Recensione Predator Hunting Grounds: un mito allo sbando

IllFonic ci getta nella Giungla in una caccia aperta tra marine e Predator

Recensione Predator Hunting Grounds: un mito allo sbando
di Oscar Pettinari

A distanza di molto tempo dall’arrivo su PC e console di Venerdì 13: The Game, IllFonic tenta la doppietta pubblicando un multiplayer asincrono ispirato a uno dei film più cult di fine anni ’80: stiamo parlando di Predator Hunting Grounds, titolo che cerca di far colpo sulle masse proprio sfruttando uno degli alieni più conosciuti nel panorama hollywoodiano (forse dopo gli xenomorfi).

Come sarà strutturata la caccia e come, ipoteticamente, gli sviluppatori saranno riusciti a bilanciare le abilità sovrumane del predatore per antonomasia contro un manipolo di “poveri” umani?

FIDATI SOLO DEI TUOI SENSI

L’offerta multigiocatore di Hunting Grounds è piuttosto basilare, giacché propone ai giocatori la possibilità di disputare diversi scontri in una giungla non identificata dell’America Centrale, scegliendo all’inizio di ogni match se vestire i panni di uno dei marine del Fireteam oppure del Predator.

Nel primo caso la missione si rivela tutt’altro che semplice, almeno sulla carta: insieme al nostro team dovremo portare a termine degli obiettivi proposti nel briefing di missione, uccidendo chiunque si metta sulla nostra strada, finanche si tratti di un esponente della razza Yautja venuto da lontano per cacciare. Lo sviluppo di queste missioni si rivela piuttosto banale, se non altro perché per tutto il corso del loro svolgimento dovremo unicamente fare attenzione che l’alieno, interpretato da un altro giocatore, non ci faccia a fettine.

Questo perché purtroppo l’intelligenza artificiale dei soldati presenti sulla mappa è parecchio carente, oseremmo dire elementare, al punto da far muovere i nemici seguendo uno schema ordinato e prevedibile, con una routine di movimento che finisce persino per farli stazionare in una posizione fissa in attesa di essere uccisi. Sebbene non ricoprano la minaccia principale nella partita, la loro presenza di contorno è assimilabile alle sagome dei poligoni di tiro, visto il loro ruolo di comparsate fini a sé stesse.

Nel secondo caso, complice forse l’affetto nutrito per il personaggio, vestire i panni del Predator si rivela assai più divertente. Non si può infatti scendere in campo consci di essere immortali, un po’ come avveniva nel film di fine anni ’80, ma al contrario, è importantissimo seguire una strategia vincente sin dal primo momento in cui si ingaggiano gli avversari, perché una volta chiusi in un angolo potreste davvero rischiare di gettare all’aria la vostra partita nel giro di pochi minuti.

Sebbene fornito dei migliori strumenti di massacro creati nello spazio, il Predator deve comunque gestire ogni elemento della mappa a suo vantaggio, scegliendo magari il momento di caos propizio per scendere dagli alberi e sferrare i suoi colpi, come un chirurgo attento decide di operare un cuore sapendo di non poter fallire.

In entrambi i team bisogna fare attenzione anche al livello dei compagni o degli avversari, questo perché raggiunti quelli più alti si finisce per sbloccare delle armi decisamente più potenti, come lo Smart Disc telecomandato del Predator. Ed è forse per questo che Hunting Grounds esprime meglio il suo potenziale giocato in compagnia degli amici, se non altro perché la comunicazione nel team si rivela decisiva per vincere il match contro nemici più forti di noi.

POCO OCCHIO PER I DETTAGLI

Sul fronte contenutistico, il titolo di IllFonic inserisce una serie di oggetti di customizzazione lievemente fini a sé stessi, differenziati da una rosa di colorazioni più o meno contestualizzate che però non riescono a soddisfare interamente la voglia di personalizzare il proprio alter ego (sia che si tratti del marine o del Predator).

Resta comunque importante comprendere che Predator Hunting Grounds è un gioco verticale e che ogni match, svolto nel migliore dei modi, servirà a collezionare il giusto quantitativo di punti esperienza necessari per passare di livello. Questo permetterà ai giocatori di sbloccare delle casse di loot, facendo riferimenti agli oggetti di customizzazione, seguite a ruota libera da armi e abilità passive che serviranno a migliorarvi la vita nel corso dello scontro.

Il matchmaking purtroppo non sembra aiutare questa scalata al potere, complice una difficoltà reale di mettere insieme anche pochi giocatori per completare una partita e gettarci nel vivo dell’azione: basti pensare che per giocare con il Predator, nel migliore dei casi, si finisce per attendere anche una decina di minuti.

Tecnicamente le atmosfere della giungla cinematografica proposta del film Predator, classe 1987, sono ricreate con fedeltà, ma andrebbe rivisto completamente gunplay e dettagli particellari.

5
Predator Hunting Ground, alla fine dei giochi, si rivela come un ennesimo tentativo fallito da parte di IllFonic di creare un multiplayer asincrono in linea con gli standard odierni. Lo sfruttamento di alcune dinamiche elementari, azzoppate da un matchmaking poco funzionale e da un gunplay veramente elementare. Peccato!