The King's Man - Le origini, la recensione: grintoso ma anche confuso

Matthew Vaughn dirige il prequel della saga di Kingsman ambientato a inizio Novecento: ha un grande cast e delle grandi trovate, ma anche le idee piuttosto confuse.

The King’s Man: Le origini
di Elisa Giudici

Non si può dire che Vaughn non sapesse che pesci pigliare nel tratteggiare le origini del servizio segreto alternativo alla base della saga dei Kingsman, anzi. Nella sua durata fiume di oltre 2 ore e 20 il regista infarcisce il film di così tanti rimandi alle pellicole precedenti e alla storia europea del Novecento, oltre che a citare e omaggiare film altrui che fa un po’ girare la testa. Tuttavia non mi sento di dire che The King's Man - Le origini sia un film pienamente riuscito, anche se ha degli ottimi momenti d’intrattenimento. Il motivo è che è decisamente sbilanciato, poco omogeneo, con un ritmo che alterna una grande lentezza iniziale a degli scossoni improvvisi, fino a chiudersi con una seconda parte dalla cadenza davvero forsennata.

Allo stesso modo la trama alterna idee geniale e talvolta davvero sfrontate a risoluzioni codarde, scomodando personaggi e facendo paragoni tutt’altro che risibili: le origini dei Kingsman tirano in ballo circostanze troppo cruciali della Storia per trincerarsi dietro la scusa del “film action a sfondo storico”, ma non sono in grado di dare uno sviluppo logico (politico?) forte all’incipit del film. Si perde così una fantastica occasione per fare il salto di qualità e diventare qualcosa in più di un franchise action che fonde spionaggio classico a una certa sfrontatezza contemporanea.

La trama di The King's Man - Le origini

Il film si apre agli albori della Prima guerra mondiale, quando l’Arciduca Ferdinando sta per essere assassinato nel celebre attentato di Sarajevo. La missione impossibile di proteggerlo da eventuali attentatori è affidata a Lord Orlando Oxford (Ralph Fiennes) che porta con sé il giovane figlio Conrad (Harris Dickinson). I due scopriranno che dietro recenti manovre politiche, nelle stanze private dei sovrani d’Europa e tra i popoli in tumulto agiscono inviati di una gruppo misterioso, dedito dalla destabilizzazione del continente per motivi misteriosi.

Convinto pacifista e legato alla promessa fatta alla moglie morta in circostanze violente, Oxford si ritrova a lottare anche contro il figlio che vorrebbe partire per il fronte e che lui vorrebbe proteggere, conoscendo bene le atrocità della guerra. Orlando e Conrad si ritrovano a visitare la corte degli Zar e ad aiutare i servizi segreti americani pur di fare luce su quanto sta succedendo dietro le quinte, perché è chiaro che il fine ultimo è l’annientamento del Regno Unito.

Pregi e difetti di The King's Man - Le origini

Chi andrà al cinema alla ricerca di un action incalzante, a fronte di un primo tempo abbastanza noioso, rimarrà più che soddisfatto. Dopo una partenza piuttosto lenta Vaughn ingrana la quinta e non si ferma un attimo, collezionando una serie infinita di scene d’azione spettacolari e combattimenti altamente coreografati. Rispetto al passato non tutti i passaggi sono così riusciti o di facile lettura, ma scontri come quello “danzante” contro Rasputin faranno la gioia degli amanti del genere. Subisce inoltre un po’ troppo l’influenza di 1917 e dei James Bond di Sam Mendes (vedi tutta la parte in trincea).

Più complicato capire cosa ne penseranno i cinefili in merito. Una delle caratteristiche fondative di questa saga è sempre stato l’atteggiamento sfrontato e il coraggio nell’infrangere certi tabù cinematografici che riguardano la narrazione dell’Inghilterra di ieri e oggi. The King's Man - Le origini fa una scelta molto ardita (palesemente politica) nel scegliere il villain principale del film e nel raccontarne le motivazioni, ma poi ritira la mano, preferisce non esporsi, facendo solo danni. Nelle scene extra poste dopo i titoli di coda finisce poi per utilizzare comparare figure storiche che sono dinamite pura, con un atteggiamento qualunquista e un po’ mercenario che squalifica l’intera operazione. Vaughn passa dal fare l’occhiolino al comunismo a reiterare una certa forma di classismo inglese, in un film perennemente indeciso se fare sul serio o essere semplice intrattenimento.

2/5
A differenza di tanti colleghi, Vaughn ha molte idee buone, alcune davvero fulminanti, ma non sa amalgamarle al meglio in un film che passa dalla pura sfrontatezza alla codardia, dal voler essere un “semplice action” a pretendere di accampare discorsi politici, finendo poi in semplificazioni mercenarie e perfino pericolose.