezionata ancora meglio rispetto al titolo d’esordio, pur non stravolgendo il quadro complessivo. Particolarmente evoluti si sono invece rivelati i video d’intermezzo, che hanno il merito di aumentare il livello di realismo e, di conseguenza, il coinvolgimento emotivo del giocatore. Ecco, in questo particolare contesto il titolo Capcom si rivela davvero ben studiato nel dosare perfettamente i continui saliscendi di emozioni forti e attimi di tregua apparente. In realtà lungo le otto ore di gioco (a livello intermedio), la tensione è praticamente costante, soprattutto perché, come da tradizione, la gestione delle poche risorse a disposizione suggerirà sempre di giocare al risparmio e valutare con attenzione i pro e i contro di ogni vostra azione. Non mancano, ovviamente, gli easter eggs e tutti gli oggetti sbloccabili che siamo abituati a vedere in questo genere di giochi, dai costumi per i protagonisti alle improbabili armi iper tecnologiche da imbracciare nelle run successive.

8
Tirando le fila di Resident Evil 3 possiamo dire che ci troviamo di fronte ad un buon survival horror che, esattamente come il titolo originale, non riesce ad arrivare alle stesse vette di tensione e divertimento del secondo capitolo della saga. In questo senso gioca a sfavore anche il timing dell’uscita, posta a solo un anno di distanza dal precedente. Così com’è sembra quasi un mega DLC e non un titolo in grado di brillare di luce propria. Inoltre, la vera anima di Nemesis risiedeva proprio nella presenza del mostro “ricorsivo” e imbattibile in tutta l’esperienza di gioco, in parte già testata proprio in RE2 con l’inserimento di Mr.X. Insomma, bene ma non benissimo.