Recensione The Last of Us Parte II. Oltre il videogioco

Naughty Dog scava nel torbido dell'animo umano

Tiscali GameSurf

Al netto della bellezza tecnica, delle migliorie al gameplay quasi perfetto visto nel primo episodio, The Last of Us Parte II vuole rispondere ad una domanda di stampo filosofico: cosa sono i mostri? Perché Naughty Dog, con la sua riproduzione di un’umanità allo sfascio materiale e morale, di mostri ne presenta davvero tanti. Dagli infetti di cui abbiamo già fatto la conoscenza nella sua prima uscita, che qui si “upgradano” con l’arrivo di un bestiario rinnovato e sempre più letale, fino ai fanatici religiosi, che nel nome di un’ideale completamente stravolto rispetto al messaggio originale, si impegnano ad uccidere e torturare i poveri malcapitati non convertiti alla loro dottrina.

E poi c’è un altro genere di mostro: quello dell’altra parte dello schermo, con il joypad in mano. Si, perché quello che riesce a fare Naughty Dog nelle oltre trenta ore di gioco che vi serviranno per arrivare alla schermata finale, è un continuo transfer tra personaggio e giocatore. Vi chiederà di mettervi continuamente nei panni di chi state comandando, di sposarne gli ideali e di comprenderne il punto di vista. E quando alla fine capirete che quella di “mostro” è un’etichetta che voi stessi avete appiccicato al vostro avversario senza averne mai compreso il perché, ecco che il senso di questa monumentale opera videoludica sarà effettivamente compiuto.

Lasciate perdere l’upgrade grafico (c’è ed è anni luce avanti quello visto su PS3), lasciate stare per un attimo l’evoluzione del personaggio, che ora avviene in forma più precisa e verticale, lasciando a voi il compito di focalizzare le migliorie in base al vostro stile di gioco. Sono tutte cose che ci sono e a cui farete l’abitudine. L’esplorazione degli ambienti, il combattimento più o meno stealth (tenete sempre a mente che le munizioni non saranno infinite), la gestione dell’inventario, sono elementi scanditi dal gioco con una curva di apprendimento praticamente perfetta, e se volete approfondire questi aspetti, qui potete trovare tutto quello che fa per voi..

Quello che davvero impressiona in The Last of Us Parte II è quello che non potete vedere con i vostri occhi: l’impatto devastante che hanno i sentimenti e gli stati d’animo dei personaggi sullo schermo. Complice anche un motion capture allo stato dell’arte, tutti i tormenti, le speranze, i momenti di gioia sono trasposti in un formato digitale davvero imponente, anche se ancora lontani dal fotorealismo. E forse è un bene avere ancora un “layer” di distacco da quanto accade sullo schermo. Ma già così le emozioni che popolano l’intero arco narrativo sono qualcosa di inedito nel mondo del videogioco.

The Last of Us 2 è uno di quei giochi che vi rimane “dentro” e che in qualche modo continua anche dopo aver spento la console. E’ un gioco che vi costringerà a fare cose e a prendere decisioni che vorreste evitare, ma che sono inevitabili. Ed è soprattutto sul finale della vostra avventura che percepirete anche un certo di sadismo nel lavoro di Naughty Dog, ma non possiamo ovviamente dirvi di più perché quello di The Last of Us 2 è un viaggio del tutto personale, che merita di essere vissuto. Anche conoscendo il finale, non si potrebbero comunque raccontare la gamma di sentimenti e stati d’animo che vi accompagneranno lungo il cammino. Sarete arrabbiati, frastornati, sbigottiti e anche maltrattati. Ma ne uscirete arricchiti da un percorso mai calcato fino a questo momento. Capolavoro.

10
The Last of Us Parte II è uno di quei pochi titoli che sfondano la parete del videogioco e si proiettano verso territori ancora inesplorati per l’ancora giovane ambito ludico. Un titolo praticamente perfetto in ogni sua componente, con un gameplay ben bilanciato in termini di difficoltà e di gratificazione restituita a chi sta dall’altra parte dello schermo. Ma più di tutto, il lavoro Naughty Dog affonda i suoi artigli nell’animo umano come forse nessun altro gioco era mai riuscito a fare prima, rimanendo impresso nel cervello anche dopo aver spento la console. Perfetto.