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The Tale of Bistun: la recensione

di Simone Marcocchi

Immagino che non siano in tanti tra voi a conoscere il poema del dodicesimo secolo “Khosrow e Shirin”, una favola persiana (un po’ tragica) che, contesto a parte, ricalca un po’ Romeo e Giulietta (almeno nella parte finale), ma nel resto della trama ha tutti gli elementi un po’ “sognanti” in stile “Le mille e una notte”.

Premesse importanti quindi, quelle alle basi della produzione del lavoro di Black Cube Games, dato che in poche righe vi ho dato alcuni elementi che magari alcuni tra voi avranno la voglia di lasciarsi ispirare ed approfondire e sono anche l’unico cardine attorno al quale potreste trovare la voglia di giocare a questo titolo.

The Tale of Bistun infatti è un gioco-non-gioco, scelta curiosa del director che avrebbe potuto motivare o decidere di intraprendere in molti modi diversi il lavoro che porterà l’uscita di questo titolo. Quando ci si sveglia nei panni dell’“architetto senza memoria”, dovremo iniziare un viaggio che lo porterà a risvegliare ricordi, situazioni del passato che hanno ricadute sul suo presente e, cosa importante per il giocatore, eventuali potenziamenti dell’equipaggiamento del protagonista.

Purtroppo però nelle due ore di gioco, prima di giungere ai titoli di coda, c’è davvero poco (in generale) da godere nel gameplay. Il motore di Unity è sfruttato ai minimi termini – ma su questo ci può stare, data la produzione super-indie – un po’ meno la sterilità del combattimento con nemici praticamente tutti uguali e privi di qualsiasi IA. Si combatte premendo sempre il tasto azione e la schivata, ma un po’ a caso, in realtà. Sareste invogliati ad approfondire bivi ed anfratti alla ricerca dei segreti che queste terre hanno da offrire, se non fosse che è praticamente tutto palese (o quasi), con divagazioni minime.

È talmente tutto così ripetitivo e poco stimolante che ci si può annoiare perfino in due ore. Per quanto non si possa dire che 15 Euro siano un investimento tremendo, è comunque denaro e sinceramente consiglio l’acquisto con riserva, ma la trama e il modo in cui si dipana, nel corso del tempo, offre comunque uno stimolo ad aver voglia di conoscere qualcosa di nuovo, nella letteratura mondiale.

6
Il più grande merito di questo gioco è sicuramente l’ispirazione originale di una storia che merita di essere conosciuta; epica a parte però il gameplay è praticamente inesistente: le quest sono inconsistenti, così come l’esplorazione, il combattimento stesso e i puzzle ambientali. Non costa moltissimo e se vi può intrigare la narrazione, allora dategli pure una chance, altrimenti non c’è davvero molto da scavare sotto la roccia dello scultore senza memoria.