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The Gray Man, recensione: un action scontato e dimenticabile

Netflix prova a sfidare i grandi studios specializzati nei film d’azione, ma le manca l’idea giusta. Nonostante l’impegno, The Gray Man è prevedibile e si dimentica in fretta.

di Lidia Doardo

Che Netflix punti forte su The Gray Man è un dato di fatto: oltre duecento milioni di dollari investiti, un cast di star ricchissimo e l’aspirazione nemmeno troppo taciuta di tirarci fuori un franchise alla Mission:Impossible o alla Bourne. Se dovessi fare una previsione oggi direi che The Gray Man non ha le carte in regola per diventare una serie di film di successo e se verrà proseguita, lo si farà su un territorio molto instabile, più per necessità che per meriti.

Dietro la storia con tante scene action spettacolari e combattimenti di The Gray Man dei fratelli Joe e Anthony Russo c’è infatti una scomoda verità: questo film non ha una storia nuova o forte abbastanza da attrarre davvero l’attenzione dello spettatore oltre la visione del momento. Si vede e si dimentica: una visione istantanea. Considerando il budget e il battage mediatico, ci si aspettava qualcosa di più.

L’impressione è che il ciclo dei romanzi da cui è tratto il film usi una serie di espedienti che abbiamo già visto talmente tante volte da risultare anonimo, senza personaggi così carismatici da conquistarci.

La trama e il cast di The Gray Man

Protagonista della storia è Sierra Six, il solito super combattente imbattibile e inarrestabile al servizio del FBI. Nemmeno il fatto che Six (Ryan Gosling) sia un ex carcerato più o meno costretto a lavorare per il governo è esattamente una novità.

Senza famiglia e con un passato traumatico alle spalle, Six è un perfetto sicario al soldo del governo, che negli anni ha creato un rapporto di fiducia con il suo superiore che l’ha arruolato e addestrato. Il patto? Lui esce di prigione prima ma per il resto della sua vita obbedirà al governo, completando missioni senza mai opporsi.

Se avete mai visto un singolo film action, sapete cosa sta per succedere: il suo superiore viene rimosso, un nuovo capo dell’agenzia entra in campo (Regé-Jean Page, da Duca di Bridgerton a spietato carrierista nell’intelligence) e Six capisce che il governo lo vuole morto. Il perché e il come saranno al centro del film, che vede Chris Evans nei panni di un vanesio e disturbato mercenario che viene messo alle calcagna di Six, determinato non solo a salvarsi la pelle, ma ad aiutare il suo ex capo, salvando la nipotina malata di lui che è stata rapita per attirarlo allo scoperto.

A completare il cast ci sono la star indiana Dhanush nei panni di un mercenario con un rigido codice etico (uno dei personaggi migliori del film) e la splendida Ana De Armas in quelli di un’agente del FBI che deve decidere se credere a Six o ai suoi superiori.

Un action Netflix senza identità

Il peccato originario e mortale di The Gray Man è di non avere né una storia né un protagonista forte con cui coinvolgere davvero il pubblico. Il film comincia a stuzzicare l’attenzione degli spettatori solo nelle fasi finali della storia. L’impressione è quella di assistere a un lungo, lunghissimo prologo di quella che poi sarà (sarebbe?) la storia interessante da raccontare. Sarebbe stato forse il caso di tenere l’intero racconto delle origini dell’anti-eroe di turno per un film successivo, quando al pubblico sarebbe potuta interessare di più la storia di Six e del suo legame con la ragazzina che tenta di proteggere.

Date queste premesse il punto forte di The Gray Man dovrebbe essere l’azione. Non si può negare che The Gray Man ne sia pieno. Si fanno notare in particolare una corposa sezione centrale del film con un lunghissimo combattimento e inseguimento per le strade di Vienna e la parte finale con un infiltrazione in un castello super sorvegliato e immancabile corpo a corpo conclusivo. I Russo provano ad alzare la magnitudo al massimo, ma in questo modo emergono tutti i limiti produttivi di Netflix, che non ha alle spalle decenni di action con Universal e Paramount e le loro squadre e tecnici specializzati. La scorciatoia sono ovviamente gli effetti speciali digitali, che però sono impietosamente evidenti su schermo.

The Gray Man sceglie un approccio ormai datato in un momento in cui il genere action punta tantissimo sul realismo degli stunt e dei combattimenti. Le sparatorie e le scazzottate qui non possono che sembrare di plastica ora che l’occhio degli spettatori è abituato alle finezze della saga di John Wick o alle scene spettacolari e girate dal vivo di Mission Impossible. D’altronde di Tom Cruise ne esiste uno solo, perciò i Russo fanno di necessità virtù e aumentano al massimo la magnitudo delle loro sequenze più spettacolari…troppo, viene da dire. D’accordo, è un genere che richiede una certa spettacolarità e a cui non è richiesto un altro grado di realismo, ma vedere questo livello di guerriglia urbana che distrugge il cuore di una città europea, con passanti e forze dell’ordine falcidiati da tank e armi d’assalto da divertente diventa angosciante. Certo il momento storico non aiuta, ma The Gray Man vive completamente fuori dalla realtà, è privo di realismo eppure si ostina a essere serioso e drammatico, anche quando potrebbe semplicemente godersi il momento senza troppe pretese.

L’errore di The Gray Man (e Netflix)

Netflix ha commesso l’errore di cercare una formula ancor prima di avere una buona idea, pensando che assemblando pezzi di successo dalla concorrenza (i registi di Infinity War e Endgame, le star di Bond e Deadpool) bastasse a ottenere un ottimo prodotto. The Gray Man è la prova che gli studios non solo spendono centinaia di milioni di dollari per i loro blockbuster: hanno imparato come farlo senza sprecarli, per ottenere il miglior risultato possibile. Qui a mancare è proprio un progetto forte, per cui valga la pena di spendere tanto.

2/5
Si lascia vedere, ma non lascia niente dietro di sé: Netflix pensava di poter costruire un franchise su The Gray Man e forse lo farà, ma stavolta ha puntato sulla storia e sui nomi sbagliati. Divertimento di seconda mano e nemmeno di altissimo livello: The Gray Man vale giusto la visione di una serata.