Recensione Kingdoms of Amalur Re-Reckoning

di Simone Rampazzi

La recensione Kingdoms of Amalur Re-Reckoning parte dalla consepevolezza che spesso quelli che vengono spacciati come remake sono volgari remastered. 

Come accade ormai da diverso tempo a questa parte, spesso torniamo a parlare di titoli, proprio come Kingdom of Amalur, che hanno segnato in qualche modo una generazione facendo parlare di sé nel bene o nel male. La remastered, nel migliore dei casi, offre al fantasma dei natali presenti l’ennesima “scusa” per riportare in auge tal si voglia prodotto, ricostruendolo dal codice sorgente con qualche ritocco di rito.

Che si tratti di grafica, o di semplice accorpamento di contenuti, oggi torniamo a parlare di Kingdoms of Amalur Reckoning, un gioco che al tempo della sua uscita siglò il bello e il cattivo tempo, lasciandosi apprezzare dalla critica (come accadde da noi, vedere per credere), ma non vendendo quanto sperato, tanto da siglare lo scioglimento di 38 Studios.

DUE A ZERO PER LA MORTE (ANZI TRE)

Quella di Kingdom of Amalur Reckoning fa parte di una di quelle storie che almeno una volta, se siete appassionati di giochi di ruolo, va vissuta dall’inizio alla fine. Il merito va alle penne che ne hanno delineato la trama: R.A Salvatore, romanziere fantasy di successo, venne fatto accompagnare a Todd Mcfarlane e Ken Rolston, il primo conosciuto maggiormente per Spawn, il secondo per The Elder Scrolls Morrowind e Oblivion (insomma, non gli ultimi sbandati di turno).

Il protagonista della vicenda viene riportato indietro dal mondo dei morti dallo gnomo Fomorous Hugues, subito dopo gettato in una guerra nelle terre di Faelands, senza avere la minima idea di ciò che sarà il proprio destino. L’occasione fa l’uomo ladro, e in questo contesto dai connotati fantasy tutto viene tradotto grazie a regole molto elastiche, regole che permettono al giocatore di creare un personaggio da zero con le caratteristiche più confacenti al proprio gusto e stile di gioco.

Le caratteristiche del personaggio vengono suddivise tra forza, destrezza e magia, elementi che si lasciano accompagnare da un più complesso sistema di abilità, utile se non altro a farci sopravvivere il più possibile in queste terre inospitali mentre ci adoperiamo, tra una ricompensa e l’altra, nel completamento delle varie missioni offerte dal territorio.

Questo universo fantasy si lascia abbracciare amorevolmente non solo per i dettagli da cui è composto, ma anche e soprattutto per la modalità con cui è stato rappresentato nelle ambientazioni, ricche di personaggi con cui poter intrattenere discorsi particolarmente profondi.

La stessa cura traspare da un gameplay attento e variegato, capace insomma di poter intrattenere il giocatore con una sequela di situazioni ben orchestrate, accompagnate da notevoli intermezzi determinati da abilità attive e passive (sbloccabili dal ramo dedicato). È possibile alternare l’utilizzo di due armi con la semplice pressione di un tasto, capacità che rende ancora più versatile lo sfruttamento del nostro personaggio nelle diverse situazioni proposte dal gioco.

A tutto questo aggiungete un sistema di crafting elementare ma efficacie, pensato per semplificare la nostra permanenza nelle Faelands grazie alla possibilità di produrre di nostra iniziativa equipaggiamento e pozioni, utili non solo a darci un minimo di autonomia, ma anche a crearci qualche spunto per guadagnare qualche moneta d’oro in più. Non che ce ne sia bisogno più di tanto, il loot delle missioni è davvero generoso, una caratteristica pensata probabilmente per semplificare l’esperienza, soprattutto poiché è stato realizzato un nuovo algoritmo capace di gestire il drop a seconda della difficoltà e dello stile di gioco del giocatore.

MA ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE…

Ciò che lascia veramente perplessi è la natura stessa dell’opera di remastered, giacché lo spettacolo mostrato su schermo sembra davvero tentare di fare ben poco per “svecchiare” o ammodernare il motore grafico di un tempo. Kingdom of Amalur Reckoning è infatti un gioco della precedente generazione, un titolo che per farsi vedere in questo momento, tra il passaggio alla next e le tecnologie sempre più performanti, poteva quantomeno rifarsi il trucco dignitosamente.

Tali parole vengono tradotte con pigrizia in un ritocco scolastico, un ammodernamento delle texture e della risoluzione che puntano a fissare il framerate (si, resta fermo a 60 fotogrammi al secondo) senza però lasciare intravedere nulla di più. Insomma, sembra di guardare lo stesso gioco da miopi dopo aver messo gli occhiali da vista.

Ok, è tutto più vivido e chiaro, ma non è stato ritoccato un menù, un’animazione, nulla che possa in qualche modo lasciar pensare a un minimo coinvolgimento che vada aldilà del rifacimento utile giusto a sondare il terreno in vista di qualche progetto futuro. Si, perché nel gioco acquistato scegliendo la Fate Edition è presente l’aggiornamento del DLC Fatesworn, che verrà rilasciato nel 2021. Una vera e propria sentenza.

6.5
Kingdom of Amalur Re-Reckoning entra a far parte delle tante remastered un po’ pigre, etichettabili come produzioni un po’ alla “vorrei ma non posso”. Sebbene il ritocco visivo non soddisfi la prova costume, l’idea di mettere mano in questa generazione a un prodotto del genere merita comunque una riflessione, magari durante qualche periodo di saldi come solo papà Steam sa fare.