Recensione senza spoiler per il ritorno di Cobra Kai!

di Fabio Fundoni

Dopo una estenuante attesa, eccoci finalmente a parlare della quarta stagione di Cobra Kai che abbiamo potuto vedere in anteprima, in attesa dell’uscita ufficiale il prossimo 31 Dicembre. Capodanno con Johnny Lawrence e Daniel LaRusso, mica male. Magari mettete in salvo le ceramiche più preziose e servite da bere in bicchieri di plastica, che non si sa mai cosa si potrebbe rompere in mezzo a una rissa a base di karate e calci volanti. La terza stagione ci ha lasciato con il fiato sospeso e con una situazione potenzialmente esplosiva: John Kreese ha ormai pieno controllo del Cobra Kai e punta a distruggere (letteralmente) la concorrenza sul tatami dell’imminente torneo di All Valley, mentre Danel LaRusso e Johnny Lawrence hanno capito che ormai l’unico modo per mettere al tappeto il sempre più violento Cobra Kai è unire le forze dei loro dojo, il Myagi-Do e il neonato Eagle Fang.

Intorno a questa improbabile coalizione si è mosso un tornado di eventi che ha rimescolato le carte e i roster dei Dojo. Falco e i suoi amici sono ormai membri stabili del Myagi-Do, l’Eagle Fang si lecca le ferite e ruota attorno al talento di Miguel, mentre il Cobra Kai ha raccolto tanti atleti promettenti e non certo amanti del rispetto delle regole, con Tory sempre intenta a scaricare la rabbia in palestra e Robby, il figlio di Johnny, sempre più distante dal padre e nel mirino di Kreese tanto per le sue abilità di combattente, quanto come elemento in grado di destabilizzare il sensei degli Eagle Fang. 

Tanta, ma davvero tantissima carne al fuoco anche perché gli accordi tra i dojo sono chiari: solo chi vincerà l’All Valley continuerà l’attività, mentre gli altri dovranno chiudere bottega. Che dire, poi, della scena a fine terza stagione dove Kreese riprende contatto con Terry Silver, ferocissimo sensei del Cobra kai in Karate Kid 3 e suo fidato sottoposto durante la guerra in Vietnam? Ricordiamo tutti Silver: fortissimo, sprezzante delle regole e pronto a tutto pur di raggiungere il proprio obiettivo, riuscendo in passato persino a traviare la mente di Daniel LaRusso sino a farlo diventare un suo allievo. Come promesso, nessuno spoiler in questa nostra recensione, quindi mettetevi comodi e leggete senza paura di rovinarvi la sorpresa.

Noi per primi avevamo il terrore di assistere a una stagione sottotono e “stiracchiata” unicamente per cavalcare il successo, ma è bastato davvero poco per rimanere ancora una volta stregati dalla formula della serie. Abbiamo fagocitato i dieci episodi della quarta stagione in due giorni, dovendoci costringere a staccare per andare a dormire, visto che avremmo volentieri continuato facendo il classico “after”, tanto era la curiosità di capire cosa sarebbe successo tra i protagonisti e come sarebbe finito il torneo. Non possiamo dirvi il vincitore, ma è la serie stessa a uscire con il trofeo del campione, in barba a qualsiasi dubbio potessimo avere.

Quando l’unico colpo basso è dover attendere sino alla prossima stagione

Sceneggiatura e regia hanno lavorato in modo impeccabile, riuscendo a mantenere intatta l’atmosfera che abbiamo imparato ad amare e inserendo tantissimi colpi di scena in mezzo ad alcune situazioni più prevedibili. I personaggi continuano la loro evoluzione e spesso assistiamo a comportamenti poco pronosticabili rispetto al canovaccio delle precedenti stagioni, ma non per questo meno credibili, anzi più umani sia nel bene che nel male. Sino alle ultime battute dell’episodio conclusivo sarà difficile indovinare quello che starà per accadere, ma tutto ha la giusta spiegazione e motivazione. Nessuno stravolgimento, ma tante soluzioni che vi lasceranno con la bocca aperta anche se, come già detto, altri risvolti rientrano alla perfezione nelle pieghe della narrazione vista nelle scorse stagioni. Insomma, un perfetto mix di sicurezze e sorprese.

Con Netflix che ha già confermato che la quinta stagione si farà, il finale ci ha lasciato ancora più desiderosi di continuare questa stupenda storia, con tantissime sotto trame che promettono di regalare nuove emozioni. Se tutto funziona alla perfezione è grazie a un mix di tanti elementi, tutti di qualità, a partire dalla colonna sonora che ancora una volta sembra uscita dalla playlist (ovviamente registrata su musicassetta) di un vero rockettaro anni 80, e se accogli il pubblico al primo episodio con You've Got Another Thing Comin' dei Judas Priest, già le cose iniziano bene. Provare per credere. 

Le scene di combattimento sono sempre di buon livello e alcune, grazie anche a una sapiente regia, vorrete vederle e rivederle più volte. Pregevole prova di recitazione per tutti gli attori, con gli “adulti” ancora più a proprio agio nei panni delle loro controparti e i giovani pronti a mostrare doti recitative sempre più convincenti. Ottimi i nuovi arrivi, con Silver caratterizzato in maniera magistrale. Rivedremo anche alcuni volti conosciuti che sembravano spariti dai radar. Senza alcun dubbio l’intero cast ha continuato ad allenarsi duramente in palestra, facendosi trovare in ottima forma a partire da Mary Mouser (Sam LaRusso), Payton List (Tory Nichols) e Tanner Buchanan (Robby Keene).

Un po’ più affaticato ci è sembrato Xolo Maridueña nei panni di Miguel Diaz, comunque sempre credibile nel proprio ruolo. Ingredienti di qualità gestiti con sapienza: la ricetta per creare un prodotto che senza dubbio raccoglierà consensi e farà la gioia dei fan. Se il concetto non fosse ben chiaro, non potete assolutamente perdervi questa quarta stagione e se per qualche arcano motivo non avete ancora visto Cobra Kai, non avete nessuna scusa: correte su Netflix! Ora però ci si pone davanti un enorme problema: come faremo a resistere sino alla quinta stagione? Non sappiamo se gli insegnamenti del maestro Myagi basteranno a sviluppare abbastanza pazienza!

5/5
Cobra Kai non si limita a offrirci la quarta stagione che tutti aspettavamo, ma si arricchisce di una sceneggiatura ancora più bella e entusiasmante del previsto, tra colpi di scena davvero inaspettati e risvolti che ci hanno tenuti incollati alla tv come raramente ci era successo. Avevamo il dubbio che la serie potesse prendere una pericolosa deriva votata unicamente ad allungare il brodo, ma arrivati alla decima puntata non abbiamo potuto fare altro che stringere i pugni e chiederci come faremo ad avere abbastanza pazienza per attendere il proseguimento delle avventure di Daniel, Johnny e di tutti gli altri protagonisti che abbiamo imparato ad amare. Colonna sonora da urlo, regia sempre puntuale e capace di alcuni colpi di genio, attori in continuo miglioramento e una cura estrema per i particolari: ecco la ricetta che permette a Cobra Kai di non adagiarsi sugli allori, ma di crescere e spazzare via ogni dubbio. Rimane qualche ingenuità figlia dell’essenza stessa del prodotto, ma nulla che possa dar fastidio ai fan. Eagle Fang, Myagi-Do o Cobra Kai: avete già deciso a quale dojo iscrivervi in vista del torneo dell’All Valley?