Recensione di G.I. Joe: Operation Blackout

Recensione di G.I. Joe: Operation Blackout
di Andrea Casetti

Dagli anni ‘60 il brand G.I. Joe ha accompagnato l’adolescenza di più generazioni di bambini, con i muscolosi soldatini capaci di alimentarne la fantasia a suon di scontri a fuoco e i sempreverdi corpo a corpo.

E come sempre più spesso succede, il parallelismo tra il mondo reale e quello dei videogiochi ha portato all’uscita di titoli caratterizzati da più o meno successo, l’ultimo dei quali era apparso nel lontano 2009, ma ovviamente non saremmo qua a parlarne se non fossimo in procinto di accogliere, ad undici anni di distanza, G.I. Joe: Operation Blackout, con la speranza di assaporare la nostalgia nei confronti dei famosi soldatini marchiati Hasbro. Vediamo se gli sviluppatori di Iguanabee saranno riusciti a cogliere nel segno.

Raffiche di nemici

Selezionando la Carriera, dopo avere selezionato il livello di difficoltà da affrontare, verrete proiettati a bordo della portaerei Flagg, sulla quale si stanno vivendo i classici cinque brutti minuti, in quanto sotto attacco dal solito gruppo di androidi sguinzagliati da Cobra.

Verrete immediatamente buttati nella mischia, non senza affrontare un utile tutorial introduttivo che vi spiegherà le meccaniche di base del gioco, affibbiandovi l’obiettivo di farvi strada tra i resti di aerei distrutti e lo scompiglio che è stato creato sulla nave. Dovrete approfittare di ogni riparo per esibirvi in scontri a fuoco con le classiche ondate di nemici che arriveranno a raffica, fino a sgomberare lo spazio che vi separa dal riparo successivo, non senza dimenticare tra l’altro di raccogliere le indispensabili munizioni per le due armi a disposizione, indispensabili per affrontare l’imminente arrivo del prossimo gruppo di nemici.

Di tanto in tanto il ritmo verrà interrotto dall’introduzione di obiettivi specifici che possono spaziare dal correre a riattivare delle torrette mitragliatrici entro un tempo limite, piuttosto che posizionarsi ai comandi di una torretta contraerea nel tentativo di abbattere gli aerei in arrivo, il tutto nel tentativo di donare un minimo di varietà a un gameplay altrimenti troppo uguale a se stesso.

Particolarità

Le particolarità del gioco risiedono nel sistema di ricarica: all’atto della pressione dell’apposito tasto comparirà una barra che, se centrata dal cursore mobile premendo nuovamente lo stesso tasto, vi consentirà di dimezzare i tempi di attesa.

Le varie missioni, 17 in tutto per una campagna di circa sei ore, vi vedranno accompagnati da un altro personaggio che potrà essere governato da un vostro amico in locale piuttosto che comandato dalla CPU. L’AI, tuttavia, non brilla particolarmente in quanto spesso e volentieri la sagoma del vostro compagno si rivela più un intralcio che d’aiuto, in quanto spesso e volentieri correrà in modo scoordinato posizionandosi tra voi e i nemici, senza peraltro brillare nel tentativo di abbatterli per conto suo.

Un’altra nota negativa risiede nel sistema di controllo, che difficilmente apprezzerete per precisione costringendovi a sprecare le munizioni che a lungo andare potranno rivelarsi anche scarse. Un’alternativa potrebbe essere attivare l’aiuto alla mira, ma è tale da rendere ulteriormente insapore il gioco.

Tecnicamente deludente

Tecnicamente il gioco sfoggia uno stile fumettoso, peraltro stereotipato, scimmiottando anche il tono delle voci associate ai vari personaggi a mezzo di un discreto doppiaggio in lingua inglese che amplifica non poco l’enfasi delle battute.

Il comparto grafico, coadiuvato dall’impiego dell’ormai onnipresente Unreal Engine, non riesce tuttavia nell’intento di convincere a causa di una altalena di risultati: mentre talune ambientazioni appaiono discrete, altri scenari si rivelano scarni di dettagli e piuttosto grossolani. Lo stesso discorso vale per i personaggi selezionabili, peraltro con l’aggravante di essere mossi da animazioni che appaiono essere rispolverate dalla scorsa generazione di console. Nemmeno gli effetti speciali riescono a convincere, stilizzati alla meno peggio.

Il multiplayer, come precedentemente accennato, vi consentirà di prender parte a sessioni cooperative piuttosto che alle classiche modalità cattura la bandiera, re della collina e schermaglia. Peccato solo che il tutto sia fruibile esclusivamente in locale, con nessuna opzione online.

Che si possa credere oppure no, il gioco è tutto qua, un’accozzaglia di livelli da affrontare attanagliati da una monotonia evidente. Se stavate cercando il modo per vivere un po’ di sana nostalgia della vostra infanzia, meglio guardare altrove.

5.5
G.I. Joe Operation Blackout riporta sulle console dopo 11 anni i mitici soldatini Hasbro con un titolo però incapace di convincere a causa di una serie di insormontabili difetti che attanagliano il comparto grafico, il gameplay e anche le opzioni multiplayer, esclusivamente in locale. Peccato