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The Witcher - la recensione della seconda stagione

Anche a Natale, il Witcher è fatale!

di Fabio Fundoni

Abbiamo aspettato due anni, ma finalmente abbiamo potuto mettere i nostri famelici occhi (gialli, ovviamente) sulla seconda stagione di The Witcher, così da scoprire la strada intrapresa da Geralt, Ciri e Yennefer dopo le ottime impressioni della prima parte delle avventure dello Strigo nato dalla penna di Andrezji Sapkowski. D'altro canto Netflix ha ampiamente dimostrato ottimo fiuto nel produrre serie TV di prim'ordine e The Witcher è stata un vero e proprio successo planetario tanto che era fuori d'ogni dubbio che la saga sarebbe andata avanti anche in questa sua nuova veste televisiva. L'occasione è stata ghiotta, cioè quella di poter vedere i primi sei episodi della stagione, in attesa dell'uscita ufficiale, datata 17 Dicembre, in cui potremo finalmente scoprire il bandolo della matassa. Bandolo che, però, non sarà definitivo in quanto Netflix ha da poco confermato che la terza stagione della saga si farà. Con noi li, pronti a donare un soldo al nostro witcher.

Difficile iniziare questo nuovo percorso senza aver vissuto il precedente, visto che la storia è una diretta conseguenza della trama già vista, con Geralt al fianco della giovane Ciri, intento a proteggerla dai pericoli del mondo esterno e dal suo stesso passato. Oltre a ciò, il witcher porta con sé il peso di aver perduto l’amata Yennefer che, a detta di tutti, è morta nella battaglia di Sodden dopo aver scatenato tutto il suo potere per bloccare l’avanzata del pericolosissimo impero di Nilfgaard. Insomma, davvero una brutta botta per Geralt che nonostante le leggende vorrebbero i witcher senza sentimenti, sembra aggrapparsi al ruolo di “padre a sorpresa acquisito” per non pensare più del dovuto a Yen. La maga però, per quanto malconcia, non è affatto morta, ma dovrà misurarsi con nuovi timori personali e intrighi politici. Se Ciri e Geralt si ritroveranno ben lontani dalle grandi città e dai giochi di potere, Yennefer è proprio in mezzo ad un mondo che sta cambiando e cerca di resistere alla violenza della guerra, dove tornano vecchie conoscenze e fanno il proprio ingresso nuovi elementi, tra cui spicca il popolo elfico. 

Tranquilli, nessuno spoiler anche se molti di voi conoscono già le trame di questa stupenda storia, ma vi assicuriamo che la narrazione ci ha tenuti incollati alla tv, nonostante i ritmi siano un po’ più lenti rispetto al passato. Meno battaglie, più tempo dedicato alla ricerca di verità e spiegazioni, il tutto in un complesso utilissimo a delineare meglio le varie fazioni in campo e a raccontare più nei particolari questo intricato universo. Come abbiamo detto a inizio articolo, abbiamo potuto visionare solo i primi sei episodi, mancandoci quindi i due finali, ma tutto lascia pensare a una stagione interlocutoria, per quanto il colpo di scena finale sembri essere dietro l’angolo. Se già in precedenza Geralt non era l’unico protagonista, ma condivideva il ruolo di personaggio centrale con Yennefer, ora anche Ciri si ritaglia uno spazio di tutto rispetto, andando a creare trittico di protagonisti attorno a cui ruota un mondo vivo e pieno di individualità interessanti. Questo non significa assolutamente un livello più basso o una narrazione troppo frammentaria, anzi abbiamo davanti un perfetto ponte per il futuro televisivo della saga, con Netflix che ancora una volta è stata capace di creare una nuova gallina dalle uova d’oro, sapendo cogliere l’occasione di sfruttare un universo narrativo di altissimo livello mettendolo in mano a sceneggiatori di alto livello . A dirla tutta, la coralità sembra aver giovato alla narrazione, per quanto l’azione nuda e cruda sia stata un po’ sacrificata. 

Un witcher, una strega e una ragazzina entrano in un caffè…

Il primo impatto con Geralt era piaciuto praticamente a tutti, nonostante fossero piovute alcune critiche per alcune scelte di cast e di costumi. La produzione sembra aver fatto tesoro delle lamentele, che tra l'altro abbiamo condiviso, andando a impegnarsi maggiormente nella creazione di abiti e dettagli in grado di soddisfare maggiormente l'immaginario creato dai romanzi originali e dai videogame che, volenti o nolenti, sono stati tra i maggiori vettori della fama del Witcher e del suo universo. Nuova costumista, dunque, e il fatto si nota non poco, soprattutto andando avanti con gli episodi, dove Ciri e Geralt sembrano realmente usciti da The Witcher 3 (parliamo del videogame). Gli attori principali rimangono gli stessi, niente recast, quindi, ma tanti nuovi volti (aguzzate la vista e se siete fan di Game of Thrones avrete una bella sorpresa). Continuiamo a sostenere i nostri pareri sugli interpreti principali: Henry Cavill sembra nato per impersonare Geralt di Rivia e ha ufficialmente trovato un alter ego che difficilmente riuscirà a levarsi di dosso, così come la bravissima Freya Alland che si è cucita addosso l’idea di Cirilla che tutti ci siamo fatti durante gli anni, tra letture e videogiochi. 

Rimane sempre un enorme punto interrogativo su Anya Chalotra e Anna Shaffer, rispettivamente Yennefer di Vengerberg e Triss Merigold, le due maghe che tanta importanza hanno sia nella trama sia nel cuore di Geralt. Continuiamo a trovare entrambe le attrici, per quanto brave e con la Chalotra sempre più a suo agio sul set, lontane dell’immaginario collettivo creato da Sapkowski. Ad ogni modo, ce ne faremo una ragione. Come dicevamo, Netflix ha puntato forte (anzi, fortissimo) sul progetto e gli effetti speciali, tranne in qualche raro caso, mostrano tutto lo sforzo messo sul campo e ogni elemento rientra senza mezzi termini nei canoni delle produzioni di “serie A”. Anche le musiche non ci hanno deluso, dando un enorme contributo alla costruzione della giusta atmosfera e senza rovinarvi nessuna sorpresa, sappiate che avrete un nuovo tema da imparare a memoria in stile “tormentone”. Di altissimo livello le voci italiane, dove la nostra scuola di doppiaggio mostra ancora una volta di essere di assoluta qualità sotto ogni punto di vista. 

Si è capito che la seconda stagione di The Witcher ci è piaciuta? Nonostante alcuni difetti che si porta dietro dal passato e toni un po’ più riflessivi, la visione è estremamente consigliata, tanto agli amanti della saga, quanto a chi adora il fantasy e si godrà per la prima volta le peripezie dei nostri protagonisti. Imperdibile!

4/5
La seconda stagione di The Witcher, almeno dopo aver visionato i primi sei episodi, ha mostrato una trama sempre più articolata e attenta a seguire più che in passato, le vicende dei vari protagonisti che spesso rubano la scena al buon Geralt. Con Netflix che ha già confermato la terza stagione, la sceneggiatura ci è parsa interlocutoria, meno incline a indugiare sull’azione pura se non in alcune situazioni, lasciando il passo a intrighi e approfondimenti su ambientazione e vari personaggi. Una narrazione necessaria per rendere ancora più vivo l'universo narrativo, operazione riuscita da ogni punto di vista, nonostante una certa lentezza nella narrazione. La recitazione, la sceneggiatura, la fotografia e gli effetti speciali rimangono ad altissimo livello, anzi migliorano rispetto alla prima stagione. La nuova avventura nel mondo di The Witcher, per quanto siamo riusciti a vedere, si conferma imperdibile per tutti gli amanti del Fantasy.