Recensione Doom Eternal

Lo shooter, al suo meglio

Recensione Doom Eternal
Tiscali GameSurf

Giochi per qualche ora con Doom Eternal e capisci quanto siano inconsistenti gli shooter che hai giocato fino a ieri. Quanto l’essenza dello sparatutto più puro, triviale e sincero alberghi ancora in casa Id software. Anche se lontana dal diretto controllo di Carmack e soci, che anni fa diedero vita al gioco originale, capace di cambiare per sempre la storia dei videogames, nella sede di Richardsone dev’essere rimasto lo spirito dei suoi soci fondatori, a guidare questo nuovo team in grado non solo di rispettare le regole base del sacrario di Doom, ma di modernizzarlo per permettergli di entrare in una nuova era di successi. E dalla porta principale.

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Perché è dopo qualche ora di praticantato che inizia a prendere forma un gioco che si allontana anche da quello visto nel 2016, introducendo ulteriori varianti nella parte di shooting e ancora di più in quelle che muovono la parte più esplorativa del gioco. Ok, forse “esplorativa” è da prendere con un’accezione un po' larga, ma è indubbio che saranno diversi i momenti in cui dovrete riflettere sul dove andare e come procedere, ci saranno attimi in cui vi sentirete smarriti e ci metterete un po' a capire la giusta direzione, e porzioni di gioco che sembrano essere un po' una bestemmia all’essenza dei primi capitoli di Doom.

Basta altrettanto poco, però, per capire quanto queste sezioni siano perfettamente innestate all’interno di un gioco che non avrebbe potuto vivere perennemente con il piede calato sull’acceleratore e che nelle venti ore (minimo) che vi occorrono per portarlo a termine un comportamento da “pedal to the metal” avrebbe solo appiattito tutto. Invece qui Id riesce a bilanciare tutto, a giocare perfettamente con l’acceleratore quando serve e lasciare decantare l’adrenalina in momenti dove vi guarderete attorno per capire dove arrampicarvi per raggiungere un passaggio che sulle prime appare del tutto inaccessibile. Una bestemmia? Provate.

Se è vero che il Doom del 2016 era il reboot della saga, allora è altrettanto vero che questo Doom Eternal rispecchi in qualche modo il secondo capitolo uscito nel 1994, almeno per quello che riguarda il sottotitolo, che recitava: Hell on Heart. Effettivamente è così che stanno le cose, con le creature infernali combattute su Marte, che arrivano qui sulla Terra seminando morte e distruzione. E come da tradizione c’è solo un uomo (più o meno), capace di tirarci fuori dalla palta, ancora una volta. Casco in testa (questa volta con visiera traslucida) e armi in mano (armi, tante armi), il nostro Slayer è pronto a liberare la terra dall’ennesima infestazione.

Trama banale, come da tradizione, che serve per lo più a giustificare il cambio di setting rispetto al Doom del 2016. Stop alle immense e rossastre lande marziane e via libera ad una terra semi distrutta ma ancora in grado di offrire scenari di una bellezza e profondità davvero inedita per un gioco come questo. In più il cambio di scenario ha permesso a Id Software di introdurre una maggiore verticalità agli ambienti, che non solo ha aumentato le fonti del pericolo in arrivo, ma ha anche aumentato l’affinità simbiotica del giocatore con la mappa di gioco per capire esattamente i punti d’uscita degli ambienti.

Ora più che mai, infatti, Doom funziona con un collaudato sistema di Action Bubbles: vi muovete sulla mappa, arrivate in un punto dove siete presi d’assalto da orde di avversari più o meno impegnativi, li fate fuori tutti, vi muovete verso l'area successiva. Punto. Che detto così può sembrare di una banalità disarmante, almeno fino a che non vi fermate ad analizzare ogni singolo elemento. Il movimento attraverso gli ambienti è abbastanza lineare, ma vi richiede comunque di osservare con attenzione quanto vi sta intorno, perché rischiereste di perdere preziosi punti di upgrade per la vostra armatura, per le armi, o per le rune che sbloccano ulteriori capacità dello Slayer.

Inoltre, ci sono le classiche chiavi colorate che consentono di accedere verso nuovi livelli e le immancabili sezioni segrete che sono un vero marchio di fabbrica della saga. Non solo, ci saranno passaggi dove vi sarà richiesto di osservare con attenzione l’ambiente per individuare un passaggio inesplorato, un appiglio nascosto da usare per darvi lo slancio verso una parete da scalare o altri dove dovrete ragionare sotto pressione, alla ricerca del percorso giusto per uscire da ambienti saturi di gas in grado di uccidervi in pochi istanti.

E poi ci sono i combattimenti, ovviamente. Tanti, tantissimi combattimenti con mostri vecchi e nuovi da affrontare potenzialmente in grado di farvi a pezzi, che arrivano praticamente da tutte le parti. Contrariamente ad altri giochi dove,  gli avversari vengono affrontati “faccia a faccia”, Doom vi mette, letteralmente, al centro dello scontro con i nemici che arrivano da tutte le parti, potendosi teletrasportare alle vostre spalle per aggredirvi senza che ve ne possiate accorgere. Inoltre, il rinnovato sviluppo verticale del level design ha fatto si che ora il senso di angoscia sia ancora maggiore perché sono aumentate le fonti di pericolo, specialmente ai livelli più alti di difficoltà.

Dalla nostra parte avremo ovviamente a disposizione le migliori armi a nostra difesa, dalla devastante doppietta, ora munito di catena per agganciare e spiattellare in faccia i pallini del nostro shotgun, al plasmagun utilizzabile in molteplici varianti, fino ad un qualcosa di assimilabile al rail di Quake e all’immortale lanciarazzi. Tutte le armi possono essere utilizzate in diverse modalità, sbloccabili con i punti guadagnati in combattimento e agli slot che dovrete invece sudarvi nell’esplorazione degli ambienti, esattamente come quelli che sbloccano upgrades e varianti della vostra corazza.

Basta leggere il passaggio qui sopra per capire quanto bene abbia operato Id Software nel legare alla perfezione le due anime del gioco. Distantissime per finalità e ritmo, ovviamente, ma ben posizionate sotto un cappello capace di farle coesistere in un contesto dove una non rappresenta un tradimento dell’altra. Importantissimo in questo senso sono i movimenti e la velocità d’esecuzione data al giocatore. Anche in questo caso gli upgrade sbloccati nel corso del gioco sono propedeutici per aumentare non solo la velocità di combattimento, ma anche quella con cui potremo sottrarci ai loro attacchi. Gli strafe laterali saranno fondamentali, soprattutto nelle fasi più avanzate degli scontri, in particolare con i boss che sono davvero tosti da buttare giù.

Ovviamente, nel rispetto della “purezza” di shooter viscerale e fedele alle sue origini, il nostro personaggio non potrà ricaricare i suoi punti vita semplicemente stando al riparo per qualche periodo di tempo. Le uniche fonti di salvezza sono i pochi, pochissimi, medikit sparsi per i livelli (il numero si avvicina allo zero nei livelli più avanzati di difficoltà) e il combattimento più brutale. Esattamente come nel titolo di reboot, le uccisioni più selvagge fanno sì che i nostri avversari rilascino preziosi health points sul terreno di battaglia. Quelle invece effettuate con la vecchia, cara, motosega innaffieranno il terreno di gioco di preziose munizioni di cui avrete perennemente bisogno. E’ palese che in questo Id Software abbia creato una sorta di cerchio perfetto, un loop praticamente infinito che mette al centro il combattimento più verace e gli faccia orbitare attorno gli elementi che servono ad alimentare il combattimento stesso. Riuscendo, al contempo, a dare al giocatore gli strumenti per customizzare alla perfezione il proprio stile di gioco.

Per vivere dovete uccidere, per uccidere dovete combattere, per combattere dovete vivere. E il loop è completo.

Ne consegue che il dinamismo è alla base del gameplay di Doom Eternal. Stare fermi è praticamente impossibile e dovrete muovervi di continuo per sottrarvi agli attacchi avversari e per, letteralmente, andarvi a cercare le fonti di approvvigionamento ("movimiento es vida", diceva Brad Pitt in World War Z). In questo Id Software mette in campo un sistema che in un certo modo "aiuta" il giocatore, perchè sembra quasi leggere il suo fabbisogno, presentandogli di fronte le possibili soluzioni. A cui deve comunque accedere tramite il combattimento. Sei a pochi punti dall morte? Ecco che casualmente spunta da qualche parte uno degli avversari più accessibili a mo’ di agnello sacrificale per permetterti di guadagnare qualche punto vita in più e idem dicasi per quanto riguarda le munizioni. 

Avete presente il sistema WYSIWYG di Windows? Ecco, qui abbiamo un What you need is what you get. Più o meno.

Il tutto all’interno di un pacchetto tecnico che spreme le capacità grafiche e sonore di Xbox One. Visivamente Doom Eternal è il classico gioco “spacca mascella”, sia per il dettaglio grafico che raggiunge il quadro estetico che vi si para davanti, sia per il design e le animazioni dei mostri che andrete ad affrontare. Come detto in precedenza, il set del gioco si svolge all’interno di ambienti molto più vari rispetto al passato e quindi vi troverete a combattere indifferentemente in scenari apocalittici di città in rovina immerse nella lava, quanto in quelli che sembrano essere stati presi da giochi di ruolo di più ampio respiro. Senza rinunciare allo stile “industrial” che tanto è caro dalle parti di Id Software.

Anzi, alcuni passaggi sembrano essere quasi dei punti di raccordo tra questo episodio e il Doom 3 dei primi anni 2000. E giusto per farci immergere ancora di più in un mood davvero infernale, arriva la colonna sonora firmata di Mick Gordon che è un vero cazzotto in piena faccia (a questo proposito siamo entrati nel dettaglio in questo speciale dedicato alla Musica dell’inferno).  Il talento del compositore australiano è perfetto per questo genere di gioco e di dinamiche e rappresenta un’ulteriore spinta al rispetto delle regole basiche del gioco. Muoviti, elimina, tira il fiato e passa oltre. Semplice e dannatamente efficace. E il famoso Battlemod? Purtroppo non abbiamo avuto modo di testarlo perchè i server non sono ancora attivi ma tornermo sull'argomento con uno speciale dedicato.

9.5
Tutti i singoli elementi di Doom si sposano in un concerto perfettamente diretto da Id Software. Difficile riuscire a fare a meglio, soprattutto quando si cerca di rinnovare una formula di gioco così ben rodata. Invece Doom Eternal accoglie a braccia aperte nuove dinamiche e soluzioni, amalgamandole alla perfezione all’interno di quel brodo primordiale da cui sono nati tutti gli shooter che oggi si devono, ancora una volta, inchinare davanti alla perfezione.