Recensione Ash of Gods: Redemption

Buka Entertainment e Ravenscourt hanno dato vita ad un nuova stirpe di RPG a turni

Recensione Ash of Gods: Redemption
di Fabio Fundoni

Ash of Gods: Redemption è uno strategico a turni nato dal team russo Aurum Dust e basta darvi una rapida occhiata per capire quanto a questi ragazzi sia piaciuto Banner Saga, serie che ha raccolto i favori dei giocatori e della critica. Ash of Gods non è, però, una mera scopiazzatura ma cerca di aggiungere elementi che possano rendere interessante l’esperienza di gioco. Ci troviamo in un mondo di stampo fantasy medievale, dove si sta avvicinando, tra l’incosepevolezza di tutti, una terribile minaccia: la Mietitura. Dopo un lungo periodo di relativa tranquillità, gli dei dimenticati dagli uomini stanno per dare vita a un genocidio su scala mondiale fatto di massacri e follia.

A contrastarli (o quantomeno a cercare di sopravvivere) ci sono i protagonisti delle tre linee narrative del gioco: il combattente Lo Peng, Thorn e sua figlia Glenda e Hopper, una divinità che non vuole arrendersi alla malvagità della Mietitura. Ad aiutarli arriveranno vari personaggi e gli Strix, pietre magiche capaci di combattere il malefico influsso dei Mietitori. Saremo quindi lanciati in una avventura (di circa venti ore) dai toni molto cupi dove morte e tragedia ci accompagneranno a ogni passo. A noi il compito di sfidare i Mietitori, grazie a un gameplay che fonde il gioco di ruolo con la strategia a turni. Saranno riusciti gli Aurum Dust a creare un titolo divertente?

Cosa funziona...

L’ambientazione è davvero interessante e scontrarsi contro la Mietitura ci è piaciuto un sacco. Ci si sente costantemente braccati dalla morte e in tutte e tre le trame di gioco si è costretti a fare scelte morali di rilievo. Per guadagnare qualche Strix saremo disposti a saccheggiare cadaveri o a lasciare indietro alcuni superstiti? A voi la scelta, tenendo sempre presente che in Ash of Gods: Redemption, i personaggi che moriranno non potranno più fare ritorno, ma spariranno dalla vostra storia, un po’ come nella saga di Fire Emblem. Occhio, quindi, ogni vostra scelta avrà conseguenze, così come ogni mossa avventata. Da una parte avremo sempre una certa ansia di sbagliare (spesso le conseguenze non saranno comprensibili a priori), ma dall’altra il gioco vanta un gran numero di bivi che permettono una ampia rigiocabilità.

Tecnicamente il titolo non ha particolari picchi, ma l’impatto visivo figlio di Banner Saga ha sempre il suo fascino. Giocando, oltre alle scelte di cui abbiamo parlato prima, le battaglie a turni offrono tante opzioni. Ogni personaggio ha due barre, una della vitalità e una della energia. La prima è la classica “vita”, mentre la seconda permette di muoversi e compiere attacchi più o meno speciali. Di contro, ogni volta che colpiremo qualcuno potremo scegliere se ferirlo nella vitalità o nell’energia. Perdere la vitalità significa morire, ma perdere energia vuol dire restare quasi inerme e una volta consumata del tutto, i danni alla vitalità varranno doppio. Insomma, il tutto apre tantissime opzioni tattiche.

...e cosa no

Purtroppo però i combattimenti hanno anche dei difetti che impoveriscono la qualità del gioco. Gli sviluppatori hanno scelto di dare a ogni fazione in campo un turno a testa, questo significa che sia voi che gli avversari farete una mossa alla volta, indipendentemente da quanti personaggi avrete schierato. In soldoni, un esercito di 10 guerrieri muoverà le stesse volte di una compagine composta da un solo combattente, dando un netto vantaggio a chi si trova in minoranza, soprattutto se si tratta di personaggi particolarmente forti. Un boss rimasto da solo contro risulta, quindi, molto più pericoloso di un bos in compagnia di tre o quattro scagnozzi, poiché restando da solo gode di una enorme libertà d’azione rispetto alle unità avversarie.

Il concetto è un po’ complicato, ma crea uno sbilanciamento onestamente fastidioso. C’è inoltre da tenere presente che potremo sfruttare un sistema di magie legate a un mazzo di carte, ma anche questo perde mordente e interesse con il proseguimento della storia. Come dicevamo, trama e ambientazione sono molto intriganti, peccato che lo sviluppo dei personaggi sia spesso minimo, togliendo spessore alla storia. Inoltre avremmo gradito un set di comandi più intuitivo e sottotitoli più grossi.

7
“Vorrei ma non posso”. Anzi, “vorrei ma mi sono un po’ distratto”. Questo è il messaggio che ci ha mandato Ash of Gods: Redemption. Un titolo strategico Con tanti buoni spunti ma diverse lacune nella giocabilità e nello sviluppo di un mondo e una trama tanto interessanti quanto, a volte, lasciate in disparte. Abbiamo giocato con piacere, ma non possiamo non notare certi difetti. Proprio questi difetti fanno la differenza tra un buon titolo e un ottimo titolo. Ash of Gods: Redemption è un buon titolo. Niente di più, niente di meno. Per crescere ancora, il team Aurum Dust dovrà metterci un po’ di impegno in più.