Recensione Tribes of Midgard: insieme contro il Ragnarok

di Simone Rampazzi

Chi avrebbe mai detto che tutt’oggi, a distanza di parecchi anni dall’ultimo vichingo in vita, ci sarebbe stata data nuovamente la possibilità di combattere contro gli eventi avversi al fine di impedire l’arrivo del Ragnarök.

Ma che cos’è il Ragnarök? Niente, solo la fine del mondo. Una distruzione di così larga scala che decreterà la fine di ogni cosa solo per preparare un nuovo inizio. Sembra un processo estremamente semplice, e forse per i vichinghi di allora lo era senza dubbio, e lo stesso può dirsi per gli sviluppatori di Norsfell, poiché con il loro Tribes of Midgard cercano di riproporre il mito precedentemente narrato in chiave moderna, puntando su un gioco cooperativo action con interessanti elementi survival, gestionali e ruolistici.

Insomma, una vera e propria congiunzione di elementi diversi, pronti a rendere il titolo accattivante sotto moltissimi punti di vista.

IL CICLO DI DISTRUZIONE E RINASCITA

Incominciando una nuova avventura all’interno del gioco, ci viene da subito spiegato che il nostro alter ego altri non è che un “einherji”, una sorta di prescelto che è stato ridestato dal Valhalla per scendere a combattere su Midgard, così da sventare l’arrivo del Ragnarök.

La modalità Tutorial racconta, con qualche rapido espediente, ciò che avremo bisogno per farlo: tanta pazienza, che non guasta in titoli come questo, nell’esplorare il mondo alla ricerca di tante risorse utili a costruire, restaurare e fortificare il nostro villaggio contro l’arrivo delle forze oscure.

Che si tratti di elfi scuri, di giganti del ghiaccio o di ogni altra creatura pescata dall’immaginario della mitologia nordica ha poca importanza, tutto sta nel fare in modo che uno dei semi dell’albero di Yggdrasill possa continuare a fiorire senza essere distrutto. Con un po’ di organizzazione si riesce a fare tutto, basta soltanto avere chiaro cosa serve e soprattutto quando reperirlo senza lasciare il nostro villaggio alla mercè di qualche cattivone di turno.

Partendo nudi come mamma ci ha fatto andremo quindi in giro alla ricerca di materiali base, quelli che possono essere raccolti senza particolari strumenti, e via via inizieremo questo processo di grinding lineare e piuttosto divertente, costellato da combattimenti in cui ad avere la meglio sarà l’individuo più intelligente.

Diciamo questo perché più dio una volta ci siamo gettati nelle fauci del lupo senza una strategia, morendo anche piuttosto male (ma per fortuna si può recuperare il contenuto del proprio corpo entro qualche minuto), indi per cui il consiglio resta sempre quello di valutare con attenzione ogni richiesta ci venga fatta, sia che si tratti di una missione del villaggio o di una secondaria proposta dal mondo di gioco.

Per andare avanti sarà necessario raccogliere un giusto quantitativo di anime, una valuta ingame indispensabile per migliorare sia a livello di crafting, sia per ripristinare la linfa vitale del seme dell’albero di Yggdrasill. Ed è così che prende piede, oltre al grinding già citato, la parte survival e gestionale del gioco, in un equilibrio precario che metterà a dura prova noi giocatori nel cercare di esplorare il mondo di gioco con la giusta attenzione, sbloccando contemporaneamente dei portali necessari per tornare a casa in tempo per la notte.

Ricapitolando, il ciclo è essenzialmente questo: si esce dal villaggio alla ricerca di risorse, si esplora la mappa procedurale cercando di trovare al più presto dei portali per tornare al villaggio, si attende la notte per schierarci a difesa dell’albero. Il senso di progressione si avverte proprio con il passare dei giorni, elemento importante che segnerà il tempo che ci separerà dallo scopo principale di questa prima season, ovvero sconfiggere il temibile lupo gigante Fenrir.

Le due modalità di gioco sono infatti suddivise tra Saga e Sopravvivenza, elemento che cerca di accontentare non solo l’utenza di passaggio, ma anche quella più hardcore che è alla ricerca di un’avventura sfidante in cui mettersi totalmente alla prova. Passare infatti diverse ore in compagnia di Tribes of Midgard si traduce in vero e proprio impegno, una condizione che potrà risultare oltremodo divertente grazie alla modalità cooperativa, che garantisce il supporto fino a dieci giocatori pronti a condividere le sorti del mondo in un unico scenario condiviso.

Gli sviluppatori hanno pensato bene di rendere tutto condiviso, dal deposito al villaggio alla costruzione degli edifici, elemento che garantisce pertanto un’esperienza scevra da litigi o situazioni particolari. Tra l’altro in cooperativa si deve temere meno la morte, poiché possiamo venir resuscitati nel luogo della morte senza tornare necessariamente al villaggio, e bisogna ammettere che affrontare i giganti risulta un pelino meno spaventoso di quello che sembra.

C’E’ ANCHE DEL SANO GIOCO DI RUOLO

Abbiamo parlato di un’anima ruolistica per Tribes of Midgard, anima che trapela durante la suddivisione dei punti guadagnati dopo ogni level up, che potranno essere distribuiti all’interno di diversi skill-tree (uno per ogni classe) sbloccabili dopo alcuni achievement ottenuti in gioco. Le prime due classi base servono quindi solo da antipasto, pensate se non altro per enfatizzare il gioco corpo a corpo piuttosto che quello a distanza, con tutta una serie di parametri che equilibreranno la vostra esperienza dall’inizio alla fine della vostra partita.

La parte ruolistica emerge inoltre durante la costruzione degli oggetti, o finanche l’esplorazione di Midgard, poiché i sei biomi distinti dell’ambientazione porteranno con loro anche delle caratteristiche climatiche precise, elementi che interferiranno con il nostro viaggio dandoci non poco filo da torcere. Ecco perché esplorare i perenni ghiacci o i deserti fiammeggianti richiederà particolari armature con resistenze apposite, ghiaccio o fuoco, ed ecco perché questi stessi parametri dovranno essere presi in considerazione anche per distruggere la fauna locale dei luoghi.

Lo stesso vale per gli elisir, ennesimo fattore che equilibrerà le forze in gioco solo nel momento in cui il giocatore ne terrà conto attivamente, intuendo insomma il momento giusto di equipaggiarli, visto lo spazio estremamente risicato della nostra borsa.

Fin qui sembra tutto esageratamente positivo, peccato però che nella formula si riveli a lungo andare tutto un po’ ripetitivo, sia per quanto riguarda i nemici, ispirati ma simili tra loro anche nei diversi biomi, sia per quanto concerne gli scenari, che diventano essenzialmente tutti uguali tranne un semplice cambio di palettatura di colori.

Non è necessariamente un male, poiché esteticamente ci troviamo davanti a un difetto che è anche un punto di forza, ma siamo abbastanza certi che se supportato adeguatamente a livello contenutistico Tribes of Midgard potrebbe diventare un interessante titolo da tenere d’occhio, vista anche la piacevole ispirazione tratta dalla mitologia nordica.

 

7,5
Tribes of Midgard è quindi un prodotto che sa vivere in un piacevole equilibrio tra bene e male, un equilibrio che speriamo possa rinnovarsi proprio come la stessa ricerca e resistenza al terribile Ragnarök che incombe su di noi. Norsfell ha dato gran prova delle sue capacità, ma solo il tempo saprà darci ragione in merito a quanto durerà il titolo in merito ai contenuti.