Recensione Yakuza: Like a Dragon

Recensione Yakuza: Like a Dragon
di Fabio Fundoni

Sweet home Kamurocho… o no?

La saga di Yakuza ha sempre (o quasi) saputo offrire prodotti di alta qualità, tanto da andare a crearsi una schiera di appassionati pronti ad alimentare il mito di Kazuma Kiryu, lo yakuza dal cuore d’oro e i muscoli d’acciaio. Dopo anni di onorata carriera, però, il buon Kazuma è arrivato alla fine della propria storia con Yakuza 6, un po’ per motivi di trama, un po’ per limiti d’età, visto che portare avanti le avventure di un eroe ormai sulla cinquantina, sarebbe potuto sembrare davvero troppo forzato. Con i fan rimasti “orfani” del loro mito, i ragazzi del Ryu Ga Gotoku Studio hanno subito cercato una nuova strada da seguire, prima con l’ottimo Judgment e ora con Yakuza: Like a Dragon. Se Judgment spostava l’obiettivo su un nuovo protagonista, lasciando tendenzialmente inalterate le meccaniche di gioco (nonostante l’inserimento dell’investigazione), Like a Dragon prende le distanze dal passato su diversi livelli, mostrando però una grande intelligenza nel mantenere viva l’atmosfera che ha fatto innamorare di Yakuza milioni di giocatori.  

Il nostro nuovo eroe si chiama Ichiban Kasuga e ad essere onesti, all’inizio dell’avventura, dell’eroe non ha poi molto, se non uno spiccato senso dell’onore e una passione sfrenata per la Dragon Quest, tanto da sognare di poter diventare come il protagonista del suo videogame preferito. Rimasto orfano e cresciuto in una soapland (tradizionale casa d’appuntamenti giapponese)  di Kamurocho, Ichiban diventa uno yakuza di basso livello della famiglia Arakawa, coltivando una vera e propria venerazione per il patriarca. Il gioco ci porta al capodanno del 2001, con il nostro protagonista che si dibatte tra il rispetto per Arakawa, la dura vita dello yakuza di strada e la sua personale visione delle cose. So bene che la rete è piena di spoiler riguardo ai primi capitoli della trama di Like a Dragon, ma se siete riusciti a scamparvi, vi invito a godervi il gioco senza ulteriori anticipazioni. Vi basti sapere che compiendo un gesto estremo per amore della propria organizzazione, Ichiban si ritroverà a scontare ben 18 anni di carcere. Terminata la pena e finalmente libero, sarà avvolto da un mondo quasi sconosciuto, dove nulla è più come ricordava. Kamurocho è cambiata e i suoi punti di riferimento sembrano essere spariti. La stessa famiglia Arakawa, per cui ha passato tutti quegli anni in prigione, non è più la stessa e il tanto amato patriarca appare irriconoscibile. Dopo un tentativo disperato di cercare di capire  cosa possa essere successo, Ichiban finirà per ritrovarsi in fin di vita nella lontana Yokohama, senza un soldo, in mezzo alla spazzatura ai margini di una comunità di senzatetto.  

Soccombere definitivamente e sprofondare o trovare uno slancio per risalire la corrente e far splendere il tatuaggio della carpa-drago che porta su tutta la schiena? Inutile dire che l’indomito Ichiban sceglierà di rimettersi in gioco seguendo i dettami del tanto amato Dragon Quest e giocando egli stesso con il parallelo tra la sua vita e i videogame. La vita non è forse un enorme gioco di ruolo? Il nostro protagonista, dopo aver toccato il fondo, può dunque ripartire dal basso e, superati i quarant’anni, mettersi a macinare punti esperienza per raggiungere il proprio scopo. Perché tutti questi riferimenti ai GDR? Perché i ragazzi del Ryu Ga Gotoku hanno deciso di virare su un gameplay (con occhio di riguardo per il combat system) in stile gioco di ruolo giapponese. Ichiban avrà dei compagni con cui formare un party di quattro personaggi e con questi potrà esplorare le strade di Yokohama esattamente come Kazuma faceva a Kamurocho, ma arrivato il momento di combattere, invece dello storico picchiaduro troveremo un vero e proprio JRPG a turni. Ebbene si, dite addio a calci, pugni e combo da eseguire con il giusto tempismo, per dare il benvenuto a un sistema estremamente più riflessivo e adatto agli amanti della tattica.  

Dalla azione al gioco di ruolo 

Ecco dunque la principale novità nel mondo di Yakuza. Il nostro compito sarà molto simile al passato, con missioni principali dedicate alla trama e alla storia di Ichiban e una marea di missioni secondarie e minigiochi da portare a vanti a nostro piacimento. Come abbiamo appena detto, tutto cambia riguardo ai combattimenti, dove ci dovremo preoccupare di fare le scelte migliori una volta arrivato il nostro momento con simpatiche battute dei protagonisti riguardo la fatto che nel turno avversario si rimane immobili a prendere mazzate nei denti). Attacchi, colpi speciali, oggetti da utilizzare, debolezze a varie tipologie di mosse e via dicendo. Siamo davvero davanti a un JRPG con tutti i crismi e non manca un sistema di crescita e un'interessante funzione di classi/lavori sbloccabili in base a scelte e avanzamento dei personaggi. Tolte alcune occasioni dove si nota una certa inesperienza degli sviluppatori riguardo al mondo dei giochi di ruolo giapponesi, tutto funziona per bene e ci si diverte non poco a seguire l’evoluzione di Ichiban e compagni (sebbene questi presenti in numero limitato). Volendo trovare il classico pelo nell’uovo va detto che il livello di difficoltà non è propriamente lineare e che in giro per Yokohama i nemici sono davvero tanti, sebbene sappiate che crescere di livello e non sottrarsi dalla lotta è particolarmente consigliato per non trovarsi in situazioni spiacevoli nei momenti cruciali. 

Come da tradizione della serie, le attività collaterali sono davvero tantissime e i minigame vi terranno impegnati per ore e ore. Si va dalle classiche sale gioco a nuove attività come riuscire a guardare vecchi film senza addormentarsi o fare gare su improbabili biciclette a rimorchio per raccogliere il maggior numero di lattine usate da rivendere. Ce n’è davvero per tutti i gusti e a farla da padrone sono due “macro-side quest”. Stiamo parlando delle missioni Eroe Part time, dove Ichiban potrà cercare di diventare il prode valoroso che ha sempre desiderato essere e la ricerca con classificazione annessa dei Sujimon. Quest’ultima è una vera e propria presa in giro dei Pokémon dove uno scienziato ci chiederà di sconfiggere i peggiori pervertiti della città per raccoglierne dati e completare quello che sarà, a tutti gli effetti, un Pokédex dedicato ai rifiuti umani di Yokohama. Insomma, ancora una volta gli sviluppatori hanno dato fondo alla loro fantasia per la gioia di noi appassionati. Va detto che rispetto al passato, i toni sono mediamente più scanzonati a partire dalla personalità del protagonista. Kazuma, tolte alcune occasioni secondarie legate principalmente ai minigame, era un uomo tutto d’un pezzo, mentre Ichiban ha una personalità meno seriosa (al punto di vivere i combattimenti immaginandoli in stile fantasy), nonostante dia una enorme importanza a senso di giustizia e onore. Per qualcuno questo potrebbe essere un difetto, ma sta di fatto che sebbene non raggiunga le vette di Kiryu, Ichiban sia riuscito a farsi volere bene, e anche i suoi compagni di party (senza farvi troppi spoiler) si sono mostrati ben caratterizzati.  

Tecnicamente parlando, gli sviluppatori hanno spremuto al massimo un motore grafico e fisico che, nonostante non sia mai stato al top delle prestazioni rispetto agli sviluppatori occidentali più blasonati, ci ha regalato diverse gioie, soprattutto nella rappresentazione degli elementi principali a partire dalle espressioni facciali dei protagonisti, mentre anche questa volta ha peccato nella realizzazione di quanto fa da sfondo. Ho notato anche qualche frame mancante, soprattutto nei primissimi capitoli dedicati a Kamurocho. Evidentemente questa volta si è lavorato di più sulla ottimizzazione di Yokohama. Da rivedere alcuni caricamenti, davvero troppo lunghi. Ottimo, come sempre, il sonoro, dove vi consigliamo a occhi chiusi di scegliere il doppiaggio giapponese. I sottotitoli in italiano rendono il titolo godibilissimo da qualsiasi utente nostrano , come con Judgment, con SEGA che ancora una volta tiene da conto il nostro mercato in fase di adattamento.

Potete quindi chiudere un occhio su alcuni piccoli difetti e imbarcarvi in questa nuova linea narrativa del mondo di Yakuza, con la certezza che i ragazzi del Ryu Ga Gotoku hanno dato il via a un percorso che potrà donarci tante soddisfazioni!

8.5
Mai sottovalutare un membro della Yakuza. Almeno quanto non si deve mai dare per esaurita la vena creativa del Ryu Ga Gotoku Studio. Yakuza: Like a Dragon ci porta a giocare nel mondo della malavita giapponese con un gameplay in bilico tra la tradizione e un nuovo combat system e nonostante qualche difetto tecnico, riesce ancora una volta a conquistarci e convincere. Trama di alto livello (forse con troppe concessioni al no-sense), ambientazioni curata e gameplay soddisfacente, dopo qualche oretta di “rodaggio”. Decine e decine di ore da passare insieme a Ichiban, un protagonista tanto distante dai canoni di Kazuma, quanto adatto per un nuovo inizio della saga. Qualche cosa da limare c’è, ma Yakuza: Like a Dragon trascina il giocatore in una epopea che trasuda epicità e Giappone in ogni suo elemento. Imperdibile per i fan della saga, un modo stupendo per avvicinarvisi per tutti gli altri. Si riparte da zero e ci sono i sottotitoli in italiano. Non avete più scuse!