Recensione L'esorcismo di Hannah Grace

Riuscirà la povera Hannah a riposare in pace?

Recensione L'esorcismo di Hannah Grace
di Aida Picone

Giorno 31 siate pronti ad entrare in sala armati di ogni sorta di protezione contro il male perché “L’esorcismo di Hannah Grace” metterà a dura prova le vostre paure. Diretto da Diederik Van Rooijen, il film ha come protagonista Megan Reed, interpretata da Shay Mitchell, un’ex-poliziotta vittima di stress post traumatico che è in via di guarigione dalla dipendenza da alcool e psicofarmaci. Per non cadere nello stesso circolo vizioso, viene aiutata dal suo sponsor che le propone la possibilità di lavorare all’accettazione cadaveri dell’obitorio ospedaliero. Il compito è abbastanza semplice, non far entrare nessuno che non sia autorizzato, schedare e fotografare i corpi per poi riporli nelle rispettive celle, ma il doverlo compiere durante la notte e in assoluta solitudine non giova molto alla salute mentale di chi deve svolgerlo. Durante la seconda notte di turno, tutto inizia a cambiare; l’arrivo del cadavere di Hannah Grace porta con sé un uomo misterioso che, dopo essersi intrufolato all’interno dell’obitorio, aggredirà la stessa Megan intenta ad impedirgli di compiere la sua missione: bruciare il cadavere.

Il ritmo del film sembra essere a tratti un po’ lento. L’introduzione e il background dei personaggi prendono abbondantemente spazio all’interno del film; motivo per cui, Jump Scares a parte, sembra che in scena ci sia più un thriller che un vero e proprio horror. L’inserimento del grottesco, dello splatter e del soprannaturale mutano quello che sarebbe potuto essere incentrato sull’investigazione. Megan, infatti, non viene mossa da altro se non dal tentativo di un riscatto personale da quello che era stato il trauma che le ha fatto lasciare il posto da poliziotta. Il demone è l’esternalizzazione di tutti quei problemi interiori che la donna già possiede, tanto che il finale sembra quasi trasformarsi in un paranormale scontro Eva contro Eva. La stessa Hannah Grace era affetta da patologie mentali che l’hanno resa una facile preda per il male, e l’ex-poliziotta sembra essere perfetta come nuovo ospitale contenitore per questa entità.

Decisamente si pecca nei classici cliché. Il “c’è nessuno?” o il “tizio sei tu?” dopo ogni minimo sospettoso rumore, nonostante l’evidente solitudine del personaggio di turno, sarebbero potuti essere di gran lunga limitati. Si sa che in ogni film del genere i personaggi vanno contro il naturale istinto di sopravvivenza umano, abbracciando l’ignoto e gettandosi a capofitto verso il pericolo, ma a volte diventa decisamente irreale tanto da far sorridere il pubblico in sala.

Visivamente lo spettatore viene colpito dai movimenti compiuti da Kirby Johnson, interprete di Hannah. Il suo corpo si flette e scrocchia in un modo suggestivo, pur essendo nuda per tutte le scene non viene mai mostrato per intero il suo corpo. Quando il corpo è a riposo, tutto di esso viene nascosto da delle pose molto naturali, quando la macchina si muove non si sofferma mai sui dettagli delle sue forme.

2/5
Tirando le somme il film diverte lo spettatore in sala, da la suspance che cerca, ma si perde con la conclusione, peccando esattamente come molti suoi predecessori del genere hanno fatto. Il finale, molto girl power, lascia intravedere la possibilità per il solito dubbio: ma vi sarà un seguito? Cosa certa è quanto poco necessaria possa essere tale eventualità, dal momento che la storia si esaurisce così per come è iniziata.