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Recensione Aluna: l’eroina dell’America Latina arriva su console

Recensione Aluna: l’eroina dell’America Latina arriva su console
di Fabio Fundoni

Aluna: Sentinel of the Shards è il titolo del gioco dedicato, appunto, ad Aluna, eroina nata su Heroes of Newerth e impersonata dall’attrice Paula Garces. Sempre sotto l’ala protettrice della Garces, Aluna si è guadagnata un proprio fumetto che ha aperto la strada per il lancio del gioco che stiamo esaminando oggi, già arrivato su personal computer e ora disponibile anche su PlayStation 4 e Xbox. Noi, per conoscere meglio questo particolare personaggio abbiamo imbracciato il controller della nostra fidata Series X. Aluna è la figlia di Pachamama, dea della terra e protettrice dei popoli dell'America Latina che, in effetti, nel periodo storico dell'arrivo dei conquistadores europei, di protezione ne avevano davvero bisogno. Oltre alle scorribande di Cortés e soci, ecco giungere dal passato un nuovo e ben più grande pericolo: il dio Nagaric, feroce antagonista di Pachamama che è tornato per lanciare le sue maledizioni e scatenare i propri seguaci contro le già tanto provate popolazioni autoctone. Nagaric è in grado di assoggettare al proprio volere sia uomini che animali, riuscendo a ingrandire il proprio esercito ogni giorno di più, inoltre mira a recuperare le reliquie nate dal corpo di Pachamama, che lo renderebbero praticamente imbattibile. Chi se non Aluna, allertata sia dalla stessa dea che da un attacco subito dal proprio villaggio, potrà mettere i bastoni tra le ruote di Nagaric?

Inizia così la nostra avventura in quello che è il tipico canone dei titoli hack 'n slash nati seguendo le orme di Diablo. Visuale isometrica, mappe da esplorare e decine e decine di nemici da sconfiggere con la ripetuta pressione del pulsante di attacco in combinazione a poteri speciali e via dicendo. Aluna combatte sfruttando armi a corto raggio, a lunga gittata e magie, tendenzialmente da sola ma in alcune occasioni con qualche gradito aiuto. Ha accesso al classico albero di abilità suddivise per categorie e cresce seguendo un sistema fatto di punti esperienza e relativi level up. Tutto lascia pensare al classico clone di Diablo con qualche particolarità come un inventario enorme (cento oggetti) e una ambientazione “amazzonica” che non siamo certo abituati a vedere. Spostare l’attenzione su panorami poco sfruttati è sicuramente una buona idea, ma il gioco non riesce a rendere merito alla possibile ventata d’aria fresca. Bastano pochi minuti per capire che il comparto tecnico è decisamente sottotono, facendoci ricordare titoli nemmeno di punta dell’era PlayStation 3 e Xbox 360, segno che il passaggio da pc a console è stato abbastanza difficoltoso. L’impatto grafico è povero e i colori sono spesso spenti e per quanto i personaggi a volte si salvino dal grigiore generale, vederli camminare letteralmente sopra a tantissimi elementi dello sfondo, come piante o casse del tesoro, non è assolutamente rassicurante.

Non mancano bug assortiti tra nemici che si “bloccano” o sfarfallano, oltre a un paio di crash del gioco che ci hanno rispedito alla home della console nel bel mezzo della partita. Il gameplay funzionerebbe anche, se non fosse che c’è un enorme sbilanciamento a favore dell’utilizzo delle armi a lungo raggio, soprattutto se unite all’uso della magia che rallenta e colpisce i nemici, sbloccabile sin dalle prime battute di gioco. Praticamente utilizzando in alternanza un colpo a distanza e la magia appena citata, riusciremo a liberarci di qualsiasi orda nemica senza troppa fatica: prima si utilizza l’abilità allontanando da noi ogni nemico e rallentandolo, poi si “spara” e via così. Se considerate che ogni colpo a segno ricarica la forza magica, capite immediatamente che si riesce a sconfiggere la maggior parte dei nemici tenendosi a distanza di sicurezza. Alcuni boss o miniboss riescono a mettere un po’ in crisi questa combinazione mortale, ma rimane comunque un discreto problema di bilanciamento. Inoltre gli avversari ci inseguono solo sino a una data distanza rispetto al loro punto di partenza, motivo per cui spesso basta scappare da quelli più pericolosi sino a quando non torneranno indietro, per poterli colpire durante la loro ritirata. Che dire? Aluna: Sentinel of the Shard offre una formula storicamente divertente e apprezzabile, ma macchiata da troppi difetti. Può valerne la pena se siete alla ricerca di un hack ‘n slash con trama e ambientazione fuori dal coro, ma dovrete passare sopra a tanti problemi.

6
Se su personal computer l’avventura di Aluna si reggeva in piedi, senza comunque brillare, su Xbox barcolla e lascia l’amaro in bocca a causa di una produzione carente quasi da ogni punto di vista. Tecnicamente indietro, con svariati problemi di gameplay e bug assortiti e una trama abbastanza debole, Sentinel of the Shard può contare unicamente su una ambientazione abbastanza originale e un gran numero di oggetti da recuperare tra un combattimento e l’altro. Un po’ troppo poco per riuscire a conquistare un po’ di spazio e visibilità nell’affollato mondo degli hack ‘n slash. Questa volta ad Aluna non è bastato l’aiuto di Pachamama per uscirne vittoriosa…