Recensione Alita: Angelo della Battaglia

Un angelo sbiadito

Recensione Alita: Angelo della Battaglia
di Roberto Vicario

Quando si decide di lavorare ad una trasposizione cinematografica di opere molto famose, si entra in una sorta di campo minato piuttosto fitto e pericoloso. Come molti sapranno, spesso e volentieri il linguaggio letterario, fumettistico o videoludico, non combacia con quello del cinema, ed è per questo che  gli sceneggiatori arrangiano e magari aggiungono qualche dettaglio, sperando di mantenere intatto il valore dell’opera originale, pur raccontando una storia diversa.

UN ANGELO DIVERSO

Questo lungo preambolo ci è servito per arrivare, partendo molto da lontano, ad un concetto piuttosto semplice: scordatevi il manga, l’Alita che vedrete al cinema è un’altra cosa. Il lavoro di screenplay fatto da Laeta Kalogridis e James Cameron (in ballo su questo progetto da tanti anni, nelle prime fasi addirittura come regista del film!) modifica l’immaginario di Yukito Kishiro, rendendolo molto più sensibile a dei sentimenti che nel prodotto originale sicuramente non mancavano, ma allo stesso tempo venivano trattati in maniera differente.

La parte più debole del film è, di fatto, proprio la storia (ed è un peccato visto il nome che  capeggia sulla locandina), che risulta essere una versione modificata in maniera piuttosto grossolana, con scelte completamente originali spesso mal raccontate. Alita è un personaggio fin troppo semplice nel suo incedere, Hugo viene un po’ buttato via, così come la parte del Motorball che dovrebbe essere il motore di molti degli eventi raccontati, ma scivola via semplicemente con lo scopo di intrattenere con delle valide scene d’azione.

Nella totale fragilità narrativa (con un chiusura brutale che lascia presagire una serialità) Alita: Angelo della Battaglia riesce comunque a regalare qualche piacevole sensazione, legata principalmente a due elementi: effetti speciali e atmosfera. Soffermandoci per un secondo sul primo aspetto: dobbiamo fare i complimenti alla produzione. Ancora una volta la mano di Cameron, quando si parla di tecnologia, si sente e soprattutto si percepisce. La realizzare tecnica di Alita è mostruosamente ineccepibile, la tecnologia usata (la stessa che verrà sfruttata dai futuri Avatar) rende incredibilmente vera e credibile la giovane cyborg (interpretata da Rosa Salazar), tanto che ad un certo punto smetterete di pensare che è realizzata al computer. Lo stesso vale per gli altri cyborg e per le tante scene d’azione - e non solo - che fanno da sfondo alla vicende. Tutto in Alita: Angelo della Battaglia è incredibilmente vivo e credibile, trasformando le atmosfere del film in qualcosa di unico. Complice anche la regia di Robert Rodriguez (mano leggera, ma in alcuni casi la sua firma è percepibile) il cyberpunk di Alita è un’esperienza che vale la pena vivere per la sua conformazione estetica.

Ed è qui che ci troviamo davanti al grande spartiacque del film. Se non siete fan del manga, o arrivate a digiuno completo della storia, Alita: Angelo della Battaglia risulta un blockbuster movie d’azione godibile e con alcuni guizzi geniali, che potrebbe farvi uscire dalla sala a pancia piena; al contrario, se siete tra coloro che si aspettano una trasposizione veritiera, il rischio di ritrovarsi a fine proiezione con un fortissimo senso di amaro in bocca è qualcosa di estremamente concreto.

Il cast non è male, a partire da un buon Christoph Waltz e una Jennifer Connelly che offre il minimo sindacale per le sue potenzialità. Come già vi abbiamo detto poche righe sopra, a vincere, anche in questo caso, è sicuramente la struttura tecnica e di intrattenimento che è stata ricamata attorno alla storia, e di cui anche i personaggi fanno da semplici “sparring partner”.

Si poteva fare di più quindi? Assolutamente sì, soprattutto perché materiale da cui attingere il manga ne offre tantissimo, e la gestione di alcune relazione e di alcuni personaggi risulta davvero troppo indigesta. Ma se per un attimo togliamo il nome Alita dalla copertina, o meglio ancora, il nome non vi riporta nulla alla mente, allora ci troviamo davanti ad un lungometraggio che intrattiene, con una trama semplice ma neanche troppo lontana da molti altri prodotti già visti ma comunque in grado di divertire.

3/5
Due volti e due anime per questo film. Se da una parte vi aspettate una trasposizione fedele del manga, potreste rimanere fortemente delusi; se invece siete alla ricerca di un film dalle tinte cyberpunk in grado di intrattenere come fanno nella media i blockbuster movie attuali, e con il pieno supporto di una tecnologia incredibile, allora potreste seriamente divertirvi. Tutto sta a capire di quale categoria fate parte. Né più, né meno.