Recensione Attenti a quelle due

Nel remake di Due figli di... la truffa è donna

Recensione Attenti a quelle due
di Elisa Giudici

A spanne, tentativi ed errori, il femminismo sembra essere definitivamente sbarcato a Hollywood. Dovrebbe far sorridere o indignare (o entrambe le cose) vedere quanto maldestramente gli studios si approcciano alla “questione femminile” pur arrivando ampiamente fuori tempo massimo a rendere più rappresentativo il loro parco titoli, se non fosse che ci sono pochi luoghi sulla terra più restii dal cambiamento dei giganti all’ombra delle colline con la celebre scritta bianca.

Così come il vento nel corso dei secoli finisce per erodere le montagne rocciose più granitiche, anche il cambiamento sociale e la rivoluzione del #MeToo (e i guadagni non da poco che certi film commerciali con protagoniste femminili hanno saputo racimolare) hanno convinto più o meno tutti gli studios che qualcosa andasse fatto. Chi più chi meno, tutti si sono messi al lavoro per sfornare titoli davvero al femminile in territori solitamente appannaggio degli attori, come l'action e la commedia.

Quando in difficoltà o costretta a reagire velocemente, non c’è niente che Hollywood ami di più dell’usato sicuro, specie in ambito commerciale. Remake equivale a zero idee nuove da testare, quindi zero rischi, con progetti già scritti col pilota automatico, giusto il tempo di una spolveratina per attualizzarli un po'. Da Ghostbusters ad Attenti a quelle due, quest'onda montante di remake pronti all'uso con personaggi dal sesso invertito è presto spiegata.

Questa commedia della truffa, diretta con piglio incolore da Chris Addinson, non altro è che il remake in salsa femminile di Quei due figli di…, lungometraggio caustico del 1988 con protagonisti Michael Caine e Steve Martin. I due vestivano i panni di due truffatori che competono tra di loro, agli antipodi per stile, accomunati dal talento per spillare soldi al gentil sesso.

Con una Rebel Wilson ormai capace di produrre un progetto che le ruoti attorno, ecco nascere la versione al femminile di quel film che contrapponeva un protagonista rozzo e villano e uno oltremodo raffinato e snob in una competizione senza esclusione di colpi.

A fare da contraltare all’americana e talvolta piuttosto rozza Rebel Wilson c’è quindi Anne Hathaway, che sfoggia un accetto straniero misterioso e modi di fare oltremodo affettati. La vera sorpresa è che, pur rasentando il macchiettistico, il film quando funziona lo fa quasi sempre grazie a lei, che riesce esagerando a controbilanciare l’esuberanza talvolta un po’ esasperante della collega.

Quel che ancora dalle parti di Hollywood sembrano non capire è che il cambio tra maschile al femminile non basta assolutamente giustificare un film. La sciatteria con cui è condotta quest’operazione - con battute piene di stereotipi e luoghi comuni, un setting francese assolutamente posticcio e un grado di realismo minimo - condanna sin dal principio Attenti a quelle due ad essere un prodotto fallimentare. 

La commedia può giusto aspirare - e solo nel migliore dei suoi momenti - a diventare un intrattenimento fine a sé stesso, basato su un umorismo abbastanza gratuito.

2/5
La morale (cinematografica) è sempre quella: servono più film con ruoli da protagonista per le donne, tirandole fuori dal ruolo di “gregarie romantiche”, spalle dei maschi in ambito action e comico? Sì. Come i colleghi di sesso maschile però, hanno bisogno e si meritano film ben scritti, ispirati e ben diretti e non [b]operazioni al massimo ribasso[/b] e minimo rischio come Attenti a quelle 2.