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Soul Hackers 2: ecco il nuovo JRPG di Atlus

Hackerando anime tra demoni e evocatori

Soul Hackers 2: ecco il nuovo JRPG di Atlus
di Fabio Fundoni

Qualcuno disse che esistono solo tre cose infinite: l'universo, la stupidità umana e i titoli dedicati all'universo di Megami Tensei. A sostegno dell’ultimo elemento, basti pensare che a partire del primo titolo, Shin Megami Tensei appunto, uscito nel 1987, la saga non si è più fermata, dando vita a un corposissimo universo narrativo fatto di tantissime produzioni (non solo videoludiche) che ha loro volta hanno generato serie più o meno longeve, naturalmente (e tristemente) non tutte approdate in occidente. L'arrivo di Persona 5 ha permesso al brand di aprirsi al grande pubblico del nostro paese, grazie a un titolo di enorme qualità e una edizione Royal coi testi tradotti in italiano, ma non è mai mancato un nocciolo duro di appassionati.

I tantissimi titolo nati dal Megami Tensei non sono però tutti appartenenti alla stessa trama, ma si limitano a condividere l'universo narrativo, anzi, usando un termine tanto caro all'industria dell'intrattenimento, una sorta di multiverso dove rimangono fissi alcuni punti come l'esistenza dei demoni, la possibilità di utilizzarli per i propri scopi e la presenza di un "sottomondo" parallelo a quello degli umani. Soul Hackers 2 è il quinto titolo uscito per il "sotto franchise" Devil Summoner, ma state tranquilli: anche se non doveste avere nessuna idea di cosa esso sia non avrete problemi a giocare. La trama vive di vita propria e per quanto ci siamo rimandi all'universo generale, è godibilissima anche dai neofiti.

Immaginate un futuro prossimo in cui l’umanità ha raggiunto un livello di stabilità e benessere tale da non necessitare più la corsa all’innovazione, con la società adagiata sul proprio alto  tenore di vita. Immaginatelo, però, con un fiorente sottobosco di individui chiamati evocatori, capaci di comandare veri e propri demoni e utilizzarne i poteri grazie ad armi magiche chiamate COMP. Ecco, invisibile a tutti si muove Aion, una entità tecnologico-senziente che sfrutta tutte le banche dati e le reti mondiali per osservare l’umanità, senza però interferire. Aion osserva, elabora, impara e cresce, senza mai dare giudizi morali di sorta. Qualcosa, però, sta per costringerlo a passare all’azione. La fine del mondo è vicina e a scatenarla saranno le morti di due persone, anche se la concatenazione tra causa ed effetto non è assolutamente chiara. Per riuscire a mettere mano alle vicende terrene, Aion decide di dotare di corpi fisici due sue emanazioni, Ringo e Figue che con le sembianze di due giovani e belle ragazze dovranno prendere confidenza con il piano materiale e cercare di trovare il modo per salvare il mondo.

Con Figue a supportarci, Ringo sarà guidata direttamente dal giocatore e tutto prenderà forma quando inizierà ad utilizzare la capacità di hackerare le anime dei morti per riportare in vita alcuni personaggi chiave per le sorti dell’umanità. In men che non si dica attorno a Ringo si raggrupperanno Arrow, Milady e Saizo, tre evocatori riportati in vita da lei, con dei conti in sospeso da chiudere e dei misteri da svelare. 

Inizia così la nostra storia e vi lasciamo il piacere di scoprirla senza ulteriori spoiler per quanto, chiariamolo subito, non è la trama ad essere l’elemento trainante di Soul Hackers 2.

Dimenticatevi la profondità strutturale e narrativa di Persona 5, Soul Hackers 2 è un gioco che punta tutto o quasi sul combat system, forte di una esperienza decennale nel campo dei JRPG a turni. Potremo gestire i nostri protagonisti a partire da un rifugio in cui riposarsi e fare il punto della situazione, senza scordare il poter visitare alcune zone delle città dove troveremo punti di interesse come negozi, locali e zone per migliorare i nostri demoni tramite il sistema di fusione già visto più volte nel mondo di Megami Tensei. Le zone sono palesemente ispirate ad alcuni distretti di Tokyo e molti di voi non faranno fatica a riconoscere le controparti virtuali di posti come Kabukicho e Roppongi. Persino uno dei negozi disponibili, De la Mancha, richiama la famosa catena di market nipponica, i Don Quixote… facile capire il gioco di parole che richiama Don Chisciotte Della Mancia. 

Un gameplay dell’altro mondo!

Purtroppo le cose da fare si rivelano estremamente essenziali, anche sbloccando alcuni eventi sociali che vi faranno conoscere meglio i vostri compagni, la vita al di fuori dei combattimenti è poco stimolante e poco approfondito, se non nelle sue parti più direttamente interessate alla battaglia (la già citata fusione demoniaca).Gli scontri si svolgono in appositi dungeon e seguiranno il classico schema fatto di missioni principali e secondarie. Entrati nei dungeon i nostri demoni verranno sguinzagliati in esplorazione e durante il nostro cammino potremmo trovarli pronti a donarci oggetti, bonus o persino a presentarci nuovi demoni da prendere nel nostro team.

Questi saranno assegnabili ai protagonisti e ovviamente daranno il via a un interessantissimo sistema fatto di mosse speciali, bonus e malus. Quando incontreremo i nemici daremo il via alle danze, possibilmente colpendoli prima di farci intercettare, in modo da avere a disposizione un attacco a sorpresa. Inizia qui una battaglia a turni dove gli attacchi dei gruppi in campo sono totalmente suddivisi e statici, dando ampio spazio alla strategia e al ragionamento: prima attacca solo una fazione, dopo toccherà a quella avversaria Dovremo scoprire punti forti e punti deboli degli avversari, così da sfruttarli al meglio e portare a nostro favore anche gli scontri più complicati

La base non si discosta molto dai JRPG più classici e dalla formula “demoniaca” dei Megami Tensei già visti, ma ciò che ci ha conquistato è stato l’ottimo bilanciamento del sistema che si rivela impegnativo e richiede un costante livellamento dei personaggi e dei loro demoni (anche loro crescono e imparano nuove abilità). Con estremo piacere abbiamo notato che ogni scontro o quasi è stato vinto grazie allo sfruttamento della giusta tattica e quasi mai abbiamo incolpato la sfortuna per le nostre sconfitte, ma solo le nostre scelte sbagliate. Ci sono davvero tantissime variabili e la crescita/fusione dei demoni è, come in passato, un sistema che esalta i gamer votati alla strategia. Ringo è il fulcro del party e le sue abilità speciali saranno spesso utilissime. Il gameplay, come avrete potuto capire, è tanto tradizionale quanto ottimamente bilanciato, ma vede arrivare una interessante opzione chiamata Tregenda.

Grazie ad essa ogni volta che sfrutteremo una debolezza avversaria, guadagneremo l’attacco di un demone alla fine del turno del nostro team. Se ognuno dei nostri quattro protagonisti dovesse riuscire a infliggere un colpo di questo tipo, ci ritroveremo con altrettanti colpi bonus e un chiaro passo in avanti verso la vittoria. Col tempo dovrete imparare a mescolare ogni opzione a vostra disposizione e riuscirete a sconfiggere anche i nemici più difficili, a culmine di un combat system che si è rivelato davvero molto soddisfacente e di cui non vogliamo svelarvi altro, ma vi assicuriamo che troverete nel gioco tutta l'esperienza maturata dagli sviluppatori. 

Purtroppo quel che c'è intorno alla giocabilità non ci ha entusiasmato altrettanto, a partire dagli elementi di contorno come gli stessi dungeon, estremamente ripetitivi e troppo simili a se stessi, con il culmine della piattezza di design raggiunto dai Matrix dell'anima, sezioni dove combattendo apprenderemo elementi importanti della vita di Arrow, Milady e Saizo. La stessa trama non offre particolari spunti e in diversi passaggi non si hanno particolari stimoli per andare avanti se non, appunto, la soddisfazione data dal combattere. Rimane ottima l'ispirazione stilistica nella rappresentazione grafica dei personaggi, tutti ben disegnati (nonostante qualche stereotipo) e in puro stile della saga, così come brillano molti demoni.

Certo, la grafica non sfrutta le console di nuova generazione e abbiamo trovato differenze minime tra la modalità che favorisce le prestazioni e quella dove si punta al colpo d'occhio. Segnaliamo inoltre, nell'esplorazione dei dungeon, una telecamera troppo vicina al personaggio e non sempre funzionale. Buono il sonoro con alcuni temi interessanti, con il doppiaggio in giapponese secondo noi superiore a quello inglese. Per la gioia del giocatore nostrano, tutti i testi sono stati tradotti in un buon italiano. Insomma, come avrete capito Soul Hackers 2 è fortemente consigliato per chi è alla ricerca di un combat system JRPG a turni soddisfacente e ben bilanciato, con tante variabili e fortissime inclinazioni strategiche, ma non dovete aspettarvi una esperienza narrativa altrettanto ottima, con il gioco che crea un contorno solo discreto alle fasi della battaglia. Se però quello che volete è un gameplay di spessore, Ringo e Figue sapranno accompagnarvi per tantissime ore.

8
Soul Hackers 2 è un buon JRPG di stampo classico, ma non può rivaleggiare con Persona 5. D'altro canto stiamo parlando di uno dei tantissimi spin off del mondo di Shin Megami Tensei (a dire il vero come la stessa saga Persona) che pescano a piene mani da un universo ricchissimo e danno voce a diversi team di sviluppo. Nel particolare, Soul hackers 2 offre un gameplay estremamente classico e con pochissimi spunti innovativi, ma proprio grazie all'esperienza di chi lo ha creato propone un combat system bilanciato come pochi, figlio di una concezione che ci regala una resa strategica estremamente godibile. Il resto però non è all'altezza e si perde un po' tra dungeon ripetitivi, trama discreta ma con poco mordente, attività secondarie poco stimolanti e una grafica buona solo con gli occhi della scorsa generazione (e con qualche problema di telecamera). Siamo comunque davanti a un titolo che offre tante (ma tante) ore di gioco, soprattutto se siete alla ricerca di un sistema di combattimento a turni misurato col bilancino da farmacista. Se invece speravate in un nuovo Persona, potreste avere qualche piccola delusione, ma Soul Hackers 2 rimane un titolo ampiamente positivo e pieno di stile.