Recensione This is The President: da grandi poteri derivano grandi perversioni

Recensione This is The President: da grandi poteri derivano grandi perversioni
di Davide Tognon

Fra russi e americani, si sa, non corre certo buon sangue. Non deve quindi sorprendere se da una parte l'informazione americana indulga volentieri nel dipingere il sistema di governo di Mosca come una dittatura liberticida, mentre dall'altra parte la discussione assuma toni altrettanto accesi, per condannare le perversioni in cui è sfociato il capitalismo made in USA. Uno sviluppo ancora relativamente recente, l'ascesa alla Casa Bianca di una figura controversa come quella di Donald Trump, non ha fatto che fornire ulteriore terreno fertile al seme del bubbio, facendo infuriare il dibattito sulla figura dell'uomo più importante d'America. Se collochiamo questo scenario sullo sfondo del nuovo videogame di una software house che ha sede a Minsk, il cui titolo precedente ha per oggetto la parabola di un capo di polizia corrotto, cosa mai potrà venirne fuori? La software house in questione risponde al nome di SuperPAC, mentre il titolo precedente è This is the Police. Il risultato a cui giungono queste premesse si chiama ovviamente This is the President.

This is the President viene descritto dai suoi autori come un thriller politico. Il protagonista è il neo presidente degli Stati Uniti d'America, un losco intrallazzone che ha accettato questa enorme responsabilità solo e soltanto per un motivo: assicurarsi l'impunità per tutte le innumerevoli malefatte compiute in passato. A tal fine, sarà necessario far approvare il 28° emendamento alla Costituzione, che sancisce l'immunità assoluta del capo dello stato. Tuttavia, questo obiettivo potrà venire conseguito solo dopo un procedimento lungo e tortuoso, perché i padri costituenti hanno stabilito una lunga serie di garanzie a salvaguardia della separazione dei poteri: l'iniziativa raggiungerà il successo solo dopo aver incontrato il favore di una larga maggioranza nel parlamento americano, aver passato il vaglio della Corte Suprema, nonché la ratifica di almeno 38 stati su 50 (quindi l'esame dell'opinione pubblica). Questi ostacoli scandiranno i quattro anni di durata del mandato e dovranno venire superati entro determinate date, altrimenti per il presidente si spalancheranno le porte del carcere. Proprio in un istituto penitenziario è rinchiuso il nostro principale nemico, Archie Wister, un ex scagnozzo finito male ma decisissimo a muovere la sua vendetta.

In This is the President, il popolare detto "il fine giustifica i mezzi" trova pressoché totale compimento. Laddove non arriva il carisma del primo cittadino americano, ci penseranno la manipolazione degli organi di informazione, la corruzione, il ricatto, la coercizione fisica e qualsiasi altro subdolo espediente vi possa venire in mente. Come si è già detto, quella del presidente è una figura deprecabile, che non si fa scrupoli a comandare alla maniera di un boss della malavita. L'unica cosa che conta è salvare se stessi, pazienza se ciò comporterà il sacrificio degli States, se non del mondo intero. Tutte le decisioni vanno assunte in quest'ottica, piuttosto che pensare al bene dell'elettorato. Questi risvolti machiavellici denotano una carica satirica straripante, talmente accentuata da risultare a tratti eccessiva.

Dal punto di vista del gameplay, This is the President è un videogame manageriale guidato dalla storia. Esso si svolge durante il quadriennio del mandato 2020-2024, suddiviso in turni di un mese. Ad ogni turno vengono sottoposte al presidente questioni riguardanti gli argomenti politici più disparati: dall'immigrazione dalla frontiera messicana alle app per smartphone, dalle crisi negli stati stranieri all'arredamento della Casa Bianca, dai disordini nelle grandi metropoli alle canzoni dei rapper... I temi toccati si espandono in tutte le direzioni, con una continua alternanza di serio e faceto. A tali domande di solito bisogna dare risposta secca, sì o no, e se azzeccheremo quella giusta verremo premiati con un aumento del consenso, un parametro fondamentale di cui parleremo più avanti.

Accanto alle questioni troviamo gli eventi, che si possono riferire ai passaggi fondamentali verso l'approvazione del 28° emendamento, agli avvenimenti più importanti di politica interna o estera, o a "contrattempi" come gli innumerevoli scheletri che riemergono dall'armadio del presidente, frammenti di un puzzle che si compone progressivamente a formare l'immagine di un passato a dir poco grottesco. Gli eventi relativi alla quest principale vanno necessariamente completati con successo entro un tempo limite, mentre tutti gli altri si possono tralasciare, ma ciò comporterà dei malus. Per affrontare la maggior parte degli eventi occorre impiegare membri del proprio staff: il presidente ovviamente non agisce da solo, ma si circonda di figure fidate, come avvocati, diplomatici e addetti stampa; all'ombra di questi si collocano soggetti poco raccomandabili quali hacker, lobbisti, picchiatori ecc... Per ogni evento, il gioco suggerisce quali siano le caratteristiche ideali che deve possedere il suo esecutore; naturalmente, più nutrito sarà il proprio seguito, più semplice sarà abbinare all'evento giusto l'uomo giusto, nonché occuparsi di più eventi nel medesimo turno.

Gli elementi dello staff vanno gestiti attentamente. Lungi dal comportarsi come professionisti, essi combinano casini, avanzano pretese assurde, si rifiutano di lavorare adducendo i pretesti più demenziali, litigano fra loro, si stancano e chiedono aumenti di stipendio iperbolici (e questi "stipendi" non sono certo i loro compensi ufficiali). Se non li si accontenta, dopo un po' abbandonano il loro posto. Si ha l'impressione di avere a che fare con un gruppo di bambinoni, in ossequio alla rappresentazione parodistica che This is the President vuol dare dell'establishment americano. Il vicepresidente, Antonio Estaba, è perfino peggio, incapace di restare cinque minuti senza farci precipitare in uno dei suoi disastri. Questo ritratto dell'uomo politico come un inetto, vizioso e capriccioso si addice molto al videogame, ma è controproducente in termini di gameplay. Perché i membri dello staff sono preziosi, imprescindibili per realizzare il proprio piano, ma perdendone uno dietro l'altro per delle sciocchezze si pregiudicano irremediabilmente le chance di successo. Il vero problema è che i membri sono troppo complicati da sostituire: il gioco offre un numero limitato di ricambi ed è molto probabile che venga a mancare una specifica figura professionale che invece serve. Ad esempio, nelle mie run ho accusato una preoccupante latitanza di legali, come se fosse difficile trovare un avvocato disposto a mettersi al servizio del presidente degli Stati Uniti...

Oltre allo staff, bisogna gestire le proprie finanze con oculatezza. Le entrate sono fornite principalmente da finanziamenti sottobanco, che bisognerà avere cura di procacciarsi con gli opportuni eventi. Fonti alternative di reddito sono costituite dagli asset di cui il presidente disponeva prima dell'elezione, nonché da materiale compromettente come rapporti segreti e registrazioni di conversazioni riservate, che si può decidere se vendere oppure conservare per poi ricattare i diretti interessati. Il denaro è essenziale per pagare i collaboratori, nonché per dispensare mazzette ed investire in progetti di dubbia legalità: restare senza soldi equivale a restare senza potere.

Ma la pecunia non è l'unica voce fondamentale di cui tenere conto: si è accennato prima al consenso. Ogni decisione del presidente andrà ad incidere sull'approvazione del pubblico americano, espressa in un termini percentuali. Al fine di incrementare questo parametro, occorrerà prendere le decisioni giuste. Viceversa, scelte impopolari ed eventi trascurati (o completati male), lo faranno calare. Si può dare una spintarella al consenso con atti ad hoc, come firmare una legge che raccolga il favore delle masse. Queste leggi possono anche attraversare un processo di "lobbyzzazione", ossia si può pagare una somma di denaro alle lobby affinché esse le rendano più gradevoli all'occhio dell'opinione pubblica, così che il boost al consenso sia maggiore. Comunque sia, bisogna sempre ricordarsi che un presidente amato è un presidente vincente.

Due ulteriori attività, di importanza marginale nell'economia di This is the President ma piuttosto interessanti, sono i discorsi e i tweet. Si possono tenere discorsi scegliendo via via ogni frase da pronunciare fra un novero di 2-3 alternative. Qui non conta tanto ciò che si dice, quanto le promesse alla nazione, che sarà meglio mantenere per non accusare una grossa diminuzione del consenso. I tweet funzionano in maniera analoga: ogni cinguettio si compone mettendo in fila 4-5 brevi pensieri. Il risultato finale è spesso senza alcun senso, un pastrocchio di frasi fatte ad effetto sconnesse fra loro, che va bene solo per suscitare un po' di ilarità.

Il gameplay fin qui esaminato si potrebbe riassumere in estrema sintesi con le due azioni che concretamente spettano al giocatore: leggere il testo e scegliere fra le alternative messe a disposizione. Il testo è in inglese (o russo, se preferite) ed è bene seguirlo con una certa attenzione o si rischia di perdere alcuni passaggi della storia, il che sarebbe un peccato dal momento che la trama rappresenta l'attrattiva principale di This is the President. Sembra scontato aggiungere che senza una buona comprensione della lingua non avrebbe senso nemmeno iniziare questo videogame, ma lo segnaliamo lo stesso per scrupolo. La velocità di lettura fa altresì da elemento che determina la durata dell'esperienza: This is the President può venire completato in una dozzina d'ore ma la sua longevità è decisamente variabile, a seconda di quanto tempo vi occorrerà per leggere. Essendo storia ed avvenimenti sempre uguali ad ogni run, la rigiocabilità risulta piuttosto bassa; tuttavia, non bisogna sottovalutare il rischio di venire costretti a ricominciare da capo per colpa di un game over. Il selettore di difficoltà è presente, ma già a "normal" la sfida si fa decisa.

Dal punto di vista grafico, lo spettacolo offerto è ben poco impressionante. Le animazioni sono inesistenti, l'attrattiva è incentrata quasi unicamente sulla pletora di artwork che vivacizzano le schermate, dallo stile gradevole ma tutt'altro che indimenticabile. L'interfaccia visualizza una pletora di informazioni in maniera abbastanza razionale, ma anche qui non si assiste ad alcunché di particolarmente ricercato. Di ben altro tenore il sonoro, forse la nota più lieta di tutto il gioco: melodie che scimmiottano i capisaldi della musica americana come lo swing, il jazz, il country, perfino il gospel, che vanno a creare un sottofondo capace di ammantare le vicende narrate con un'atmosfera farsesca, la quale calza alla perfezione.

La forza di This is the President risiede nel modo in cui costruisce lo scenario e vi muove i suoi personaggi: ci fa percepire tutto il torbido del presidente, la sua mentalità corrotta condivisa dai suoi collaboratori più intimi, ma anche la grande pluralità di situazioni che avviene all'esterno, il mondo che dobbiamo manipolare per il nostro tornaconto, l'opinione pubblica aizzata dalla stampa incalzante, il nemico che trama nell'ombra per colpirci. La storia si evolve accentuando i toni parodistici, arrivando però ad esagerare troppo nel finale. This is the president, ormai lo avrete capito, non vuole essere politicamente corretto: non offre alternative morali, piuttosto si può scegliere quanto essere cattivi e non esita a premiare il coraggio di prendere decisioni estreme, a patto però che si riesca a farle passare per positive agli occhi del volgo (o a nasconderle). Questa audace struttura non è però supportata adeguatamente dal gameplay: il lato gestionale palesa evidenti limiti, mentre ci si pone di fronte agli eventi tramite scelte multiple scialbe e passive, che a lungo andare trasmettono un amaro senso di ripetitività.

6,5
La provocazione di un presidente marcio fino al midollo, di una politica completamente asservita al proprio tornaconto personale, viene inscenata da SuperPAC in maniera convincente. Venire costretto ad interpretare un ruolo tanto negativo è senz'altro un sistema efficace per indurre il giocatore a riflettere sul potere e i sui limiti che dovrebbero tenerlo a freno. Lo scopo dichiarato di This is the President è quello di intrattenere con la sua storia, con le vicende che conducono il primo cittadino americano verso la sua disdicevole immunità. Tuttavia non si può prescindere dal gameplay e quello di This is the President fa il compitino: un apparato gestionale anonimo e tutta una serie di eventi che, sebbene denotino una buona inventiva da parte degli autori, vengono affrontati in maniera piuttosto limitata e ripetitiva. Se solo i SuperPAC avessero osato nella giocabilità tanto quanto hanno fatto nella caratterizzazione, adesso staremmo parlando di ben altra es This is the President inscena uno spettacolo provocatorio ad effetto, ma con evidente penuria di mezzi e interattività limitata. Lo scopo è dichiaratamente quello di seguire la storia, d'accordo, ma non dimentichiamo che stiamo pur sempre parlando di un videogioco, quindi anche il gameplay vuole la sua parte. L'impressione è che SuperPAC, pur partendo da una premessa intrigante, sia partita per questo viaggio con il freno a mano tirato. perienza ludica, peccato.